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Egitto: processo al-Jazeera, per giornalista Greste a rischio liberta' stampa

26 giugno 2014 | 12.57
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(Aki) - ''Devastato e indignato''. Si sente così il giornalista australiano di al-Jazeera Peter Greste condannato lunedì a sette anni di carcere in Egitto insieme ai colleghi Mohamed Fadel Fahmy e Baher Mohamed per diffusione di notizie false e sostegno dei Fratelli Musulmani, considerati dal Cairo un'organizzazione terroristica. In dichiarazioni rilasciate dal corrispondente ai fratelli Mike e Andrew, che poi le hanno diffuse su Facebook, Peter Greste ha detto che il processo contro l'emittente del Qatar e' stato un "tentativo di utilizzare il tribunale per intimidire e mettere a tacere le voci critiche dei media" in Egitto.

"In tutto questo processo, il pubblico ministero non ha mai presentato prove concrete a sostegno delle accuse oltraggiose contro di noi - prosegue - Allo stesso tempo i nostri avvocati hanno evidenziato innumerevoli errori procedurali, irregolarità e abusi nel processo'', si legge su Facebook. Per questo, prosegue, ''ho intenzione di fare tutto il possibile e prendere in considerazione tutte le possibili misure per ribaltare la sentenza''. Anche perché, sostiene Greste, ''la sentenza conferma che non si è trattato solo di un processo contro di noi. La nostra liberta', e soprattutto la liberta' di stampa in Egitto, non potra' mai esserci senza la pressione degli individui, dei gruppi per i diritti umani, i governi e tutti coloro che comprendono l'importanza fondamentale di una stampa libera per la nascente democrazia egiziana''.

Infine il giornalista australiano ha detto che lui e i suoi colleghi in carcere ''siamo tutti grati per il sostegno straordinario e senza precedenti che innumerevoli persone ci hanno offerto durante questo calvario. Ci ha mantenuto forti e continua a farlo. Dobbiamo tutti restare impegnati per combattere questa ingiustizia per tutto il tempo necessario''.

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