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Draghi, il tavolo di Conte e il centrodestra diviso: il punto

05 febbraio 2021 | 08.30
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Il riassunto della giornata di ieri: l'effetto Draghi sulle forze politiche

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Fotogramma /Ipa

Effetto Mario Draghi? Non solo su borse e spread. L'intensa giornata appena trascorsa ha segnato infatti decisive svolte anche negli equilibri politici del Paese. Il premier incaricato, dopo il mandato conferito da Mattarella per la formazione di un nuovo governo, ha iniziato ieri il giro di consultazioni con le forze di maggioranza e opposizione per sondare il terreno e capire il margine entro il quale il nuovo esecutivo, dovesse partire, potrà muoversi. Se finora sono state ascoltate le forze minori - tutte schierate con l'ex presidente Bce -, oggi si entra nel vivo con gli incontri con i 'big': in calendario, fra gli altri, Italia Viva di Matteo Renzi, Pd, Fratelli d'Italia e Forza Italia. Ma è fuori dalla Camera dove si tengono i colloqui che qualcosa si è mosso in direzione inaspettata.

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Dopo il secco 'no' del reggente Vito Crimi, quello del padre nobile Beppe Grillo e più di qualche malumore nel Movimento, è stato Luigi Di Maio nella mattinata di ieri a lanciare l'appello verso l'apertura. "Abbiamo il dovere di ascoltare Draghi", ha spiegato rivolgendosi al M5S, perché "è proprio in queste precise circostanze che una forza politica si mostra matura agli occhi del Paese". E sei i 'big' del partito come Taverna e Di Battista avevano ribadito l'assoluta distanza da Draghi, ecco però spuntare nel corso della giornata le parole di apertura di altrettanti pezzi grossi 5S, come Raggi.

Parole, sembrerebbe, frutto del cambio di strategia repentino di Grillo: dopo aver detto martedì scorso agli ormai ex ministri che lo avevano sentito, 'mai con Draghi, avanti con Conte', ieri il fondatore ha capito che il Movimento era in un vicolo cieco, assistendo, da lontano, a un'assemblea congiunta trasformata in uno sfogatoio. E così il garante ha deciso di cambiare gioco anche per "rispetto del Colle". Ha chiamato tutti - da Raggi ad Appendino ai volti storici del Movimento -, definendo "una grande opportunità" - riportano diverse voci - quella di tornare al governo, anche se a guidarlo non ci sarà più Giuseppe Conte ma l'ex numero uno della Bce. Ma la condizione sine qua non è che quello di Draghi sia un esecutivo politico, con il M5S che ne indossa qualche maglia. Da qui le chiamate a Giuseppe Conte, ragionando con lui su quel ruolo di 'federatore' della coalizione che dovrà guidare la sfida al centrodestra alla prossima tornata elettorale. Da qui, il 'predellino' del premier uscente, con tanto di tavolino di cristallo in piazza Colonna.

E' proprio davanti al tavolino carico di microfoni sistemato di fronte a Palazzo Chigi - ma senza che il palazzo venisse inquadrato -, che Conte ha di fatto aperto al nuovo esecutivo auspicando "un governo politico". "I sabotatori vanno cercati altrove", ha sottolineato, spiegando come "ho sempre lavorato perché si possa formare un nuovo governo per il bene del Paese", quindi "auspico un governo politico" perché "le urgenze richiedono scelte politiche e non tecniche".

In serata, ecco quindi arrivare il post del capo politico Crimi: "Sabato prossimo andremo alle consultazioni con il presidente incaricato. Ascolteremo attentamente quanto avrà da dirci e porteremo al tavolo il MoVimento 5 Stelle con la sua storia, le sue battaglie e le sue visioni". Crimi difende in primis il reddito di cittadinanza definito "uno dei punti fermi. Perché, oggi più di ieri, nessuno deve rimanere indietro". "Sento già qualcuno - ha sottolineato Crimi - appellarsi al presidente incaricato affinché tolga il reddito di cittadinanza, una misura che in questi mesi ha anche fatto da scudo al rischio di tensioni sociali e che ha aiutato quasi 3 milioni di italiani, inclusi minori e disabili. Abbiamo lottato con tutte le nostre forze per realizzarlo e, invece che affossarlo, dobbiamo portarlo definitivamente a termine completando il versante delle politiche attive del lavoro", le parole del reggente.

