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Enogastronomia: quando il cocktail lo inventa lo chef

19 settembre 2014 | 18.54
LETTURA: 2 minuti

Preparati secondo la tradizione seguendo ricette che sanno miscelare passato e futuro.

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Dal carpaccio di ombrina con lamponi e germogli di spinaci ai tortelli di ricotta di bufala e zucca con tartufo estivo, agli involtini di sogliola e gamberoni al vapore in salsa alla vaccinara. Ma anche cocktail preparati secondo la tradizione seguendo ricette che sanno miscelare passato e futuro, tradizione e sperimentazione. Sono solo alcune delle proposte dello chef Paolo Londero, fatta di elementi semplici e che profumano di memoria e ricerca, e che propone al ristorante romano Sangallo ai Coronari.

“Oggi chiedere un cocktail entrando in un American bar sembra facile ma non lo è. La sua preparazione va fatta precedentemente e studiata con pochi ingredienti che devono essere miscelati in modo elegante, dove l’eleganza non sta solo nel bere un cocktail, ma anche nel saperlo gustare”, sottolinea Paolo Gerardi, direttore del ristorante.

“Quindi per fare un buon drink occorrono due elementi fondamentali: manualità ed esperienza. Inoltre, i barman italiani sono gli unici a non usare il misurino, perché miscelando riescono a mettere le porzioni giuste, adoperando come metro di misura solo gli occhi. I cocktail non sono per tutti”, conclude Gerardi.

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