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Egitto: attivista, condanna a morte Fratelli musulmani e' sentenza politica

24 marzo 2014 | 13.41
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Il Cairo, 24 mar. - (Adnkronos/Aki) - La condanna a morte pronunciata dal tribunale di Minya, nel sud dell'Egitto, nei confronti di 529 sostenitori dei Fratelli Musulmani egiziani non e' altro che "una sentenza politica per fare pressione sulla Fratellanza e costringerla a riconoscere il colpo di stato", ossia la destituzione da parte dell'esercito dell'ex presidente Mohammed Morsi lo scorso luglio. E' quanto dichiara ad Aki-Adnkronos International Amro Abdel Hadi, portavoce del Fronte 'Damir', vicino all'Alleanza nazionale a sostegno della legittimita', la corrente che appoggia il presidente deposto, a proposito delle pene capitali comminate nell'ambito del maxiprocesso che vede imputati 1.200 sostenitori di Morsi.

"La sentenza entrera' nel Guinness dei primati", afferma Abdel Hadi, che risiede in Kuwait, sottolineando come il verdetto "non abbia alcun legame con la legalita'", in quanto "il codice penale prevede la pena di morte solo per chi commette un omicidio premeditato, mentre qui si tratta di partecipazione a una sommossa".

Gli imputati sono accusati di aver attaccato una stazione di polizia, di aver ucciso alcuni agenti e di essersi impossessati di armi in occasione dei disordini seguiti alla dispersione di due manifestazioni pro-Morsi al Cairo e a Giza il 14 agosto scorso. Secondo l'avvocato "questa sentenza verra' respinta dal mufti d'Egitto", carica a cui spetta l'ultima parola sulla legittimita' delle condanne a morte nel Paese, in quanto "la giurisprudenza afferma che si uccide solo chi ha ucciso e quindi si tratta di una sentenza politica per spingere i Fratelli Musulmani a rinunciare alle loro istanze". (segue)

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