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Emma Dante: "Nei miei 'Vêpres siciliennes' gli oppressori sono i mafiosi non i francesi"

19 gennaio 2022 | 16.27
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Il capolavoro di Verdi apre la Stagione 2022 del Massimo di Palermo nella versione originale in francese. Sul podio il direttore musicale del Teatro, Omer Meir Wellber

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Foto di Franco Lannino

Gli oppressori non sono più i francesi, contro i quali si rivoltarono i palermitani nel 1282, ma la mafia. Almeno secondo la lettura che la regista Emma Dante dà de 'Les vêpres siciliennes', il grand opéra scritto da Giuseppe Verdi nel 1855 per l'Opéra di Parigi su libretto di Eugene Scribe e Charles Duveyrier, che domani sera alle 19 inaugura la Stagione 2022 del Teatro Massimo di Palermo. Un'opera che vede impegnati Orchestra, Coro e Corpo di Ballo della fondazione lirica palermitana, cui si aggiungono gli attori della Compagnia Sud Costa Occidentale, e che viene proposta per la prima volta a Palermo nella versione originale francese in cinque atti con i ballabili, nel nuovo allestimento realizzato in coproduzione con il Teatro San Carlo di Napoli, il Teatro Comunale di Bologna e il Teatro Real di Madrid. Sul podio il direttore musicale del Massimo, Omer Meir Wellber.

'Les vêpres siciliennes' racconta l’insurrezione del popolo palermitano che nel 1282 esplose davanti alla chiesa di Santo Spirito a Palermo contro gli Angioini, oppressori dell’isola. Nella messinscena odierna, secondo Emma Dante e Omer Meir Wellber, è la Palermo di oggi a fare da sfondo alla storia di oppressione e di rivolta messa in musica da Verdi. “Nel cuore del racconto che faccio di quest’opera – dichiara Emma Dante - si colloca lo scontro di due comunità. Nel libretto sono due popoli diversi: da una parte gli oppressori, i francesi, e dall’altra i siciliani. Oggi l’oppressione invece è legata alla malavita, alle associazioni a delinquere, al mondo del crimine organizzato, che a Palermo si incarna nella mafia; un’oppressione che pesa sul popolo e gli toglie la sua libertà, con l’atteggiamento mafioso degli oppressori. In scena, a vessare il popolo siciliano non c’è un esercito nemico, ma i membri di una cosca mafiosa. Nella ricorrenza del trentennale abbiamo voluto portare questa commemorazione anche in scena, per cui ci saranno i ritratti di tutti: uomini e donne delle scorte, rappresentanti delle istituzioni, magistrati, agenti delle forze di polizia, sindacalisti e semplici cittadini, tutti colpevoli di essersi trovati nel posto sbagliato nel momento sbagliato e di essersi opposti alla mafia. La scena della sfilata dei gonfaloni con i loro volti racconta l’anima di questa messinscena”.

Il lavoro di attualizzazione dell’opera è condiviso e sostenuto da Omer Meir Wellber, che lo esemplifica con il lavoro fatto sui ballabili, la danza delle Quattro stagioni, che anziché essere eseguiti tutti insieme nel terzo atto vengono distribuiti nel corso dell’azione: “Abbiamo usato questi momenti per inserire qualche accento drammaturgico importante che la regia affida agli attori o ai danzatori, facendone spazi in cui si possa sviluppare o approfondire un’idea. Ognuna di queste danze viene suonata in un momento diverso e anche con orchestrazioni diverse e il risultato è un impatto molto nuovo”.

In scena per l’Autunno, nel primo atto, ci sarà una street band dal suono molto siciliano, composta da fisarmonica, clarinetto e contrabbasso, mentre l’Estate, nel terzo atto, verrà eseguita esattamente nel punto e nel modo in cui è scritta in partitura: “Credo che il nostro ruolo nel mondo moderno dell’opera sia quello di prendere i testi importanti dei grandi compositori e, rispettandoli, trovare sempre una contestualizzazione creativa, interessante, con una interpretazione musicale che si sviluppa insieme alle idee registiche. Pur osservando scrupolosamente la partitura di Verdi, perché non c’è una nota aggiunta. Questo spettacolo mostra come le scelte musicali e registiche vadano di pari passo nel creare un nuovo mondo, pur rispettando il testo originale”, aggiunge Wellber.

