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Epatite acuta bambini, Di Giorgio: "17 casi segnalati in Italia"

26 aprile 2022 | 13.28
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"Nessun incremento anomalo di casi per ora nel nostro Paese come, invece, si è registrato nel Regno Unito"

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(Fotogramma)

Epatite acuta nei bambini, "nessun incremento anomalo di casi per ora nel nostro Paese come, invece, si è registrato nel Regno Unito". A dirlo all'Adnkronos Salute è Angelo Di Giorgio, pediatra epatologo del Centro epatologia e trapianti pediatrici dell'ospedale Papa Giovanni XXII di Bergamo, coordinatore dell'Area fegato-pancreas della Società italiana di gastroenterologia epatologia e nutrizione pediatrica (Sigenp), società scientifica che ha lanciato pochi giorni fa una survey, indirizzata ai centri di epatologia pediatrica, per verificare l'eventuale aumento delle epatiti acute. "I nostri primi dati indicano, da gennaio 2022 in Italia, 17 casi di epatite acuta ad eziologia sconosciuta e solo 7 pazienti sono di età inferiore ai sei anni. Un numero assolutamente congruo rispetto al triennio precedente, dal 2019 al 2021".

"Per ora quindi non ci sono indicazioni di anomalie rispetto a queste epatiti. Si tratta di un numero atteso: l'epatite è un'infiammazione del fegato che molti virus riescono a causare, ma la gran parte dei bambini guarisce e sta bene. Sono patologie che affrontiamo dagli anni '30", precisa. A conferma del risultato anche il fatto che "una delle domande della survey era se i medici avessero la percezione dell'incremento di casi nel loro centro. Nessuno ha risposto di sì".

La "survey - continua Di Giorgio - si chiuderà domani. E mi aspetto che qualche altro centro risponda ancora. E' possibile che venga segnalato qualche altro caso, ma questo non influirà granché sul risultato finale. I 17 segnalati rappresentano la risposta a 24 ore dalla survey, a cui hanno partecipato 41 centri, comunque altamente rappresentativi perché sono inclusi tutti i centri trapianti e le epatologie di terzio livello".

"L'incremento anomalo di casi di epatiti ad eziologia sconosciuta nei bambini si registra, al momento, solo nel Regno Unito. Solo lì. E su questo mi conforta anche il fatto che, dal confronto che ho avuto in questi giorni con i colleghi di Francia, Spagna e Germania emerge che anche loro, come noi, hanno una percezione che non ci sia incremento di casi segnalati. Registrano un andamento simile agli anni precedenti. Non si può escludere nulla ma, per un quadro più chiaro, bisognerà attendere due o tre settimane".

I casi riportati dall'Organizzazione mondiale della Sanità in tutto il mondo, continua, "sono quelli che ci sono sempre stati. E' una malattia che esiste, è sempre esistita: tre, otto o 10 casi nei vari Paesi d'Europa rientrano nella 'normalità'. Così come, purtroppo, ci sono ogni anno trapianti: in tutto il mondo, il 30-40% di bambini trapiantati di fegato lo sono a causa di un'eziologia sconosciuta, e ciò accade da oltre 70 anni. Il picco anomalo, ad oggi, è nel Regno Unito e speriamo che si limiti a questo".

Il bambino di 11 anni sottoposto a trapianto di fegato all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, per un'epatite a eziologia sconosciuta ,"lo consideriamo guarito perché il trapianto rappresenta un'opzione terapeutica che porta alla guarigione: queste epatiti non ritornano dopo il trapianto, lo sappiamo di certo. La bambina più piccola, invece, ha superato l'epatite con la sola terapia medica senza necessità di ricorrere a trapianto". Il piccolo "ha avuto un quadro clinico grave e purtroppo, nel mese di marzo, è stato necessario ricorrere al trapianto. Non si tratta, però, di una situazione inedita o anomala. Nel nostro ospedale da tre ai 5 bambini l'anno, purtroppo, sono sottoposti a trapianto perché presentano forme di epatite ad eziologia sconosciuta. E' una malattia che conosciamo dagli anni '30".

La struttura lombarda ha seguito anche un'altra paziente che rientra nel quadro della epatiti senza causa, su cui c'è allerta dopo l'incremento anomalo che si è registrato nel Regno Unito. "Una bambina di 6 anni per la quale l'epatite si è risolta con le cure mediche, come accade nella maggioranza dei casi", conclude Di Giorgio ribadendo che "in Italia, al momento, non c'è un incremento anomalo di queste patologie. Monitoriamo la situazione, ma non siamo colpiti dal fenomeno che ha interessato la Gran Bretagna".

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