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Euro 2020 e variante Delta, finale a Wembley: dubbi degli esperti

22 giugno 2021 | 16.07
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Molti i virologi che si dicono d'accordo con la proposta di Draghi di spostare il match in un’altra città non alle prese con il dilagare del Covid.

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(Afp)

Fa discutere la proposta di spostare la finale degli Europei di calcio da Londra a una città non alle prese con il dilagare del Covid, avanzata ieri dal premier Mario Draghi. La Uefa e Downing Street hanno nettamente escluso un cambio di 'location', rimarcando che il match in programma l'11 luglio "si terrà a Wembley", ma sono molti gli esperti virologi italiani che si dicono d'accordo con la proposta del presidente del Consiglio.

Pregliasco: "Si corre rischio non indispensabile"

In particolare secondo Fabrizio Pregliasco si tratta di "un assembramento con uno spostamento a livello internazionale che in questo momento non è indispensabile". "Capisco la preoccupazione di Draghi", commenta all'Adnkronos Salute il virologo dell'università degli Studi di Milano, pensando alla diffusione della variante Delta del Covid in UK e la risalita dei contagi che ha costretto il primo ministro Boris Johnson a rimandare il Freedom day e l'addio alle ultime restrizioni. "In generale - riflette Pregliasco - le aperture sono necessarie, sicuramente importanti, così come il turismo. Però nella finale degli Europei non c'è quella ricaduta economica distribuita, che giustifica altre aperture. Ci sono interessi economici mega, ma sono concentrati. Il ristoratore della trattoria o il bed & breakfast non ha un grande riscontro da un evento 'mordi e fuggi' rispetto ad altre aperture che per lui sarebbero auspicabili. Penso per esempio che qui si sono lamentati molto i ristoratori, ma tu con la finale degli Europei non gli dai un aiuto. E nemmeno in Inghilterra".

"Spostando persone intorno al mondo - aggiunge Pregliasco - e andando lì a stare tutti insieme a ridere, urlare, scherzare e divertirsi, si corre il rischio di far salire il virus. Altre aperture, che pur sono dei rischi, hanno una giustificazione rispetto al turismo perché rappresentano un'economia distribuita a favore di tanti. Lì invece non si favorisce nemmeno l'Inghilterra e il turismo inglese. Sono eventi mordi e fuggi, persone che arrivano, si infettano e si redistribuiscono. E' solo un rischio di far circolare di più per esempio la variante Delta".

Minelli: "Serve prudenza"

Secondo l'immunologo Mauro Minelli, "la prudenza del primo ministro Mario Draghi, a mio avviso, andrebbe letta come un'indice di serietà e non come un tentativo di cambiare le regole nel corso del gioco. Credo infatti che ciascun Governo debba preoccuparsi di garantire la sicurezza e la salute di tutti, soprattutto nell'ambito di una manifestazione sportiva di livello internazionale in cui si riaffacciano timidamente i primi tifosi allo stadio dopo un anno e mezzo", spiega all'Adnkronos Salute il responsabile per il Sud della Fondazione italiana di Medicina personalizzate. "Personalmente non ritengo che in questa fase possano esservi particolari rischi di un contagio incontrollato ma per eccesso di prudenza, che nell'esperienza della Covid-19 si è rivelata un'alleata preziosa, il Governo britannico, se i dati dovessero consigliarlo - suggerisce Minelli - potrebbe ridurre il numero degli accessi e imporre (contrariamente al modello ungherese o a quanto sta per accadere anche in Italia) l'uso della mascherina all'interno dello stadio di Wembley per la finalissima dei campionati europei. Immagino che cambiare la sede della partita non sia una soluzione facile da mettere in atto nel giro di pochi giorni, ma dare un segnale forte di cura e attenzione è invece possibile e ragionevole, o addirittura doveroso", conclude.

Andreoni: "Se in Gb aumentano casi finale è a rischio"

"Se nei giorni della finale degli Europei in Gran Bretagna dovesse esserci una situazione epidemica preoccupante, è chiaro che si dovranno prendere delle decisioni sullo spostamento della partita. Concordo con le domande che si è posto il premier Draghi, dobbiamo ricordarci che la variante Delta è ad alta trasmissione", sottolinea all'Adnkronos Salute Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma.

Bassetti: "Nessun rischio"

Voce fuori dal coro quella di Matteo Bassetti. "Già ci sono delle procedure sanitarie per l'arrivo in Gran Bretagna e per il ritorno in Italia. Dal punto di vista sanitario, a meno che non arrivino 20mila tifosi italiani per l'eventuale finale degli Azzurri, non credo che ci siano problematiche. A quanto mi risulta poi i giocatori e lo staff dell'Italia sono vaccinati", afferma all'Adnkronos Salute il direttore della Clinica di malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova.

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