A disegnare lo spazio scenico, le scenografie firmate da Carmine Maringola che riproducono luoghi e monumenti cari ai palermitani. I costumi sono di Vanessa Sannino, i movimenti scenici di Sandro Maria Campagna, mentre le coreografie sono curate da Manuela Lo Sicco, e il light design da Cristian Zucaro. Il Coro del Teatro Massimo è diretto da Ciro Visco e il Corpo di ballo da Davide Bombana, in scena con gli attori della Compagnia Sud Costa Occidentale.

Il cast conta su un gruppo di giovani e già affermate stelle del canto, che a Palermo debuttano nel ruolo. A partire dai protagonisti Selene Zanetti, nella parte della duchessa Hélène; Leonardo Caimi in quella di Henri; Mattia Olivieri è il tiranno/boss Guy de Montfort (20, 23, 26); Carlotta Vichi è Ninetta, mentre il basso uruguayano Erwin Schrott interpreta, solo nella serata inaugurale, il cospiratore Giovanni da Procida (20). Nelle stesse parti saranno impegnati per le recite del 22 e del 25 gennaio Maritina Tampakopoulos, Giulio Pelligra, Gezim Mishketa, Luca Tittoto e Fabrizio Beggi. Completano il cast Pietro Luppina (Mainfroid), Matteo Mezzaro (Thibault), Francesco Pittari (Danieli), Alessio Verna (Robert), Gabriele Sagona (Le comte de Vaudemont) e Ugo Guagliardo e Andrea Pellegrini (Le sire de Béthune).

"Domani avrà inizio la stagione 2022 del Teatro Massimo, una stagione interamente dedicata al trentennale delle stragi di mafia del 1992 che hanno segnato la storia della nostra città e del nostro paese – dichiara il presidente della Fondazione Teatro Massimo e sindaco di Palermo Leoluca Orlando - Da quel 1992, però, è partito un moto di ribellione e di grande impegno civile che, tra l'altro, ha portato nel 1997 alla riapertura del Teatro Massimo, di cui quest'anno ricorre il venticinquesimo anniversario, e alla riconquista di altri spazi urbani riferimento dell'attività culturale della città. Questa stagione conferma il profondo legame tra il Teatro Massimo e Palermo, tra il teatro e la rinascita culturale, sociale e civile della città. Esprimo, dunque, un sentito ringraziamento al nuovo sovrintendente Marco Betta, al direttore Omer Meir Wellber e alla regista palermitana Emma Dante e rivolgo loro i miei migliori auguri per quest'opera che inaugura una stagione teatrale densa di significati e che sono sicuro rimarrà nella storia della città".

“Inauguriamo una stagione che celebra un doppio e importante anniversario per il Teatro Massimo – dice Marco Betta, da pochi giorni alla guida del Teatro di piazza Verdi nella veste di sovrintendente e direttore artistico. L’intera stagione rispecchia una tensione al ricordo e alla memoria, in primo luogo del trentennale delle stragi mafiose del 1992. Quegli eventi drammatici che segnarono profondamente la città e il Paese, innescarono la reazione e la partecipazione della società civile che contribuì alla riapertura del Massimo. E celebriamo anche i venticinque anni dalla riapertura del Teatro, abbandonato per anni all’incuria e al degrado, vogliamo fare memoria anche di questo perché non debba mai più riaccadere. Cominciamo questa nuova stagione con un capolavoro come 'Les vêpres siciliennes' che come tutte le grandi opere ha la qualità di raccontare il tempo presente, grazie alla lettura contemporanea che ne hanno fatto Omer Meir Wellber ed Emma Dante”.

La prima di Les vêpres siciliennes, giovedì 20 gennaio, sarà trasmessa in diretta streaming a partire dalle 19:00 dalla webTv del Teatro Massimo e da Arte.tv. La durata dello spettacolo è di 4 ore e 20’ circa, inclusi 2 intervalli alla fine del primo e del terzo atto.

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