Centrodestra spaccato, delegazioni divise

Se l'appoggio di Italia Viva e Pd è scontato e il M5S sembra indirizzarsi quindi sulla linea del dialogo, l'effetto Draghi si abbatte però sul centrodestra, che non riesce a trovare quadra e linea comune spaccandosi sul da farsi. In mattina la detonazione arriva con l'endorsement di Silvio Berlusconi: "La scelta del Presidente della Repubblica di conferire a Mario Draghi l’incarico di formare il nuovo governo va nella direzione che abbiamo indicato da settimane: quella di una personalità di alto profilo istituzionale attorno alla quale si possa tentare di realizzare l’unità sostanziale delle migliori energie del Paese. Un’antica stima mi lega a Mario Draghi, che fu il nostro governo a nominare Governatore della Banca d’Italia e ad indicare, superando le resistenze di alcuni partner europei, alla guida della BCE", la nota del presidente di Forza Italia.

E dopo il vertice dei leader tenuto nella tarda mattinata, ecco il segno tangibile di posizioni molto distanti sull'appoggio a Draghi: le delegazioni dei partiti si presenteranno dal premier incaricato in ordine sparso e per conto proprio, non in forma unitaria come era stato per Mattarella.

"Ho sempre detto che non avrei votato un governo tecnico e che non sarei mai andata al governo col Pd, perché oggi di questo stiamo parlando". Così Giorgia Meloni, leader di Fdi, ospite su Rai Uno di 'Porta a Porta' ha poi ribadito la posizione: "Non so quale sia il programma di Draghi" ma "io sicuramente la fiducia non la voto". "Al netto del voto di fiducia che io non darò, se portasse provvedimenti che io condivido per il bene dell'Italia, li voto". "Non metto in discussione la serietà di Draghi, ma la serietà di quelli che stanno andando con lui al governo". "Sono così responsabile che riesco a dare una mano - se qualcuno la vuole - all'Italia, anche stando all'opposizione".

E la Lega? Resta nel mezzo con Matteo Salvini, che pare puntare il dito contro gli alleati che non sono riusciti ad aspettare il confronto sui temi. Da una parte Meloni, attratta dal voto, come ripete da mesi e Forza Italia, che di Draghi ha già fatto (quasi) una bandiera. "Noi a differenza di altri, siamo liberi, non abbiamo a differenza degli altri già scelto il sì o il no, prima di andare a parlare con Draghi", aggiunge Salvini, aprendo il capitolo "sulle differenti sensibilità" in questo momento tra alleati. Non risparmia una stoccata in particolare a Forza Italia. "A differenza di altri, dove ci sono correnti, correntine, fuoriusciti e ripensanti, noi ci confrontiamo sulle idee, poi quando si sceglie, la Lega si muove come un sol uomo". E a chi gli chiede se è a rischio l'unità del centrodestra replica così: "Per noi vengono prima gli interessi degli italiani, prima di quelli del partito".

Certo è, ha spiegato Salvini, che "abbiamo un'idea di Italia che è diversa da quella di Grillo. Dovrà essere Draghi a scegliere i suoi progetti. Noi siamo a disposizione, non diciamo né sì né no a priori". E in serata la precisazione dagli studi di Dritto e Rovescio: "La via maestra sono sempre e comunque le elezioni. In democrazia le elezioni metterebbero il Paese in tranquillità per 5 anni, quindi è chiaro che altre alternative non ne vediamo". Sabato l'incontro con il premier incaricato.

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