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Arrestato l’ex ministro Clini, è accusato di peculato

26 maggio 2014 | 09.11
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Si sarebbe appropriato di fondi per 3,4 milioni, relativa a un finanziamento di complessivi 54 milioni destinati a un progetto di risanamento ambientale in Iraq. Arrestato anche un imprenditore: entrambi sono ai domiciliari

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(Foto Infophoto) - INFOPHOTO

L’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini è stato arrestato dalla Guardia di Finanza con l’accusa di peculato.

Secondo l’accusa Clini si sarebbe appropriato di fondi per 3,4 milioni destinati a un progetto di risanamento ambientale in Iraq.

Insieme all’ex ministro è stato arrestato un imprenditore. Entrambi, ai domiciliari, sono ritenuti dagli inquirenti responsabili di peculato in concorso ai danni del ministero dell’Ambiente. Le misure sono state richieste da Tribunale di Ferrara a fronte di un’ipotesi distrattiva di 3,4 milioni di euro, relativa al finanziamento concesso dal ministero.

Sono in corso perquisizioni.

Nel mirino della Gdf di Ferrara è finito un finanziamento di complessivi 54 milioni di euro destinato dal ministero dell’Ambiente a un progetto volto alla protezione e preservazione dell’ambiente e delle risorse idriche, da realizzarsi in Iraq. Entrambi sono ritenuti, dagli inquirenti, responsabili di peculato in concorso ai danni del Ministero dell’Ambiente.

Sulla vicenda legata al progetto ‘New Eden’ - volto alla protezione e preservazione dell’ambiente e delle risorse idriche, da realizzarsi in Iraq e finanziato con il sostegno internazionale -, Clini era stato già sentito ad ottobre 2013 dalla Procura della Repubblica di Ferrara, nell’ambito dell’inchiesta condotta dai militari della Guardia di finanza che pochi giorni prima, su delega della procura, si erano presentati nella sede del ministero per acquisire una serie di documenti. Il progetto, all’epoca, era finito sotto la lente degli investigatori nel corso di un’altra inchiesta della Procura di Ferrara concentrata su un giro di fatture per operazioni inesistenti a carico della società ‘Med Ingegneria srl’ di Ferrara. Dalla verifica dei documenti fiscali, gli inquirenti avevano scoperto che una parte dei fondi destinati al progetto in Iraq erano confluiti in un conto corrente in Giordania.

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