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Estate, la tintarella abbassa il colesterolo ma occhio alla cena

28 maggio 2014 | 18.31
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(Adnkronos Salute) - Estate stagione ideale per i 12 milioni di italiani che soffrono di ipercolesterolemia. Una salutare esposizione ai raggi solari, infatti, stimola la produzione di vitamina D che fa abbassare i livelli di colesterolo nel sangue. Ma stare distesi al sole non basta. Il colesterolo si combatte soprattutto a tavola e in modo particolare a cena, perché il picco di secrezione si verifica intorno alle 2 di notte. "Nell'ultimo pasto della giornata, attenzione ai carboidrati. Pane, pasta, pizza, riso, cereali e dolci vanno limitati per tenere sotto controllo l'insulina e, quindi, controllare l'enzima responsabile dell'innescamento della secrezione di colesterolo endogeno nel fegato. Sì, invece, a pesce e verdure: alimenti ricchi di omega-3 e fibre, dotati di molecole utili nel controllo del colesterolo", consiglia Pier Luigi Rossi, medico specialista in Scienze della alimentazione e medicina preventiva, autore del libro 'Dalle calorie alle molecole. Il nuovo orizzonte nel controllo del peso' (Aboca).

Il colesterolo è una sostanza fondamentale per l'organismo perché svolge molte funzioni: dalla costruzione di alcuni ormoni, tra cui quelli sessuali, alla costituzione delle membrane cellulari e di vari tessuti. La sua presenza nell'organismo è determinata dall'introduzione della molecola attraverso l'alimentazione giornaliera, anche se la maggior parte di quello contenuto nel corpo umano viene prodotto direttamente dalle cellule (colesterolo endogeno). "Fin qui tutto bene - spiega Rossi - ma quando il suo valore eccede, diventa un fattore aggressivo e tossico per tutto il sistema cardio-circolatorio tale da generare aterosclerosi e danni irreversibili al cuore. La stagione estiva è una grande alleata per tenerne i valori sotto controllo: in questo periodo, i livelli di colesterolo nel sangue diminuiscono perché il colesterolo viene trasformato in vitamina D dai raggi solari attivi sulla cute. Un'esposizione corretta al sole permette infatti alla pelle di produrre circa il 90% del fabbisogno totale di vitamina D. Una sana tintarella, quindi, è una valida alleata per contrastare l'ipercolesterolemia".

Ma stare al sole, ovviamente, non basta. Occorre cogliere anche le opportunità alimentari offerte dall'estate, ossia una più ampia varietà di frutta e verdura disponibile. Meglio ancora se biologica e a km 0. "Un'alimentazione ricca di pesce e di vegetali, in quanto ricca di acidi grassi insaturi salutari come gli omega-3, in particolare Epa e Dha - precisa l'esperto - è un ulteriore alleato del nostro benessere contro i rischi che un eccesso di colesterolo può comportare. Mangiare verdura, cruda e cotta è un'azione salutare che permette di assorbire il colesterolo alimentare e i sali biliari prodotti dal fegato. Inoltre, le fibre idrosolubili contenute nelle verdure, una volta ingerite, nell'intestino formano un gel, insieme all'acqua, capace di mantenere sotto controllo i valori della glicemia e produrre meno insulina. Ed è proprio tenendo a bada la secrezione di questo ormone che si produce meno colesterolo".

Soprattutto a cena, perché il picco si raggiunge intorno alle due di notte. "Purtroppo - dice Rossi - l'ultimo pasto della giornata è diventato per gli italiani quello in cui si introduce il più alto apporto energetico, spesso non tenendo conto che il corpo umano ha ritmi metabolici e ormonali del tutto contrari a questo modello di vita e di alimentazione: proprio quando l'organismo richiede la minore quantità di cibo e di energia, si tende a mangiare di più e a fare il pieno di carboidrati e lipidi, con massive porzioni di pasta, pizza, dolci e condimenti grassi".

Questo errore alimentare procura un brusco aumento della glicemia, con conseguente aumento della secrezione dell'insulina. Un elevato livello di insulina raggiunto nella tarda serata stimola, a sua volta, l'enzima che innesca la produzione di colesterolo endogeno nel fegato fino a circa 2,5 grammi. "Un valore altissimo - sottolinea l'esperto - se si considera che la quantità di quello introdotto per via alimentare (e mangiando male) è di circa 300 milligrammi. Certo, la sua produzione è geneticamente programmata da individuo a individuo, ma la quantità globale è dipendente dalla presenza di insulina proprio nella notte. Con la riduzione del cibo, in particolare degli alimenti ricchi di carboidrati (pane, pasta, pizza, riso, cereali, dolci) a cena si ottiene un controllo della glicemia e della conseguente secrezione di insulina con il risultato finale di abbassare la produzione epatica di colesterolo".

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