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Mafia: ex procuratore Agueci, non c'è erede Riina, ora rischio nuova stagione sangue

22 novembre 2017 | 15.26
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L'ex Procuratore Agueci

La morte del capo dei capi, Totò Riina, è "uno spartiacque". Adesso dentro Cosa nostra si apriranno scenari che "non sappiamo in che direzione si svilupperanno". Ma una cosa è certa. "Ad oggi non c'è un vero e proprio erede, l'unico è stato Bagarella, che ha portato avanti la sua strategia". Leonardo Agueci, ex procuratore aggiunto di Palermo e per anni titolare di inchieste di mafia, non ha dubbi. L'ultimo viaggio del boss che guidò la stagione stragista di Cosa nostra lascerà il passo a "una serie di fibrillazioni, che fino ad ora erano state frenate proprio dalla mano di Riina". Più che un potere operativo, spiega Agueci all'Adnkronos, il capo dei capi era titolare di un valore simbolico. Il padrino corleonese era "un punto di riferimento" o meglio "un freno a ogni sovvertimento degli equilibri mafiosi. Adesso con la sua morte qualcosa succederà, ci saranno regolamenti di conti tra le famiglie". Omicidi che serviranno, secondo l'ex magistrato antimafia, a ottenere il sigillo della leadership.

Impossibile per Agueci attribuire il potere di capo di Cosa nostra all'ultima primula rossa, quel Matteo Messina Denaro ricercato da 24 anni e a cui investigatori e magistrati da anni continuano a fare terra bruciata intorno. "Non ha lo spessore per essere l'erede di Riina, che di lui diceva 'Si è sempre fatto gli affari suoi'. Credo che non abbia neppure molta incidenza sugli attuali equilibri di mafia". E allora dove guardare per individuare il successore di 'u curtu', così come veniva soprannominato il capomafia corleonese per via della sua bassa statura? "C'è una leva di giovanissimi mafiosi, ancora sconosciuta perché non toccata dalle indagini - spiega l'ex procuratore aggiunto - da cui potrebbe arrivare l'erede di Riina, una qualche figura di spicco che potrebbe avere il carisma necessario per ricoprire il ruolo di leader".

'Forza mafia? Sta anche in capacità di essere fornitrice di servizi'Certo, per Agueci "la speranza è che la mafia finisca". Eppure, nonostante i colpi inferti, Cosa nostra "indebolita" resta presente. "Conta molto meno - spiega il magistrato antimafia -, ma mantiene un forte controllo del territorio". Le ragioni della sua forza? "Si pone come un'entità alternativa allo Stato, una 'fornitrice di servizi'. Si alimenta del disagio e della povertà, assumendo una funzione in qualche modo 'sociale' che la rende credibile tra la gente. Spesso, purtroppo, più dello Stato. Questo è uno dei motivi del suo forte radicamento nonostante le azioni repressive e gli arresti che decimano le sue fila". Insomma il 'fascino' della mafia sta per Agueci anche nel 'volto accattivante' con cui si presenta, offrendo "servizi e protezione". Anche se, ammette, "non è più forte come un tempo anche perché oggi esiste uno Stato molto più forte". Le operazioni antimafia che hanno decapitato negli anni i vertici dei mandamenti a Palermo testimoniano come il racket delle estorsioni resti uno dei principali affari di Cosa nostra. Insieme al traffico di droga, l'imposizione del pizzo a tappeto non è solo un modo per rimpinguare le casse dei clan sempre più in rosso ma anche per dimostrare la forza sul territorio.

Il numero di denunce di vittime del pizzo resta bassi 'Ma si è fatta molta strada'

Di fronte a un fenomeno che mantiene la sua pervasività, però, il numero di denunce da parte delle vittime resta basso. "E' un fenomeno che non si può cancellare da un giorno all'altro - spiega Agueci. Siamo partiti da una situazione in cui l'estorsione era una tassa, pagavano tutti. Da allora si è fatta moltissima strada, c'è una maggiore coscienza civile, ma ancora tanto c'è da fare per arrivare alla cancellazione totale del fenomeno".

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