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'Effetto camice bianco', pressione sale se la misura medico

26 marzo 2014 | 13.13
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(Adnkronos Salute) - Quando si è alle prese con il controllo della pressione, trovarsi davanti a un medico può giocare brutti scherzi. A confermare e quantificare l''effetto camice bianco' è un'analisi dei ricercatori dell'Università di Exeter (GB), pubblicata sul 'British Journal of General Practice'. I medici, spiegano gli studiosi, registrano regolarmente livelli di pressione arteriosa che sono significativamente più elevati rispetto a quelli i registrati dagli infermieri. Anzi, la revisione sistematica condotta dal team ha scoperto che i valori presi dai dottori sono più alti di 7/4mmHg rispetto a quando gli stessi pazienti sono testati da infermieri. Per Christopher Clark dell'University of Exeter Medical School questi risultati dovrebbero portare a cambiamenti nella pratica clinica. "I medici devono continuare a misurare la pressione del sangue come parte della valutazione di un malato o per un check-up, ma non quando le decisioni cliniche sul trattamento della pressione dipendono dall'esito del controllo. La differenza che abbiamo notato è sufficiente per far finire alcuni pazienti oltre la soglia di trattamento della pressione alta, e farmaci inutili possono portare ad effetti collaterali indesiderati". Non solo. Ad alcuni pazienti potrebbe essere chiesto senza motivo di continuare a monitorare la propria pressione a casa, "cosa che può causare ansia". Queste misure non appropriate "potrebbero essere evitate semplicemente facendo misurare la pressione da un operatore che non sia un medico". E l'effetto camice bianco potrebbe influire anche sul risultato degli studi scientifici. "I ricercatori dovrebbero riflettere attentamente su come tenerne conto negli studi che confrontano il trattamento messo in campo da medici e infermieri". Ma da cosa nasce questa 'altalena' della pressione? Il fenomeno si ritiene derivi dalla risposta fisica del paziente di fronte alla valutazione del medico, un po' come se il soggetto si trovasse 'sotto esame'. Il team ha esaminato i livelli di 1.019 persone, cui la pressione è stata presa sia da medici che da infermieri durante la stessa seduta. "I nostri risultati - commenta Clark - sono stati raccolti in dieci Paesi, per essere sicuri che possano essere generalizzati a qualsiasi ambiente sanitario dove viene misurata la pressione". "Questo interessante studio - gli fa eco John Campbell, dell'Università di Exeter, co-autore dello studio - fa parte del nostro portafoglio di ricerche che esaminano fattori da tenere in conto quando medici e operatori sanitari valutano il rischio di malattia cardiovascolare. Aumentare la consapevolezza del medico sui fattori che potrebbero influenzare il controllo accurato della pressione è di grande importanza, poiché questa è una delle più comuni valutazioni cliniche. Un esame chiave per decisioni importanti in merito alla salute dei pazienti".

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