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Euro 2016: Il rigore di Teotino, il caso Croazia e le colpe dell'Uefa

20 giugno 2016 | 17.29
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Luka Modric - AFP

In attesa di conoscere l’entità della sentenza con cui l'Uefa punirà la Croazia per gli incidenti di Saint Etienne, è il caso di domandare: ma chi punirà l'Uefa? Sì, perché è troppo semplice caricare sulle spalle delle singole Federazioni la soluzione di problemi drammatici che investono il mondo del calcio nel suo complesso. Così come accade a livello di singole società, le Federazioni talvolta sono effettivamente deboli nell’affrontare la piaga ultrà, quando addirittura non sono complici, ma in altre circostanze sono invece vittime dei loro tentativi di spezzare la catena dei ricatti e dee violenze.

Alla prima categoria appartiene senz’altro la Federcalcio di Mosca, che in questi giorni è rimasta in silenzio persino di fronte alle parole pronunciate da alcuni esponenti politici russi di sostegno ai violenti che hanno messo a ferro e fuoco Marsiglia. Addirittura ieri è stato consentito a una calciatore della nazionale, l’attaccante Smolov, di attaccare in conferenza stampa inglesi e gallesi, colpevoli secondo lui di avere provocato gli ultrà del suo Paese. La Federcalcio croata invece sta cercando di resistere ai ricatti che condizionano ormai da anni l’attività agonistica della squadra.

In particolare, è il gruppo della Torcida dell’Hajduk Spalato che ha dichiarato guerra alla Federazione, da quando è stata decisa l’introduzione di una sorte di una sorta di tessera del tifoso, indispensabile per ottenere i biglietti per seguire la nazionale in trasferta.

Conoscendo conseguenze e pericoli di questa situazione, la Federazione croata aveva messo sull’avviso non solo le autorità di sicurezza francesi, ma anche la stessa Uefa, indicando proprio la partita con i cechi di Saint Etienne come quella prescelta per provocare incidenti. Ebbene, secondo il prefetto della Loira, Evence Richard, la responsabilità di non averli evitati ricade sulle spalle dell’Uefa, cui spetta, per divisione dei compiti concordata, l’organizzazione della sicurezza all’interno degli stadi.

Si era ritenuto infatti prima dell’inizio della manifestazione, e con tutte le ragioni del mondo, che la polizia francese dovesse occuparsi al cento per cento della minaccia terroristica. Le accuse del prefetto Richard sono circostanziate: "Mancavano dalle 150 alle 200 persone necessarie per poter effettuare controlli adeguati agli ingressi, addirittura una delle porte dello stadio non è stata neppure aperta, all’orario d’inizio della partita almeno 2000 persone erano ancora fuori dallo stadio". Una confusione che ha consentito di introdurre razzi, fumogeni e petardi. Per colpa dell’Uefa. Che punisce ma non viene mai punita.

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