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Fabio Quaranta, extraterrestre (in)formale

13 gennaio 2020 | 17.17
LETTURA: 2 minuti

Lo stilista festeggia 10 anni con il progetto Urania rivisitando i codici del guardaroba maschile

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di Federica Mochi

Qual è il confine tra tradizionale e moderno, tra formale e informale? E chi ha detto che una giacca fluida non possa parlare il linguaggio convenzionale? Parte da questi interrogativi Fabio Quaranta per il suo show Urania 2020, un progetto che sembra andare oltre la classica concezione di una collezione uomo.

"Volevo un immaginario extraterrestre, fuori dalla Terra - spiega lo stilista nel backstage -. Quanto al nome Urania, sono alcune delle lettere che compongono il mio nome, le ho scelte perché mi sembrava troppo autoreferenziale parlare solo di Fabio Quaranta. Volevo costruire qualcosa con le persone e così è nato il progetto, che non solo dà il nome a questa sfilata ma sarà il titolo di tutte le altre che verranno".

In passerella, tra le note dal vivo suonate da Richard Youngs, l’ambiguità tra formale e formale diventa, se possibile, ancora più ibrida. I materiali usati per capi e accessori vengono trattati come fossero objet trouvé ai quali lo stilista dà nuova linfa. Come le uniformi gialle e verdi che il creativo ha realizzato con dei copriletti scoperti negli scantinati dell’ex Colonia Eni di Borca di Cadore, uno dei villaggi che Enrico Mattei aveva voluto realizzare per i figli dei suoi dipendenti negli anni Sessanta.

In questa dimensione, improntata sul ricordo e sulla memoria, c’è anche spazio per la giacca Caraceni, che il sarto aveva cucito per Edoardo Agnelli e mai ritirata.  "Credo che il formale non sia solo la giacca o la cravatta - sottolinea Fabio Quaranta - ma è sentirsi a proprio agio dalla mattina alla sera. Mi piace l’idea che formale e informale siano la stessa cosa".

Interessante anche l’idea dei foulard con delle pitture in stampa digitale realizzati con gli artisti Nathalie Du Pasquier, Miltos Manetas e Salvo. Ma non si tratta dell’unica collaborazione di stagione. Uniscono arte e design anche il tandem con Ducati Monroe e Luca Trevisani, con i quali lo stilista ha immaginato un oggetto "completamente scorporato dall’idea di collezione".  Nelle 24 uscite dominano pelle, gessati, tela e stampa check, l’abito a uno e tre bottoni. Il tutto declinato in una palette che spazia dai gialli ai neri, rossi e blu navy.

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