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Egitto: rilancio turismo, si punta su Italia, 'investitori faranno Bingo'

12 settembre 2014 | 10.55
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"Gli imprenditori italiani ci aiutino a lanciare la costa mediterranea come meta turistica e i loro guadagni saranno garantiti, faranno Bingo". Parola di Hisham Zaazou, ministro egiziano del Turismo, che indica lo sviluppo delle località sul Mediterraneo come "nuovo obiettivo principale" del suo dicastero. Nella zona, nei pressi di Alessandria o di el-Alamein, ci sono "posti di mare incantevoli, solo a due ore e mezzo di volo dall'Italia. Si può visitare il Cairo, Alessandria o il deserto e intanto soggiornare al mare", spiega il ministro, incontrando un gruppo di giornalisti italiani al Cairo.

Per attrarre gli investitori italiani, Zaazou sarà a Roma venerdì 19 settembre, per un incontro con gli operatori del settore turistico. In Italia, il ministro illustrerà il piano di investimenti per dotare la zona nord del paese di infrastrutture efficienti. "Ci sono già - spiega - quattro aeroporti lungo mille chilometri e stiamo realizzando tremila nuovi chilometri di strade, che saranno pronti entro un anno. Una di queste va dal Cairo fino ad Alessandria e si raccorda con un'arteria che collega tutta l'area, conducendo fino a el-Alamein e a Siwa, nel deserto".

Uno dei settori sui quali gli egiziani chiedono l'aiuto degli italiani è quello della recettività, ancora molto bassa nella zona. Si parla di un numero irrisorio di camere, che in breve tempo il ministro Zaazou vorrebbe che arrivasse fino a 15.000. E poi ci saranno gli incentivi per le tratte aeree dirette dall'Italia verso gli aeroporti della zona. Certo il ministro non scommette solo sull'Italia. Dopo la sua visita a Roma, farà tappa in Germania e in Francia. E in ambito Ue i contatti sono con il governo di Roma, titolare della presidenza di turno, ma anche con quello lettone, che prenderà la presidenza a gennaio. "Ma con l'Italia abbiamo un rapporto speciale - assicura il ministro - perché gli italiani hanno scoperto per primi località turistiche come Sharm el-Sheikh o Marsa Alam e ora puntiamo su di loro per il Mediterraneo".

I turisti in arrivo dal nostro paese sono stati i primi a raggiungere quota un milione in un anno. Ma ora i numeri sono ben diversi. Pesano due rivoluzioni in tre anni e l'instabilità di regioni come quella del Sinai, dove tra fine agosto e gli inizi di settembre sono stati trovati quattro cadaveri sgozzati dal gruppo jihadista filo-al-Qaeda Ansar Beit al-Maqdis. Se nel 2010 più di 14,7 milioni di persone hanno visitato l'Egitto, dopo la rivoluzione del 2011 il dato è precipitato a 9,8 milioni, per risalire a 11,5 nel 2012 e crollare nuovamente dopo la seconda rivoluzione di Piazza Tahrir, quella del luglio 2013. In quell'anno, gli arrivi hanno toccato il minimo storico, attestandosi a 9,5 milioni.

L'intero settore e tutto il suo indotto sono in asfissia. Secondo dati recenti dell'Associazione egiziana degli albergatori, il paese dispone di 225.000 camere d'albergo che fa fatica a riempire. Anche l'emergere delle forze di ispirazione islamica dopo la cacciata di Hosni Mubarak ha contribuito a fiaccare il settore. "I lavoratori qualificati del turismo continuano a diminuire - ha spiegato di recente alla stampa locale Wagdi al-Kerdany, membro del comitato esecutivo della Federazione egiziana del Turismo - soprattutto perché il flusso di turisti resta basso. Ma i lavoratori hanno deciso di dedicarsi ad altre occupazioni anche in conseguenza del diffondersi di idee radicali, contrarie all'occupazione nel turismo".

Gli arrivi di turisti dal nostro Paese sono scesi dal milione e cento del 2010 ai 500.000 dello scorso anno e le aziende italiane - dai tour operator alle agenzie, alle compagnie aeree - che hanno investito in Egitto registrano circa 700 milioni di fatturato in meno, secondo Astoi-Confindustria Viaggi. I primi dati del 2014 non sono stati incoraggianti. Nel primo quadrimestre gli incassi egiziani del settore sono stati di 1,3 miliardi di dollari, con un calo del 43% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

"Veniamo da un periodo molto duro - ammette Zaazou - e io sto male quando vedo posti come Luxor senza turisti, considerando che l'intera economia della zona si regge proprio sul turismo. Ma con l'elezione del presidente Abdel Fattah al-Sisi si è aperta una nuova era. Stiamo lavorando bene, il paese è più sicuro e già nelle località sul Mar Rosso i turisti cominciano a ritornare". Gli investimenti del nuovo governo egiziano in sicurezza, in effetti, sono ingenti. Ma continua a pesare lo 'sconsiglio' a viaggiare in Egitto che molti Stati tuttora mantengono.

Il ministero italiano degli Esteri, sul sito 'Viaggiare Sicuri', spiega che "in considerazione del deterioramento della generale situazione di sicurezza registrato nel Paese, si rinnova la raccomandazione di evitare i viaggi non indispensabili in Egitto in località diverse dai resort situati a Sharm el-Sheik, sulla costa continentale del Mar Rosso, nelle aree turistiche dell'Alto Egitto e di quelle del Mar Mediterraneo".

"Conosco il problema dello sconsiglio - dice Zaazou - Dico all'Italia e agli altri paesi di parlare con lo stato interessato prima di emettere uno sconsiglio. Stiamo prendendo tutte le misure necessarie per assicurare che il paese sia sotto controllo, soprattutto le zone turistiche, inclusa il Cairo. Se si vuole aiutare l'Egitto, è arrivato il momento di togliete questo sconsiglio". L'appello del ministro va ai media, "che parlano di Egitto solo per questioni di sicurezza". Ma Zaazou è fiducioso sulla collaborazione del governo italiano. "Il primo ministro Matteo Renzi è stato al Cairo all'inizio di agosto - ricorda - L'ho incontrato e so che dà il suo massimo supporto al nuovo Egitto".

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