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Mostre: 'Dopo il diluvio' il mondo surrealistico di LaChapelle

29 aprile 2015 | 19.05
LETTURA: 6 minuti

Il visionario fotografo americano torna al Palazzo delle Esposizioni dopo quindici anni con una delle più importanti retrospettive a lui dedicate. Da domani al 13 settembre saranno esposte oltre 150 opere, scene con tocchi surrealisti, kitsch e trascendentali come l'emblematica 'Pieta with Courtney Love', tra le più note del suo repertorio, che ritrae la cantante delle Holes nelle vesti della Madonna in una michelangiolesca reinterpretazione della morte di Kurt Cobain

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David La Chapelle

Dopo il diluvio, David LaChapelle, o almeno le sue opere. Il visionario fotografo americano torna a Roma dopo quindici anni con una delle più importanti retrospettive a lui dedicate. 'David LaChapelle, After The Deluge', così il titolo della mostra, apre domani al pubblico al Palazzo delle Esposizioni di Roma.

Saranno più di 150 le opere esposte fino al 13 settembre, alcune totalmente inedite, altre presentate invece per la prima volta in un museo e molte in grande formato e concentrate soprattutto sui lavori realizzati dopo il 2006, anno di produzione della monumentale serie 'The Deluge'. Ispirata al grande affresco di Michelangelo della Cappella Sistina, l'opera ha segnato un punto di svolta nel lavoro dell'artista.(Guarda le foto)

Oltre alle opere inedite, il pubblico potrà ammirare anche filmati di backstage e un corpus di fotografie realizzate tra il 1995 e il 2005 che comprende ritratti di celebrità del mondo della moda, della musica e del cinema, scene con tocchi surrealisti, kitsch e trascendentali, basati su citazioni di grande opere della storia dell'arte e del cinema e temi religiosi, cifre stilistiche dell'arte pop-barocca dell'artista.

Folgorato da una visita alla cappella Sistina

"Le fotografie parlano per me - ha detto LaChapelle in conferenza stampa - C'è un potere forte nella fotografia, le immagini sono più indelebili delle parole, hanno la capacità di rallentare il tempo. Con le mie opere voglio ritrarre la bellezza; ognuno ha una voce dentro di sé e nel rumore della vita la mia voce mi riconcilia con il mondo, è dentro di me che trovo ispirazione per le mie fotografie".

Tra i più famosi fotografi internazionali, LaChapelle ha un talento eccezionale nel combinare una originale estetica iperrealistica con profondi messaggi sociali. Nato nel Connecticut nel 1963, sposa presto uno stile post-pop e surrealista che fa dei suoi scatti delle opere uniche al mondo. E' negli anni '80 che la sua carriera decolla quando inizia a esporre le sue fotografie nelle gallerie di New York, dove attira l'attenzione di Andy Warhol, che gli offre il primo incarico fotografico per la celebre rivista di moda 'Interview'.

LaChapelle si ritrova presto a scattare per alcune delle più importanti testate fino ad ampliare il suo lavoro alla regia di eventi teatrali, documentari e video musicali, come quelli di Christina Aguilera, Moby, No Doubt, Jennifer Lopez e Amy Winehouse. Ma è il 2006 l'anno di svolta della sua carriera professionale, quando dopo una visita privata alla Cappella Sistina la sua sensibilità artistica rimase talmente scossa dalla bellezza e dalla potenza dell'arte rinascimentale da voler concepire 'The Deluge', un lavoro che avesse come unico scopo l'esposizione in una galleria d'arte o in un museo.

Il curatore Gianni Mercurio, traspone il sublime nella dimensione materiale

"La visita alla Cappella Sistina è stata un'esperienza straordinaria perché mi sono reso conto che avevo bisogno di ritornare alle origini - afferma il fotografo - Michelangelo ha qualcosa di speciale, io ho sempre cercato di raggiungere la sua grandezza e credo che puntando in alto si riesce, se non a raggiungerle, almeno ad avvicinarsi alle stelle. Spero che attraverso le mie immagini sia riuscito a comunicare questa bellezza al pubblico. Realizzare la serie 'The Deluge' è stato un po' come impersonare il genio di Michelangelo".

"Questa è una mostra antologica, molto diversa da quella del 1999 - afferma Gianni Mercurio, curatore della retrospettiva - Ricordo che dopo la visita alla Cappella Sistina, David era molto sconvolto e mi disse 'I have to change my life', doveva cambiare vita. Attraversava un periodo di disagio e il primo rifugio che trovò al tempo fu l'arte classica".

"Nel monumentale 'The Deluge' LaChapelle - sottolinea il curatore - mixa la tecnica dell'affresco a quella cinematografica, una delle sue cifre estetiche; in questa serie di fotografie aspira a mettere in scena il sublime, e lo fa trasponendolo nella dimensione materiale, nella concretezza della carne".

Tra le opere esposte anche i macabri ritratti di 'Still Life'

Oltre all'imponente serie 'The Deluge', la mostra al Palazzo delle Esposizioni ospita diverse sezioni nelle quali scompare la presenza umana, fino ad allora centrale nei lavori del fotografo, come nelle serie 'Land Scape', dove le metropoli diventano isole nel deserto trasformate in complessi industriali incessantemente attivi o ancora 'Car crash' e 'Negative Currencies', due serie complementari realizzate da La Chapelle nel 2008, che richiamano l'attenzione sugli effetti devastanti del denaro.

'Heart Laughs in Flowers' celebra invece il tema della vanitas, attraverso la rappresentazione di fiori recisi, simbolo della condizione effimera dell'esistenza. Dalla plastica 'Gas Stations', serie dedicata alle stazioni di rifornimento, fino alla più recente 'Aristocracy', che rappresenta un richiamo alla aeropittura di traduzione futurista, queste sezioni seguono tutte la nuova scelta formale del fotografo di cancellare clamorosamente la carne.

Inquietante la galleria di ritratti 'Still life', un'insolita serie fotografica attraverso la quale LaChapelle offre al pubblico una bizzarra galleria di 'ritratti' di personaggi famosi. Si tratta di effigi inanimate di personaggi noti, smembrati e orribilmente ricomposti che il fotografo ha ritratto dopo aver appreso che il Museo Nazionale delle Cere di Dublino era stato teatro di un violento atto di vandalismo che aveva causato danni all'intera collezione di statue.

L'emblematica 'Pieta with Courtney Love'

In 'Still life', le facce e i corpi di cera di Cameron Diaz, Leonardo Di Caprio, Bono Vox, Micheal Jackson e Orlando Bloom appaiono lacerati e ricomposti in un'emblematica 'natura morta' dove anche Ronald Reagan, George Bush e Khomeini sono ritratti in modo iperreale e macabro.

L'inclinazione trascendentale di LaChapelle trova la sua massima espressione nel ciclo fotografico 'Jesus is my Homeboy' e in opere come 'Pieta with Courtney Love', fotografia emblematica, tra le più note del repertorio del fotografo, che ritrae la cantante delle Holes nelle vesti della Madonna in una michelangiolesca reinterpretazione della morte di Kurt Cobain.

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