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Falsi lavori in cooperative a condannati, tre arresti

13 maggio 2014 | 15.51
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Per ottenere la revoca della sorveglianza speciale era stato assunto fittiziamente da una cooperativa compiacente intestata a prestanome. A scoprirlo è stata la Guardia di Finanza di Torino controllando l'impiego che un 62enne, condannato per 'ndrangheta nel processo Minotauro, diceva di avere avuto in una cooperative. Dalle indagini è emerso che la cooperativa era parte di un gruppo di analoghe imprese, anch'esse operanti nel settore della prestazione dei servizi, tutte intestate a prestanome nullatenenti, ma concretamente gestite da A.M., 56enne torinese, e B.B.M., 44enne calabrese, residente a Torino.

I due amministratori ''di fatto'', senza mai comparire ufficialmente, si sono prodigati per procurare al 62enne la fittizia assunzione, in modo da consentirgli di ottenere una sentenza favorevole in secondo grado. Il servizio fornito era ''chiavi in mano'' e prevedeva la sottoscrizione del contratto di lavoro per 8 ore giornaliere, le comunicazioni al Centro per l'impiego, il rilascio della busta-paga mensile e finanche la predisposizione di falsi fogli-presenza giornalieri. I pedinamenti effettuati dai Finanzieri hanno dimostrato, infatti, che mentre l'uomo risultava formalmente al lavoro, di fatto, si trovava altrove, presso bar, locali pubblici, centri commerciali ovvero a passeggio in compagnia di conoscenti.

Questa mattina 50 militari del Nucleo Polizia Tributaria Torino hanno quindi eseguito, nei confronti di tutti e tre i soggetti, una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Daniela Rispoli, per il reato di false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all'Autorità Giudiziaria. Contestualmente, sono state effettuate 12 perquisizioni presso le abitazioni degli interessati e presso le sedi di tutte le imprese coinvolte, sottoponendo a sequestro documentazione e computer.

Sono in corso accertamenti relativi alla posizione degli altri lavoratori assunti dalle cooperative in questione; proprio prendendo le mosse proprio dai dati emersi durante le indagini, è stato infatti rilevato che dei 160 lavoranti formalmente assunti, ben 77 annoverano precedenti penali per le più varie tipologie di reato.

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