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Eternit bis, cambia accusa per magnate svizzero: da omicidio volontario a colposo

29 novembre 2016 | 16.09
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Parenti vittime amianto, immagine di repertorio (Fotogramma)

Il gup di Torino Federica Bompieri ha derubricato per il magnate svizzero Stephan Schmidheiny l'accusa da omicidio volontario a omicidio colposo nell'ambito del processo Eternit bis. Di conseguenza ha dichiarato la prescrizione per un centinaio di casi e per gli altri ha rinviato alle procure di Reggio Emilia per lo stabilimento di Rubiera, di Napoli per quello di Bagnoli e di Vercelli per Casale per le opportune iniziative. Per due casi, infine, si andrà a processo a Torino e l'udienza è stata fissata per il prossimo 14 giugno .

"E' una grande vittoria - ha commentato uno dei legali difensori, Astolfo di Amato -. Siamo soddisfatti perché è crollata l'accusa di omicidio volontario, ora si procederà su basi più serene e potrà emergere la totale estraneità del mio assistito". "Un po' di amarezza c'è - ha sottolineato per l'accusa il pm Gianfranco Colace - siamo soddisfatti aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza poi vedremo se ricorrere in appello". Infine per le parti civili, uno dei legali, Sergio Bonetto, ha aggiunto: "Il processo è stato smontato in pezzi vari e non si conosce quale strada processuale seguiranno. Ciò che è certo è che la conoscenza di quanto è accaduto si allontana".

Toccherà alla procura di Vercelli, competente per lo stabilimento Eternit di Casale Monferrato, il numero maggiore di casi, 243, di cui si dovrà occupare dopo che il procedimento a carico del magnate svizzero Stephan Schmidheiny, per decisione del gup torna alla fase delle indagini preliminari e si spezzetta in quattro diversi tribunali italiani. Oltre a Vercelli otto casi saranno di competenza della procura di Napoli per lo stabilimento di Bagnolo e due di Reggio Emilia per quello di Rubiera. Due casi restano in giudizio a Torino, mentre 3 ( e non un centinaio come si era detto subito dopo la sentenza, ndr.) i casi dichiarati subito prescritti d'ufficio dal gup. "In Italia - ha sottolineato Bruno Pesce in rappresentanza di Afeva, l'associazione familiari e vittime di amianto - la cultura giuridica non ancora matura per digerire il dolo nella criminalità d'impresa".

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