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Esce 'Il libro nero della Repubblica italiana', pubblicato da Chiarelettere, un affresco di trent'anni di storia del doppio Stato

14 ottobre 2021 | 18.23
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Rosario Priore, magistrato che si è occupato dei principali processi di terrorismo in Italia e dei loro legami internazionali

L'8 maggio scorso, nel Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo, il Capo dello Stato Sergio Mattarella, in un'intervista rilasciata a un grande quotidiano nazionale, parla -a decenni di distanza dalle tragedie degli Anni Settanta- di "ombre, spazi oscuri, complicità non pienamente chiarite", che "ci sono ancora". Da qui, insiste il Presidente, "un'esigenza fondamentale per la Repubblica" è "la completa verità", un bisogno di giustizia laddove non tutte le responsabilità sono state scoperte e sanzionate. Ma soprattutto un bisogno di comprensione.

"Perché capire -spiegano all'Adnkronos Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella, studiosi, storici e giornalisti- è la premessa per non rivivere mai più quell'esperienza, che non solo ha comportato un altissimo costo in termini di vite umane, ma che ha contribuito a ridimensionare le prospettive di crescita del nostro Paese e il suo ruolo nella scena internazionale".

Quelle ombre, quegli spazi oscuri, quelle complicità non ancora chiarite, a cui alludeva Mattarella, sono infatti esattamente la materia di cui è fatto "Il libro nero della Repubblica italiana", di cui sono autori. Il volume 'omnibus' proposto da Chiarelettere, è oggi in uscita; raccoglie insieme -in sequenza cronologica- quattro loro titoli, pubblicati tra il 2010 e il 2020: "Intrigo internazionale", "Il golpe inglese", "Il puzzle Moro", "Le menti del doppio Stato". (segue)

Quegli anni di piombo, che non passano mai

Le analisi documentali dei due ricercatori vengono sostenute e corroborate da quelle di un magistrato, che è stato in prima fila nei principali processi di terrorismo interno e dei suoi legami esteri, Rosario Priore, che ha fatto parte di commissioni internazionali sull'eversione e la criminalità organizzata. Ciò che ne viene fuori è un grande affresco storico, giornalistico e giudiziario di un trentennio di vicende italiane, in cui le tre componenti sono esaminate da punti di vista diversi, trovando ognuna uno spazio proprio e una sintesi fuinale.

Esiste un nesso tra la violenza degli Anni di piombo in Italia e i contesti internazionali? Sì, senza dubbio, sostengono gli autori del libro. E si tratta di "una vera e propria guerra clandestina, combattuta dai nostri stessi alleati inglesi, americani e francesi". Così raccontano la vita del "doppio Stato" Cereghino e Fasanella, dando un quadro preciso, suffragato da una documentazione dettagliatissima, del perché la Repubblica italiana nella sua complessa ed efferata storia - dal secondo dopoguerra a oggi - è stata segnata da terrorismo, tentativi di golpe, servizi segreti deviati e stragi, in un’infinita serie di eventi tragici.

I loro libri sono frutto di anni di ricerche su "fonti di prima mano": documenti ufficiali mai del tutto chiariti, rinvenuti in archivi nazionali e anglosassoni fra i più prestigiosi del mondo, a cominciare da quello britannico di Kew Gardens. Emerge così il filo rosso che lega le inchieste di Priore, da Ustica a Moro, dall’attentato a Giovanni Paolo II alle stragi di origine mediorientale. (segue)

La storia, i processi, l'informazione: un nodo difficile da sciogliere

Dall’indagine si evidenziano "i contesti interni e internazionali, che fecero da sfondo agli Anni di piombo. Ecco apparire il 'grande gioco' sullo scacchiere italiano, in cui guerra fredda tra nemici e guerra segreta tra amici e alleati per il controllo del Mediterraneo (e del petrolio) si sono intersecate fino a sovrapporsi, contribuendo a creare, nella seconda metà del Novecento, il terreno fertile per violenza e terrorismo".

Nessi a lungo negati, misconosciuti o sminuiti, ma che ora cominciano finalmente a essere riconosciuti anche nella discussione pubblica. "Mentre il volume stava andando in stampa -commentano gli autori- in diverse città italiane erano aperte inchieste giudiziarie sull'assassinio di Moro e su tanti altri episodi sia di terrorismo politico, che di terrorismo 'paramafioso'".

Segno, se ancora ci fosse bisogno di conferma, "che la verità sulla stagione di sangue vissuta dal nostro Paese è ritenuta lacunosa dalla stessa magistratura. L'interrogativo però è sempre il medesimo: fino a che punto ci si può spingere con le sentenze giudiziarie?". (di Rossella Guadagnini)

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