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Erg, da petrolieri a 'green': gruppo guarda a mercato retail dell'energia /Video

23 maggio 2016 | 17.43
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Erg, da petrolieri a 'green': gruppo guarda a mercato retail dell'energia - (AdnKronos)

Erg guarda come a una "grande opportunità" al mercato retail, continua a crescere in Europa e 'bacchetta' l'Italia dove "la mancanza di una politica energetica chiara" penalizza gli investimenti nel settore delle rinnovabili. Il gruppo che ha cambiato pelle è pronto a nuove sfide in un settore in trasformazione e sempre più affollato. "Potete non chiamarci più petrolieri - sottolinea il presidente Edoardo Garrone -, perché non c'è più nessuna relazione con i driver che caratterizzavano i nostri risultati in passato". Negli ultimi otto anni, tre miliardi sono stati reinvestiti dal gruppo in Italia, segno di un'attenzione verso il Paese che vuole continuare, "ma serve una politica energetica seria, se no il rischio è che gli investimenti vadano da un'altra parte", aggiunge.

"Primo player nell'eolico in Italia" con circa 1.700 megawatt di capacità istallata "presenza forte in Europa", come precisa il vicepresidente Alessandro Garrone, Erg conta anche sull'idroelettrico (527 megawatt di potenza complessiva) concentrato nella zona di Terni e sull'impianto termoelettrico siciliano a Priolo Gargallo (480 megawatt). Una diversificazione geografica e tecnologica equilibrata in termini di fonti produttive - 63% di potenza nell'eolico, 19% idroelettrico e 18% nel termoelettrico - con un focus sempre più europeo: "se nel 2014, l'81% della potenza installata era in Italia, all'inizio del 2016 siamo arrivati al 37% all'estero", sottolinea l'amministratore delegato Luca Bettonte in un incontro con la stampa. Dopo Francia e Germania, Erg punta sull'Inghilterra "dove stiamo già costruendo in questo momento 45 megawatt". Paesi con una "visione di politica energetica definita".

Se l'incertezza normativa in Italia spaventa, l'apertura nel 2018 del mercato energetico, "ci sono 20 milioni e più di clienti potenziali", attrae il gruppo 'green'. "Guardiamo con attenzione al 2018 - sottolinea l'ad Bettonte -. Oggi dire che siamo pronti sarebbe eccessivo: in questo momento siamo solo a metà del 2016, d'altra parte bisogna capire con attenzione cosa sarà, è molto importante come avverrà quell'apertura del mercato". L'auspicio "è che sia effettivamente concorrenziale, per dare la possibilità a chi è più competitivo di potersi giocare la partita fino in fondo".

Il mercato delle rinnovabili "non è più un outsider: l'anno scorso in alcuni momenti hanno prodotto il 40% dell'energia di questo Paese", ma richiede "investimenti importanti, che devono avere un ritorno ragionevolmente certo". Dopo il decreto 'spalmaincentivi', "oggi c'è una grande occasione per il regolatore e per gli investitori industriali". Se gli incentivi "hanno fatto la loro parte, la stanno ancora facendo, e sono serviti per costruire un'industria di produttori di energia eolica", adesso in una fase di consolidamento "dobbiamo guardare al futuro in modo diverso", dice l'ad. Il riferimento è ai cosiddetti Ppe, power purchase agreement, contratti di medio-lungo periodo che darebbero certezza agli investimenti assicurando la vendita di energia.

Se in Italia investire nel repowering, ossia nell'ammodernamento tecnologico dei parchi eolici già esistenti, non fosse possibile, "l'estero sarebbe la risposta immediata. In tre anni abbiamo investito il 40% di eolico all’estero e quindi è un mestiere che sappiamo fare. Ci piacerebbe farlo in Italia", ribadisce Bettonte. Una svolta sostenibile non solo dal punto di vista ambientale. "La nostra politica di dividendi oggi dichiarata è 0,5 euro per azione almeno, quest'anno l'abbiamo più che rispettata". Nel futuro "sarà funzionale al nostro sviluppo, almeno 0,5 euro ad azione nei prossimi anni lo possiamo confermare".

Sempre meno forte il legame con TotalErg: "Vogliamo che continui a essere valorizzata nel tempo e se nell'ambito di questo percorso ci può essere l'opportunità di uscire da questo investimento, noi questa cosa non la scartiamo", precisa l'amministratore delegato. Quanto alla quota del 63% attraverso cui la holding San Quirico controlla Erg "non è scolpita nel marmo, ma sicuramente - sottolinea il vicepresidente Alessandro Garrone - è scolpito che la famiglia ha interesse alla maggioranza, che si può esercitare anche con il 50,1%". In futuro la possibilità di una joint venture "non sarebbe un'ipotesi da scartare", ma nel caso potrebbe trattarsi "solo di soggetti finanziari". Dunque "Alleanze sì, ma non credo con operatori industriali".

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