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Musica: Elisabetta Serio, in '16' empatia sui tasti e l'omaggio a Pino Daniele

03 ottobre 2017 | 11.27
LETTURA: 5 minuti

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Elisabetta Serio

di Antonella Nesi

Pianista di fama internazionale, già al fianco di artisti del calibro di Pino Daniele e Noa, Elisabetta Serio torna pubblicare un suo album. Esce infatti in questi giorni '16', pubblicato dalla prestigiosa etichetta Via Veneto Jazz, che contiene nove nuove composizioni della musicista partenopea. Un album che spinge ancora più avanti la ricerca contenuta nel precedente 'April', nella direzione di un jazz dall’atmosfera sospesa, poetica, onirica, che non disdegna i riferimenti alla lezione dei 'maestri' e di alcune icone del mondo musicale contemporaneo, ai quali la Serio dedica anche espliciti omaggi, come nel caso di Brad Mehldau e Pino Daniele.

Il titolo '16' si deve al legame che l'autrice ha con questo numero: "In più occasioni - spiega - questo numero ha segnato circostanze speciali nella mia vita, oltre ad essere il numero fortunato della 'smorfia' napoletana. Per non parlare del fatto che il 16 è uno dei numeri con valenza karmica e rappresenta essenzialità e cambiamento, due capisaldi del mio personalissimo credo".

E infatti questo disco è un vero viaggio nell'essenza di questa dotata pianista e compositrice sempre in evoluzione. "Circa 10 anni fa - racconta Elisabetta Serio - ho capito che, oltre ad essere una 'side', capace di diventare 'attrice' che si mette a disposizione di progetti musicali altrui, avevo voglia di dire qualcosa in più, di esprimermi in maniera completa, di trasportare sui tasti del pianoforte le emozioni che la vita mi trasmette, gli incontri, gli scontri, l'amore, l'odio. Essendo una persona molto riservata e timida con le parole, la mia musica è l'unico linguaggio in cui sento che davvero sto esprimendo tutta me stessa, senza interpretare nessuno ruolo. Ogni brano di questo album fotografa un'esperienza o un'emozione forte. Rispetto al primo album, ho fatto un lavoro più meditato e meno immediato nella produzione, scegliendo meticolosamente i suoni che volevo aggiungere al mio trio: la tromba in alcuni, il sax in altri. Volendo creare un suono che è un gioco di specchi tra il be-bop main stream americano e un jazz più di matrice nordeuropea".

Così al fianco del collaudato trio, dove la verve compositiva della Serio viene esaltata dall'empatico groove del contrabbasso di Marco de Tilla e dalla batteria di Leonardo De Lorenzo, nell'album si trovano diverse collaborazioni, anche inedite.

Il disco si apre infatti con 'Afrika', unico e primo brano di un disco della Serio non solo strumentale: "È un brano di matrice afro-americana per il suo ritmo ipnotico e ossessivo. L’ho scritto anni fa e il desiderio era che lo cantasse Sarah Jane Morris. Sono riuscita a realizzare un sogno. Sarah ha dato voce a ciò che avevo in mente, impreziosendo una semplice melodia con la straordinaria vocalità".

In 'Little lies', invece, dove Elisabetta Serio compone e suona "un brano delicato come una bugia bianca", viene fuori in maniera altrettanto lieve ma diretta anche la tromba di Fulvio Sigurtà. 'Brad' è poi il personale tributo della Serio a Brad Mehldau, "uno dei più grandi pianisti moderni grazie al quale la musica non è più (per forza) settoriale, ma trasversale", sottolinea. Mentre in 'Mr P' c'è l'omaggio all'amico e mentore Pino Daniele, "ai suoi piani sonori ed emotivi e al suo sguardo che vivrà sempre nel mio cuore". "Spero che si realizzi finalmente il grande concerto-tributo a Pino allo Stadio San Paolo e mi auguro in quell'occasione di poter suonare per lui questo brano", dice Elisabetta.

Nel gioco di rimandi di questo album 'Freedom' è un inno alla libertà e la Serio l'ha scritto lasciandosi ispirare "da ‘strange fruit’ di Billie Holiday", dove l'iconica cantante statunitense raccontava degli uomini di colore appesi agli alberi dal Ku Klux Klan. "È il mio omaggio alla prima vera protesta in forma canzone", spiega la compositrice.

'Rumors' è poi un brano giocoso, "ispirato al modo di 'inciuciare', di far correre voci e di ingigantirle, tipico del popolo napoletano". "In questo brano ho fortemente voluto con noi il sassofonista salernitano Jerry Popolo, di cui viene fuori tutta la maestria nel maneggiare il linguaggio be-bop".

'Trees', con un bellissimo assolo del contrabbassista Marco de Tilla, è invece dedicato agli alberi del Salento, "mia seconda casa", spiega la Serio parlando della terra dove trascorre sin dall'infanzia tutte le sue estati. Mentre '7 reasons why' "è un brano - spiega la musicista - che riporta a Bach ma con un groove impreziosito dal batterista Leonardo de Lorenzo che strizza l’occhio al rock progressive".

L'album si chiude con 'Il cielo sotto di me' e non è un caso. "Forse è il brano che più mi rappresenta. Il titolo è lapalissiano. Sono una donna che ama guardare le cose quasi sempre dall’alto, non per vanità o snobismo ma per prendere le distanze dai circuiti chiusi, per evitare il giudizio e per respirare", conclude Elisabetta. E la sua musica fa respirare anche chi l’ascolta.

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