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Ebola: test per 3 religiosi Fatebenefratelli in Liberia

04 agosto 2014 | 16.49
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Fra Patrick Nshamdze

(Adnkronos Salute) - "Una situazione davvero problematica. Dopo la morte di fra Patrick Nshamdze l'ospedale di Monrovia è isolato, e tre confratelli che lo avevano assistito quando ancora non c'era certezza della diagnosi sono andati oggi a fare il test. Si tratta di due spagnoli e di un frate del Ghana, che non hanno sintomi ma sono comprensibilmente molto spaventati". A riferirlo all'Adnkronos Salute è fra Pascal Ahodegnon, chirurgo ortopedico del Consiglio generale dell'Ordine dei Fatebenefratelli, che conosceva da anni fra Patrick Nshamdze, il direttore generale dell'ospedale di Monrovia ucciso dal virus che sta colpendo l'Africa occidentale.

"Una paura - prosegue - legata anche al fatto che la malattia di fra Patrick non è stata diagnosticata subito: il primo test, fatto in ospedale, è risultato negativo. Le condizioni di Patrick però sono peggiorate, e lo abbiamo trasferito in Ghana. Qui hanno ripetuto il test, che è risultato positivo. Purtroppo non si è salvato, e considerato che l'incubazione è di 21 giorni, i religiosi che lo hanno assistito quando non si sapeva che fosse un caso di Ebola ora hanno paura".

"Patrick era originario del Camerun - ricorda fra Pascal - ha studiato a Roma ed era direttore generale da 2 anni dell'ospedale di Monrovia. In questa struttura lui però non era chiuso nella sua stanza alle prese con l'amministrazione: se gli operatori avevano bisogno, andava nei reparti. Anche perché in Italia, dove aveva studiato, aveva fatto il corso da infermiere. E in questo modo deve aver contratto il virus".

A Monrovia "noi non assistevamo specificamente i malati di Ebola: per loro era stato realizzato un campo ad hoc poco fuori dalla città, dal governo. Ma se un paziente arrivava in pronto soccorso con sintomi 'vaghi', febbre e diarrea, certo non veniva mandato via. Ora, comunque, l'ospedale è isolato e si attendono gli operatori che disinfetteranno i reparti. I pazienti che sono già dentro restano ricoverati, ma il problema è che è operativo solo metà del personale: gli altri, quelli entrati in contatto con un malato, sono a casa in quarantena", racconta fra Pascal.

I Fatebenefratelli hanno due strutture in Sierra Leone: "A Lunsar e a Lungi. L'ospedale di Lunsar è il più colpito, e qui si assistono tanti malati, con 9 confratelli impegnati giorno e notte e un reparto specializzato allestito per l'Ebola. Riceviamo tanti aiuti internazionali, ma in Sierra Leone possiamo dire che la situazione è quasi sotto controllo. Così non è in Libera. Preghiamo che la malattia non si diffonda in altri Paesi, perché sarebbe un duro colpo per l'Africa occidentale", conclude.

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