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Teatro: Enzo Iacchetti, 'uso' Gaber per fargli un omaggio originale

18 marzo 2015 | 16.03
LETTURA: 4 minuti

Il comico festeggia stasera al Salone Margherita il traguardo importante di 'Chiedo scusa al Signor Gaber', la piece scritta da lui a quattro mani con Giorgio Centamore in cui fa un 'omaggio originale' al grande cantautore milanese. Tra monologhi e canzoni, lo show non tralascia l'attualità, mostrando, a 12 anni dalla scomparsa, l'intuizione di Gaber nel tratteggiare l'Italia di oggi.

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Enzo Iacchetti (Foto Infophoto) - INFOPHOTO

Centoventi repliche di uno spettacolo che è ormai diventato un 'must', amato dai più grandi e gradito dai più giovani, che, alla fine dello show, chiedono spesso: "Ma il Signor Gaber ha fatto altri dischi?". Enzo Iacchetti festeggia stasera al Salone Margherita il traguardo importante di 'Chiedo scusa al Signor Gaber', la piece scritta da lui a quattro mani con Giorgio Centamore in cui "Iacchetti usa Gaber per fargli un omaggio originale".

Il comico, raggiunto telefonicamente dall'Adnkronos poco prima dell'importante serata, è euforico: "Non mi aspettavo che ci fosse tanta richiesta -dice- perché io ero partito con un disco, dove facevo un omaggio a Gaber". Il disco, confezionato nel 2010, dà il titolo allo spettacolo ed è una contaminazione fra i primi pezzi di Gaber (tra cui 'Torpedo Blu, 'Cerutti Gino', 'Il Riccardo') e il pop moderno come Jovanotti e Zucchero.

"E' una grande soddisfazione che i ragazzi poi vadano a comprare anche i dischi più impegnati dopo essere venuti allo spettacolo - dice Iacchetti- Io non me la sono sentita di fare uno spettacolo scritto da lui senza un mio tocco di originalità". Anche perché "i gaberiani sono scettici sulle cose che fai in modo diverso da lui -spiega l'attore- ma io non avrei mai voluto rappresentare una cosa sua, perché il confronto sarebbe stato improbabile".

Lo show rivela, a 12 anni dalla scomparsa tutta l'attualità del grande cantautore

Lo show, un'alternanza di monologhi e canzoni che sarà in scena fino al 29 marzo prossimo, non tralascia l'attualità, rivelando la grandissima intuizione di Gaber nell'aver previsto l'Italia di oggi. "Riccardo 'giocava da solo con il biliardo' -è l'esempio di Iacchetti- ora ci sono gli uomini che giocano da soli alle macchinette". A Gaber lo show "piacerebbe moltissimo, queste contaminazioni con Jovanotti, Zucchero, sono quella modernità che si sposa benissimo con lui".

Uno show gioioso, che ricorda un Gaber allegro, all'apparenza meno impegnato ma nello stesso tempo cinico ed attuale anche nelle sue canzoni da TV in bianco e nero. Nella piece vengono presi di mira i luoghi comuni della società, fra cui le aberrazioni date dall'uso distorto dei social network. "Parlo della grande bufala dei social network -spiega Iacchetti- come quella che per trovare un amico basta cliccare 'mi piace', e sei amico di uno che non sai nemmeno che faccia abbia. Ai nostri tempi, prima di trovare un amico ci si doveva litigare, lo si doveva abbracciare, c'era una necessità fisica di toccarsi, di scegliersi".

Si ride insomma, "ma con intelligenza, alla Gaber, non ci sono battutacce o barzellette" dice ancora il comico, che osserva come si parli di "sogni, quelli verso un futuro bello che vediamo sempre più lontano". Iacchetti è da poco diventato direttore artistico del Salone Margherita, e rivela di avere dei progetti di rilancio che rivoluzioneranno la comicità caratteristica del teatro.

Il comico porterà i giovani talenti al Salone Margherita di cui è nuovo direttore artistico

"E' uno dei teatri più belli che io abbia mai visto -dice- e quando Nevio (Schiavone, nuovo patron del Salone Margherita, ndr) mi ha chiesto 'te la senti di dirigerlo' gli ho dovuto dire subito che non mi sono mai piaciuti i comici del Bagaglino". Iacchetti, insieme al collaboratore artistico Demo Mura, ha quindi un progetto "con una linea molto più moderna, fatta di giovani talenti. Con tutto il rispetto per quel tipo di umorismo, che ormai però non funziona più".

Come tutte le novità, "ci vorrà del tempo perché funzioni, ora, lo dico sinceramente, non facciamo i pienoni -dice Iacchetti -ma la gente viene sempre di più ed è contenta di vedere un umorismo più giovane più surreale. Più simile a me". Quello che è uno dei più antichi e importanti teatri del varietà italiano "per forza deve rinascere -conclude il popolare comico- Io non ho neanche chiesto lo stipendio. Ma a poco a poco ce la faremo".

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