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Egitto, la famiglia di Zaky: "Paura per sua sicurezza"

12 febbraio 2020 | 07.17
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In una nota pubblicata sui social, i familiari del ricercatore egiziano dell'Università di Bologna arrestato al Cairo venerdì scorso ne chiedono "l'immediato e incondizionato rilascio". Di Maio: "Attivati tutti i soggetti per capire cosa è successo". David Sassoli a Strasburgo: "Egitto lo rilasci immediatamente". I genitori di Giulio Regeni: "Sia liberato senza indugio"

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(Fotogramma)
Bologna, 12 feb. (AdnKronos)

"Non riusciamo ancora a comprendere le accuse mosse a Patrick, nostro figlio non è mai stato fonte di minaccia o di pericolo per nessuno, anzi, è stato una costante fonte di sostegno e di aiuto per molte persone". Così la famiglia di Patrick George Zaky, il ricercatore egiziano dell'Università di Bologna arrestato al Cairo venerdì, attorno alle 4 del mattino, e posto in custodia cautelare dalle autorità giudiziarie di Al-Mansoura. Il messaggio è stata condiviso sulla pagina Facebook 'Patrick libero' in arabo, inglese e italiano.

"Patrick è tornato in Egitto per una breve vacanza dai suoi studi in Italia - prosegue la famiglia del 27enne -, per venire a trovare noi e i suoi amici e per passare un po' di tempo insieme prima di tornare alla sua intensa vita accademica. Non avremmo mai immaginato che potesse essere trattato in questo modo, né che avremmo vissuto anche solo per un giorno con una paura e un'ansia senza precedenti per la sicurezza e il benessere di nostro figlio. Non sappiamo nemmeno quando o come finirà questo incubo".
"Noi, la famiglia di Patrick - prosegue la nota - chiediamo a tutti di stargli vicino e di sostenerlo in questa situazione di difficoltà e dichiariamo il nostro pieno sostegno alle richieste dei suoi amici e colleghi dentro e fuori dall'Egitto, che insistono sull'immediato e incondizionato rilascio di Patrick e sulla caduta di tutte le accuse, oltre alla garanzia che non ci saranno ulteriori persecuzioni nei confronti di Patrick o dei suoi familiari e che gli sarà permesso di continuare i suoi studi".

DI MAIO - "Il ragazzo è egiziano. Comunque, al di là della nazionalità, l’Italia è sempre impegnata per il rispetto dei diritti umani. Abbiamo chiesto che l’Italia possa seguire tutti i passaggi del processo", ha aggiunto. "Stiamo attivando tutti i soggetti per conoscere che cosa è successo". Una storia che sembra ripetere di Giulio Regeni. "Ho avuto modo di incontrare i genitori di Giulio Regeni e pubblicamente ho detto una cosa molto chiara: l’obiettivo che ci siamo dati fin dalla nascita di questo governo è la riattivazione del dialogo tra le procure, che era rimasto interrotto per un anno. Il 14 gennaio c’è stato un primo incontro tecnico, adesso – quando Roma avrà nominato il suo nuovo procuratore capo – dovrà esserci un vertice ai massimi livelli. Quella sarà la prova del nove delle disponibilità. Non sono Alice nel Paese delle meraviglie, so che non sarà facile, ma mi aspetto concretezza. Vogliamo che i colpevoli siano individuati e puniti. Questo processo di conoscenza e di richiesta di giustizia però può essere portato avanti solo avendo un ambasciatore lì. Lo stesso vale per l’aiuto che possiamo dare a Patrick Zaky proprio per il fatto che al Cairo l’Italia c’è".

Quanto alla vendita di navi da Fincantieri alla Marina egiziana, il ministro aggiunge che "sulle fregate Fremm il governo non ha preso alcuna decisione. C'è un negoziato in corso tra Fincantieri e il governo egiziano, ma seguiamo con molta attenzione quello che sta avvenendo e nessuna vendita è stata approvata".

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