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Europee: Roma (Censis), 80 euro hanno dato segno di forte inversione tendenza

26 maggio 2014 | 14.26
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Roma, 27 mag. (Labitalia) - "Gli 80 euro dati dal governo ai lavoratori in busta paga hanno inciso certamente sull'ottimo risultato elettorale del Pd, ma non tanto per i soldi in se', quanto piuttosto per il forte segnale di inversione di tendenza che hanno dato ai cittadini, dopo che tutti i governi prima di quello attuale avevano solo aggravato il peso della fiscalità sui lavoratori dipendenti. Per la prima volta, invece, ai lavoratori dipendenti sono state ridotte le tasse". Così Giuseppe Roma, sociologo e direttore generale del Censis, commenta con Labitalia la netta affermazione del partito guidato dal premier, Matteo Renzi, alla tornata elettorale europea. "In questo senso -spiega Roma- non regge proprio il paragone fatto da qualcuno con 'una scarpa prima e una scarpa dopo le elezioni' dei tempi di Lauro. Questa degli 80 euro non è una regalia, ma una misura politica precisa, annunciata e realizzata subito dopo con un decreto".

Insomma, dice Roma, "un 'detto e fatto' che ha dato certezza agli elettori, che, al momento di votare, hanno optato per chi si era 'sporcato' le mani con qualcosa di concreto (anche se non risolutivo) preferendolo ai paroloni e ai toni roboanti di Grillo e del Movimento 5 Stelle, che però di cose ne hanno fatte poche". "Teniamo conto che il Pd ha preso circa 3 milioni di voti in più, quindi un forte spostamento di voti", conclude Roma.

"Renzi non ha scelto di fare ideologia, ma di governare. Per questo i lavoratori l'hanno votato, nonostante l'atteggiamento dei sindacati verso il premier non sia stato positivo e nonostante lo stesso premier non abbia coinvolto i sindacati nelle decisioni più importanti", dice ancora il direttore generale del Censis. "In questo governo c'è molta rappresentanza del lavoro: abbiamo un ministro del Lavoro che viene dal mondo cooperativo, un ministro dello Sviluppo che viene dalla Confindustria, ma Renzi non ha scelto di fare ideologia, ma di governare, di fare delle scelte e di prendere decisioni. Ristabilendo così i ruoli che sono propri delle parti: il sindacato faccia il sindacato, il governo faccia il governo. Una cosa che piace anche ai lavoratori", dice Roma.

Roma ricorda che, "in un passato anche recente, abbiamo assistito a un forte peso dato al sindacato e alla firma di accordi per sopperire alle carenze della politica". "Ma se la politica c'è -conclude- il sindacato, come le altre associazioni di categoria, dice la sua, ma quando c'è da prendere una decisione, la prende il governo".

"Sono elezioni in cui ha trionfato il realismo e in cui gli italiani hanno votato con lo spirito del padre di famiglia, scegliendo con molto buon senso. E sono anche elezioni in cui, sia per l'affluenza sia per la pazienza con cui gli elettori si sono messi in fila per rinnovare le tessere elettorali, gli italiani hanno dato prova di civismo", spiega Roma. Roma aggiunge che "tutto il livore espresso in altri Paesi europei contro l'Ue in Italia alla fine non si è manifestato". "Gli italiani -spiega- si lamentano spesso dell'Europa, ma poi sono ben contenti di farne parte. Sono più partecipi all'Ue che non al Mediterraneo".

Gli euroscettici da noi non hanno trovato lo stesso spazio "perchè non siamo isolazionisti come la Gran Bretagna o la Francia", dice Roma. "Siamo un po' meno egoisti, e poi abbiamo paura di uscire dall'euro: la gente lo sa che se torniamo alla lira perde di botto il 30-40% della sua ricchezza", conclude.

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