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Attacco kamikaze a Beirut, Croce Rossa: "37 morti e 181 feriti"

12 novembre 2015 | 17.57
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Foto di repertorio (Xinhua)

Continua a salire il bilancio delle vittime delle due esplosioni nel quartiere di Burj al-Barajneh, nella zona sud di Beirut, roccaforte del movimento sciita Hezbollah. Secondo l'ultimo bilancio della Croce Rossa libanese, come riferisce la tv al-Mayadeen vicina a Hezbollah, i morti sono almeno 37 e i feriti 181. Il premier libanese Tammam Salam ha deciso per venerdì una giornata di lutto nazionale. Il premier, riferiscono i media locali, ha deciso la chiusura degli uffici pubblici e di tutte le scuole del Paese dei Cedri.

L'ex premier libanese Saad Hariri ha condannato "l'attacco terroristico" che ha insanguinato Beirut, denunciando come "colpire i civili sia vile e non abbia giustificazioni".

Indiscrezioni non confermate che circolano sui media libanesi dopo l'attacco di Beirut parlano di un aspirante attentatore suicida in fuga. Secondo le ultime notizie, non sarebbero due gli attentatori suicidi di Beirut, ma quattro. Due sono entrati in azione, uno sarebbe stato ucciso e un altro sarebbe in fuga. La circostanza non è confermata, ma secondo le indiscrezioni il piano dei quattro era di farsi esplodere insieme. Le Forze di sicurezza interna, la polizia, hanno riferito di due uomini - arrivati a piedi nel punto dell'attacco - che indossavano giubbotti esplosivi e che sono entrati in azione davanti a una zona commerciale.

Saad Hariri, sunnita, figlio ed erede politico di Rafiq Hariri, ucciso in un attentato a Beirut nel 2005, vive da tempo lontano dal Libano per motivi di sicurezza. Nei giorni scorsi i media libanesi parlavano di un suo possibile rientro in patria nelle prossime settimane.

Secondo Future Tv, che fa capo alla famiglia Hariri, le due esplosioni sarebbero state provocate da due kamikaze, entrati in azione vicino a una moschea sciita.

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