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"Ebrei e gay alla larga", bufera su Tavecchio. Lui: "E' un ricatto". La replica: "Tutto vero"

01 novembre 2015 | 11.31
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Carlo Tavecchio

Carlo Tavecchio di nuovo al centro del ciclone, per presunte frasi antisemite e antigay. La vicenda, che vede al centro il presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio è legata ad una conversazione che avrebbe avuto con un giornalista di SoccerLife negli scorsi mesi, e che viene rilanciata dal 'Corsera' oggi. Nell'audio, si sente Tavecchio dire che la sede della Lega è stata comprata "da quell’ebreaccio di Anticoli", aggiungendo comunque di "non avere niente contro gli ebrei", ma che "è meglio tenerli a bada".

Tavecchio, poi, in riferimento alla presunta omosessualità di un ex dirigente della federazione, avverte di "non avere nulla contro i gay", ma "io sono normalissimo, meglio tenerli alla larga da me".

Sulla vicenda torna, oggi, dalle colonne di SoccerLife, Massimiliano Giacomini, il giornalista del colloquio, che ribadisce la veridicità di quelle parole, su cui Tavecchio ha detto di non ricordare ("Non ricordo le frasi usate in quella conversazione che potrebbe essere manipolata"). Giacomini, inoltre nega anche di aver avuto un 'no' ai finanziamenti per la sua testata, accusando Tavecchio di mentire quando dice di "essere vittima di un ricatto. Ho incontrato una persona che conosco da tempo, alla quale non ho concesso, come invece chiedeva, finanziamenti per la sua attività editoriale e la possibilità di utilizzare la Federazione come veicolo per ottenere contributi europei", aveva detto il presidente della Figc.

Commenti - "Le indecenti affermazioni antisemite e omofobe del presidente della Federcalcio italiana costituiscono un fatto gravissimo e un danno d'immagine immenso per la credibilità dello sport nazionale e delle sue istituzioni". E' quanto dichiara il presidente dell'Ucei, l'Unione delle comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, per il quale si tratta di "un nuovo passo falso, che mi auguro porti chi di dovere a fare le più opportune riflessioni".

Neri, ebrei, gay...ma alla Federcalcio non si dovrebbe parlare di pallone? Il calcio italiano ha bisogno di una nuova guida", dice Clemente Mimun, direttore del Tg5.

"Il presidente di una federazione non dovrebbe usare un simile linguaggio. Certe frasi non dovrebbero mai essere pronunciate da nessuno, figuriamoci se a farlo è il presidente della Figc". Renzo Ulivieri, presidente dell'Assoallenatori, commenta così all'Adnkronos le offese contro ebrai e gay pronunciate dal numero uno della Figc, Carlo Tavecchio. Lo stesso Tavecchio si è difeso sostenendo di essere stato "vittima di un ricatto" e che la conversazione "potrebbe essere stata manipolata". "Se fosse vittima di un ricatto sarebbe grave. Se questa cosa venisse fuori da un discorso confidenziale sarebbe una maialata -dice Ulivieri-. In ogni caso un simile linguaggio non è da presidente di una federazione. Il presidente della Figc non dovrebbe utilizzare simili termini. Mi dispiace di questo nuovo scivolone, certi discorsi non sono da presidente federale e non sono da nessuno".

"Dopo le frasi su 'Optì Popà' a questo punto sarebbe opportuno che facesse un passo indietro. Frasi del genere sono di una gravità assoluta, frasi contro la comunità ebraica di Roma la seconda più antica al mondo dopo quella di Israele. Sono veramente senza parole. E incommentabile". E' la dura presa di posizione di Laura Coccia, parlamentare del Pd, ex-atleta disabile, con la delega sul calcio per il partito democratico all'Adnkronos. "Nel 2015 non si possano sostenere certe dichiarazioni. E' veramente impressionante. Io credo che debba valutare seriamente e auspico che lui si dimetta, perché quello che ha espresso in queste frasi va contro qualunque tipo di principio legato ai valori dello sport che dovrebbe insegnare tutt'altro".

"Tavecchio? Mi trovo anche in imbarazzo a commentare. E' recidivo. Non so di cosa abbia bisogno il calcio ma so cosa non si possa più tollerare: Optì Pobà, le donne handicappate, gli ebreacci, i gay, il libro per cui nessun giudice contabile ha ritenuto di alzare nessun problema. Con quale faccia la Figc andrà a parlare di discriminazione, di antirazzismo, viene quasi da sorridere", afferma Luca Di Bartolomei, responsabile sport del Pd, all'Adnkronos.

"Tenete Tavecchio lontano da posti di responsabilitá nello sport": Flavio Romani, presidente di Arcigay, condanna le frasi omofobe e antisemite espresse da Carlo Tavecchio, presidente della Figc. "Tavecchio ci ricasca - prosegue Romani - e torna ad esprimersi con frasi omofobe e antisemite indegne di chi ricopre un incarico di primo livello in un ambito come quello dello sport che dovrebbe essere il terreno primario in cui si esercita l'inclusione e l'uguaglianza come valori fondanti". Per Arcigay, "queste dichiarazioni infangano il mondo del calcio e mortificano i tanti atleti e atlete, tifosi e tifose gay e lesbiche che ancora una volta vengono sbeffeggiati da chi si dovrebbe al contrario attivare perché omofobia, antisemitismo e razzismo non trovino spazio né sul campo né sugli spalti". Aggiunge Antonello Sannino, responsabile sport di Arcigay: "Tavecchio dimentica che lo sport vince su tutte le discriminazioni: è questa la sua natura, che non ha niente a che fare evidentemente con il presidente della Figc. Lo sport vince sulle discriminazioni esattamente come Jesse Owens, atleta afroamericano, vinse 4 ori nell'olimpiade della Berlino nazista, nel 1936. E lo sport deve vincere perciò anche su Tavecchio: dagli stessi atleti e atlete dovrebbe partire l'indignazione e la protesta verso una persona che evidentemente non è degna di rappresentarli".

"Sono una vergogna le parole antisemite di Tavecchio. Lo sport deve unire le religioni e nazioni e sopratutto chi lo rappresenta ha il dovere di farlo. Sempre". Lapo Elkann reagisce così, su Instagram, alle frasi offensive contro ebrei e omosessuali attribuite a Carlo Tavecchio, in una conversazione privata con il quotidiano online Soccerlife lo scorso giugno. Il nipote dell’Avvocato ha poi aggiunto hashtag, #sporthasnoboundaries #stopracism.

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