cerca CERCA
Martedì 03 Agosto 2021
Aggiornato: 00:13
Temi caldi

Ue: Eurispes, più della metà dei fondi rischia di evaporare

12 agosto 2014 | 13.36
LETTURA: 4 minuti

Italia fanalino di coda per impiego risorse messe a disposizione. Al Sud più ritardataria la Campania. E dopo l'allargamento della Ue aumentano le diseguaglianze.

alternate text

Più della metà dei fondi messi a disposizione dall'Europa per il periodo 2007-2013 rischiano di tornare al mittente. Entro il 31 dicembre 2015 infatti, dovranno essere spesi, altrimenti scatterà la restituzione automatica. A segnalare la situazione, in base ai dati aggiornati ad aprile 2014, è una ricerca dell'Eurispes sottolineando che "questa inefficienza di spese può rivelarsi tutt'altro che indolore, per quanto riguarda l'Italia, perché una volta trascorso il 31 dicembre 2015, l'Unione non sarà più vincolata a erogare i fondi che aveva impegnato per il periodo di bilancio 2007-2013".

Dei 27,92 miliardi di euro stanziati dalla Ue nel settennato 2007-2013, la spesa certificata operata dall'Italia e dai suoi enti locali (tramite i Pon e i Por, rispettivamente) ammonta a 13,53 miliardi di euro, e questo significa che ben 14,39 miliardi di euro, devono essere spesi entro la data limite, pena il disimpegno automatico di tali risorse. Il quadro 'a tinte fosche' si rileva dalle statistiche sul tasso di realizzazione del Programma di spesa dei fondi strutturali nel periodo considerato, che si distingue per la sua, tutt'altro che lusinghiera, incapacità nello spendere i fondi comunitari.

Emerge infatti un ritardo cronico nei confronti degli altri paesi membri, che vantano tassi di esecuzione decisamente più elevati del nostro. Ad esempio, il tasso di attuazione dei programmi operativi finanziati dal Fesr si attesta poco al di sopra del 45%, un valore ben al di sotto della media Ue (60,81%), e del paese che ha registrato la performance più lusinghiera, la Lituania (80,1%).

Soltanto due paesi sono riusciti a fare peggio di noi: la Croazia, il 22%, semplicemente perché, essendo stata ammessa nell'Ue soltanto nel 2013, non ha avuto il tempo materiale di spendere tali risorse, tra l'altro piuttosto esigue e la Romania, fanalino di coda con il 37%. Percentuali analoghe si riscontrano anche relativamente al tasso di realizzazione dei programmi legati all'obiettivo Convergenza, evidenzia l'Eurispes. Anche in questo caso, provvede la solita Romania, a salvare seppur parzialmente l'onore dell'Italia, mentre il primo della classe è un altro paese baltico, l'Estonia (78,3%).

Il tasso di realizzazione è leggermente più lusinghiero per quanto riguarda i programmi finanziati dal Fse, con il 58,66% di spesa delle risorse impegnate, e un 16° posto su 26. Per l'ennesima volta, il più elevato tasso di realizzazione spetta a un paese baltico, la Lettonia, che registra lo sbalorditivo tasso di realizzazione del 95%, ben superiore al 63,5% che rappresenta la media Ue.

Altrettanto mediocre, ma non disastrosa, la performance legata alla realizzazione dell'obiettivo Competitività, che registra la spesa del 59,1% dei fondi impegnati dall'Ue, leggermente al di sotto della media (62,57), e in 13° posizione su 19 Stati: una graduatoria guidata dalla Grecia, con l'85,8% delle attività realizzate in termini di fondi comunitari spesi. (segue)

Di conseguenza, per via di carenze di tipo organizzativo (mancata esecuzione dei progetti), inefficienze burocratiche, incapacità di presentare progetti valutati come appropriati, l'Italia vedrà evaporare cospicui stanziamenti finanziari che le spettavano di diritto e che sarebbero vitali in questo periodo di contrazione dell'attività economica. Basti pensare che l'ammontare a cui l'Italia si vedrebbe costretta a rinunciare equivale a oltre l'1% del Pil registrato dal Paese nel 2013 (1.362,5 miliardi di euro).

La maggior parte dei soldi a rischio disimpegno, dovrebbero finanziare l'obiettivo Convergenza, ovvero le regioni economicamente disagiate: infatti, allo stato attuale, sono proprio le regioni del Mezzogiorno a mostrare una più modesta capacità di spesa, che si esprime in un tasso di realizzazione estremamente ridotto (45,37%), mentre le altre regioni, nel loro complesso, registrano un tasso di attuazione del programma del 59,08%.

Di conseguenza, per ironia della sorte, le regioni del Sud Italia, per via della loro scarsa capacità di spesa, si vedrebbero costrette a rinunciare a risorse pecuniarie che sarebbero vitali per dare impulso al loro sviluppo economico.

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche
ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza