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Expo, Diana Bracco: "Sono io che chiedo garanzie e decisioni rapidissime"

18 ottobre 2014 | 09.24
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Così il commissario di Padiglione Italia, dopo il vertice con il presidente dell'Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone seguito all'arresto di Antonio Acerbo: "Rinforzare i ruoli chiave. Serve subito un nuovo responsabile unico del procedimento che dia indicazioni a ingegneri e operai, il nostro cantiere non può aspettare il 31 ottobre". Quanto ai tempi, "in questo momento il cronoprogramma è rispettato". E sottolinea: "E' il momento di stare uniti e lavorare"

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L'amministratore delegato Expo 2015 Giuseppe Sala e la presidente Expo 2015 Diana Bracco (infophoto)

"Sono io che chiedo garanzie e sono io che sollecito con forza decisioni rapide, rapidissime". Lo sottolinea Diana Bracco, commissario di Padiglione Italia e presidente della società Expo, in un'intervista al 'Corriere della Sera', dopo il vertice con il presidente dell'Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone seguito agli arresti disposti dalla magistratura milanese per Antonio Acerbo.

Diana Bracco si dice "preoccupata" e per questo, afferma, "io per prima sollecito soluzioni che anzi mi aspettavo di avere già ieri, anche perché da tempo io chiedo di rinforzare i ruoli chiave. Serve subito un nuovo Rup che porti avanti il processo degli appalti e dia indicazioni agli ingegneri e agli operai: il nostro cantiere non può aspettare il 31 ottobre".

"Il Padiglione Italia - spiega - come soggetto è quello che mette i contenuti, che propone il tema, cerca sponsor, coinvolge le istituzioni, i Comuni, le Regioni. Cose che abbiamo fatto e stiamo facendo con ottimi risultati. Ma la stazione appaltante delle strutture è la società Expo e le scelte sui nomi dei manager devono arrivare di lì. Ovviamente ne discuto con il commissario Sala, ma la parola finale non è mia".

Quanto ai tempi, "in questo momento, il cronoprogramma è rispettato. Certo che i tempi mi preoccupano: noi abbiamo fatto la nostra parte cercando di semplificare alcuni progetti rispetto all'inizio. Nessuno però aveva messo in conto questa vicenda giudiziaria" dice ancora Diana Bracco riferendosi agli arresti di Acerbo per il quale, afferma, "mi dispiace molto sul piano umano. Spero sempre che le persone possano chiarire".

Nessun problema, invece, sul fronte degli espositori. "Il progetto -sottolinea - piace, tanto è vero che abbiamo raccolto quasi 60 milioni di euro da enti pubblici o privati che saranno presenti nel Padiglione".

Quanto alla richiesta di una nuova governance, "credo che tutti dovremmo ricordarci una questione fondamentale: su Palazzo Italia c'è la nostra bandiera, c'è il tricolore. Per questo non possiamo permetterci di fallire, per questo dobbiamo sentirci tutti responsabili di quello che facciamo. Non stiamo dicendo di togliere trasparenza - aggiunge - ci mancherebbe altro. Ricordo però che con Expo l'Italia deve dimostrare di saper organizzare un evento, di saper attrarre, di saper gestire. Possiamo fallire su questo davanti al mondo? Dobbiamo lavorare tutti insieme".

Da quando è iniziata l''avventura' Expo, dice Diana Bracco, "ci sono stati molti ritardi all'inizio, come è stato ripetuto, dalla definizione della governance all'acquisizione dei terreni. Poi non dobbiamo dimenticare che questo è un grande evento in cui si parte da nulla: rendo atto al commissario Sala di avere messo insieme in poco tempo una struttura fra persone che non avevano mai lavorato insieme, con competenze e provenienze diverse, che però funziona. Io vengo dall'azienda e le dico che qui in sei anni si condensa la vita media di un'azienda".

Sulla scelta degli uomini, infine, Diana Bracco rimanda un 'bilancio' "a cose fatte". Questo, conclude, "è il momento di stare uniti e lavorare: io davvero non riesco a capire come si possa non tifare per Expo".

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