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Rai: Cheli, non si può trasformare in agenzia governativa

15 luglio 2015 | 15.40
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Enzo Cheli (foto Infophoto)

"L'importante è non trasformare il servizio pubblico in un'agenzia governativa. Questo è un po' il punto di fondo". Il ddl di riforma della Rai suscita "forti dubbi" in materia di "investitura dei vertici aziendali". Lo ha detto il costituzionalista Enzo Cheli nel corso della sua audizione di fronte alla commissione di Vigilanza Rai.

"Di fatto -ha aggiunto di fronte ai commissari di Palazzo San Macuto che lo hanno ascoltato nell'ambito dell'indagine conoscitiva che sta accompagnando l'iter parlamentare della riforma- 4 consiglieri su 7 ed anche l'ad, seppure quest'ultimo debba poi essere accettato dal Cda, vengono scelti dall'area della maggioranza e dell'esecutivo. Questo suscita molti dubbi sul terreno della costituzionalità, in particolare sulla compatibilità con la sentenza della Corte Costituzionale n. 226 del 1974".

Cheli - che tra gli incarichi ricoperti in passato vanta anche, tra il 1976 e 1980 quello di consigliere di amministrazione della Rai, dal 1987 al 1995 qello giudice costituzionale, dal 1995 al 1996 quello di vice presidente della stessa Corte, dal 1998 al 2005 quello di presidente dell’Agcom e dal 2007 al 2010 è stato presidente del Consiglio Superiore delle Comunicazioni - ha sottolineato che, secondo la visione della Corte espressa in quella sentenza, "i vertici aziendali non devono essere nominati in modo da costituire espressione del potere esecutivo mentre tali poteri vengono riconosciuti al Parlamento in quanto espressione dell'intera comunità".

"E d'altronde -ha aggiunto Cheli- secondo la Consulta il servizio pubblico è pubblico perché è un servizio reso al pubblico non perché è in mano pubblica". Per Cheli, se il principio espresso allora dalla Consulta è ritenuto ancora valido "bisogna arrivare ad un filtro tra i due livelli, quello politico-parlamentare e quello aziendale- o sul modello di un trust o sul modello di una fondazione. Comunque ad un soggetto indipendente, competente e qualificato".

Quanto al capitolo del finanziamento, che "serve -ha sottolineato Cheli- a garantire indipendenza e qualità che prescinda dal dato quantitativo delll'ascolto. Certamente occorre garantire il finanziamento per un arco plurienannale adeguato che consenta una programmazione congrua. Io credo anche che bisognerebbe alleggerire le risorse pubblicitarie rispetto alle risorse pubbliche, per andare gradualmente verso una progressiva abolizione della pubblicità nel tempo. E intervenire contemporaneamente sulla riscossione sui livelli intollerabili di evasione: si può pensare al modello spagnolo (con l'inserimento in bolletta) o tedesco (il collegamento all'abitazione) ma qualcosa bisognerà fare".

Secondo Cheli, "si può partire dalla governance ma mettendo subito sul tavolo i passaggi successivi che sono la definizione della mission e il meccanismo di finanziamento", ha aggiunto il costituzionalista che giudica difficile che una riforma di questo tipo, più completa, possa nascere "entro il mese d'agosto" ma che giudica assolutamente plausibile una prorogatio degli attuali vertici, il cui mandato è scaduto a fine maggio, fino all'autunno.

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