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Unioni civili, Renzi: "Con M5S o accordo di governo. Pronti alla fiducia"

21 febbraio 2016 | 11.36
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Il premier apre ad Alfano, insorge la minoranza dem /Video

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(Fotogramma)

"Che paura possono fare due persone che si amano? A me fanno paura quelli che si odiano, non quelli che si amano". All'Assemblea del Pd Matteo Renzi parla delle unioni civili e del rapporto tra M5S e Pd dopo lo 'sgambetto' sul ddl. "I 5 Stelle hanno un solo obiettivo: fare del male al Pd. Noi abbiamo l'obiettivo di fare bene al Paese" scandisce il premier.

E spiega che sulle unioni civili "non possiamo sciogliere il dubbio oggi, facciamo l'assemblea del Senato, io sono disposto a partecipare. Abbiamo due alternative, o fare finta di niente e sperare che il M5S non abbia ancora la sindrome di Lucy o tentare un accordo di governo con un emendamento sul quale dovremo essere pronti a mettere anche la fiducia. Deciderà il gruppo. L'unica cosa è che non possiamo frustare la speranza come abbiamo fatto con i Dico 10 anni fa. Dobbiamo andare avanti con la stessa determinazione messa per altre leggi e riforme".

Poi nella replica il segretario ribadisce: "L'ho detto prima incontrando i rappresentati delle associazioni Lgbt. Per me fondamentale è che non si corra il rischio, in nome di uno squallido gioco politico da parte di alcune forze politiche pronte a tutto pur di far male al Pd, di far male a persone che aspettano, persone che non devono più avere paura di guardare al futuro". E annuncia che la riunione del gruppo Pd del Senato sulle unioni civili ci sarà martedì sera alle 20: "Le due sfide di fondo sono sul tavolo. Affrontiamo e chiudiamo questo partita".

GOVERNO - Renzi dice no agli "illuminati burocrati con molti veti e pochi voti che ci fanno la morale ma hanno dimostrato che le cose non cambiano sempre nel modo giusto". L'Italia "non merita giudizi moralistici che vengono fatti dal nostro Paese, perché ci sono quegli italiani che si svegliano la mattina presto, conoscono la fatica, magari non parlano inglese con l'accento giusto ma capiscono l'italiano" rimarca. "Questa Italia doveva essere appaltata e svenduta con il fiscal compact e le tasse, questa Italia il Pd l'ha ripresa e messa in moto attraverso le riforme e sta dimostrando che si può fare", aggiunge il premier/segretario dicendo no anche a "lezioncine sull'Europa senza rendersi conto che la partita è per i nostri figli". "Noi - sottolinea - abbiamo fatto il Jobs act, abbiamo tolto il patto di stabilità, abbassato le tasse, parlato di crescita e non di austerità, della flessibilità che vale 16 mld. Noi siamo la politica e non la tecnica".

"In Italia ormai il partito delle tasse è la destra e il partito che ha abbassato le tasse è il Pd" rivendica Renzi. Quanto al Jobs act, "abbiamo fatto una cosa di sinistra, se c’è incentivo e la gente assume è un fatto positivo non negativo".

UE - Parlando dell'Unione europea, Renzi ci tiene a precisare che "l'Italia è presente in Europa non solo per battere i pugni sul tavolo e protestare" ma "sta presentando proposte: il documento di Padoan esce domani". "La nostra battaglia non è per avere consenso, è una battaglia di dignità anche per i nostri figli. Su questa sfida dobbiamo chiamare all'appello il Pse e tutti gli altri partiti. Sull'Europa l'Italia ha una strategia complessiva non per il consenso ma per tenere vivi gli ideali europei" dice il premier a chiare lettere.

PD - Renzi parla anche del partito. "A Milano la situazione sembrava difficile invece c'è stata una straordinaria partecipazione alle primarie con 61mila persone che sono andate votare. Quando il Pd va a votare, sceglie le primarie, il risultato è evidente sotto gli occhi di tutti", altro che "64 click", dice il premier parlando dei 5 Stelle. "Se c’è una cosa su cui il Pd rivendica di essere un partito aperto e capace di includere sono le primarie a cui non rinunceremo mai e che anzi vorremmo esportare".

E avverte: "Vale per i diritti civili e per tutto il resto e vale sia per chi è amico mio avendo fatto le primarie con me sia per quelli che erano contro di me, a chi immagina di venire e dire 'o fate come dico io o me ne vado', da parte mia avrà una risposta in quattro lettere, 'ciao'". "Che siano persone che hanno condiviso una storia con me o no, si fa uno sforzo di mediazione, di dialogo. Fare minacce è impensabile" dice ancora Renzi.

RIFORME - Quanto al referendum sulle riforme istituzionali, "non tocca a me dirlo, ma tenetevi liberi per il 9 o il 16 ottobre". Renzi spiega che "sarà un grande momento di chiarimento. Io sono stato accusato di personalizzare lo scontro, non è così. Perché il potere non è una parolaccia, chi vuol cambiare le cose sa che il potere è fondamentale. Ma se non riesci a cambiare le cose devi avere l'onestà di dire che te ne vai". E aggiunge: "La politica ha fatto lo sforzo più grande, ora è sì o no. Se è sì l'Italia entra a gran passo dentro il futuro. Se è no è giusto che ne tragga le conseguenze. Ma noi vinceremo il referendum".

REGENI - Parlando poi della vicenda di Giulio Regeni, Renzi mette in chiaro: "Confermo tutto quello che ho detto sulla leadership egiziana, strategica per contrastare l'Isis, ma allo stesso tempo dico con più forza che proprio perché siamo amici dagli amici vogliamo i responsabili veri, nome e cognome: se qualcuno pensa che in nome del politicamente corretto possiamo accontentarci di una verità raccogliticcia" noi diciamo che "siamo l'Italia, non ci accontentiamo di una verità di comodo, la verità per Giulio non è un optional o un lusso".

Solesin - Renzi annuncia poi che l'8 marzo si svolgerà a Venezia un vertice Italia-Francia e "sarà dedicato alla memoria di Valeria Solesin".

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