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Libia: droni e forze speciali per missione Onu, si pianifica contributo italiano

18 agosto 2015 | 16.39
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La Portaerei 'Cavour'

Prende forma il contributo italiano alla missione Onu in Libia. E' dallo scorso gennaio che presso gli stati maggiori militari e il Coi (Comando Operativo di vertice Interforze) sono iniziate le predisposizioni di diverse ipotesi di intervento in vista di una possibile operazione internazionale in Libia sotto l'egida delle Nazioni Unite.

Fonti qualificate sottolineano all'Adnkronos che "non si può definire nel dettaglio l'apporto italiano prima di un eventuale mandato delle Nazioni Unite", ma nella valutazione, ancora in fase preliminare, trova sicuramente spazio l'ipotesi di concedere le basi aeree italiane nel Sud Italia per le manovre aeree della coalizione internazionale che andrà a formarsi. Manovre alle quali potrebbe dare il proprio contributo il dispositivo di 'Uav' senza pilota dell'Aeronautica militare, droni di stanza ad Amendola (Foggia), impiegabili in buon numero, anche una decina se necessario.

Se, come sembra più che probabile, la guida dell'operazione verrà affidata all'Italia, si può ipotizzare l'impiego dell'ammiraglia della Marina militare, la Portaerei Cavour, per incrociare di fronte alle coste libiche con il ruolo di nave-bandiera e sede del comando multinazionale. In ogni caso, sottolineano le stesse fonti, "nessun militare italiano metterà piede in Libia senza una preventiva opera di ricognizione e informativa dell'intelligence italiana", che da qualche mese, soprattutto dopo la presa di Sirte da parte dei miliziani dell'Isis, ha rafforzato il monitoraggio attivando tutte le fonti attive sul posto.

Al momento nessuna attivazione della forza europea EunavforMed

Solo successivamente si potrebbe ipotizzare l'invio di un contingente militare sul terreno, con il contributo iniziale di reparti di forze speciali (il 9° Reggimento d'assalto paracadutisti incursori Col Moschin dell'Esercito, gli incursori di Marina del Comsubin). Sul numero di militari non ci si sbilancia, "dipenderà dal mandato dell'Onu e dal tipo di missione richiesta". Le pianificazioni procedono anche in questi giorni sebbene l'avvio concreto di una missione a guida italiana non sembri imminente. L'obiettivo è quello di farsi trovare pronti quando ci sarà il via libera delle Nazioni Unite.

Al momento, comunque, non c'è stata a questo proposito alcuna attivazione della missione europea anti-scafisti EunavforMed, attualmente in attività nel Mediterraneo centrale, voluta dall'Unione europea per contrastare il traffico di esseri umani fino a distruggere i barconi utilizzati dalle organizzazioni che sfruttano il business dell'immigrazione.

Gaiani, per il controllo dell'immigrazione basta la missione europea

"Un contingente militare in Libia? Se lo scopo è quello di fermare il flusso migratorio, basterebbe la missione navale europea contro i trafficanti di esseri umani. Le forze in campo sono sufficienti per effettuare un'operazione di respingimento assistito", dice all'Adnkronos Gianandrea Gaiani, direttore del portale online 'Analisidifesa', specializzato nei temi della sicurezza e della difesa.

"Di schierare truppe in Libia - chiarisce Gaiani - si parla da tempo ma senza l'egida dell'Onu l'Italia non si muove, anche se potrebbe farlo visto che la gestione dell'immigrazione clandestina appartiene al singolo Stato. L'unico intervento che avrebbe un senso dovrebbe prevedere l'utilizzo di forze aeronavali e truppe di terra su Sirte contro l'Isis".

L'immigrazione "è una emergenza che investe anche la sicurezza nazionale - prosegue il direttore di 'Analisidifesa' - stiamo facendo entrare in Italia e in Europa gente di cui non sappiamo nulla. Gente che ha soldi per pagare i criminali che sappiamo essere legati al terrorismo islamico. Ormai non si tratta più di una operazione umanitaria e lo dimostra il fatto che la maggior parte sono migranti economici". Insomma, conclude, "stiamo diventando i migliori complici del terrorismo islamico".

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