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Farmaci: allergologi su 'caso Miley Cyrus', reazioni per 1 italiano su 100

22 aprile 2014 | 18.38
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Roma, 22 apr. (Adnkronos Salute) - E' ancora in ospedale Miley Cyrus: la popstar di Wrecking Ball, impegnata con il suo 'Bangerz World Tour 2014', deve restare sotto osservazione tra i 5 e i 27 giorni, dopo una grave reazione allergica provocata dall'assunzione del Cephalexin, un antibiotico per curare la sinusite. In Italia si stima attualmente che almeno 1 paziente su 100 possa aver avuto (o sia destinato ad avere) una reazione a farmaci, anestetici (locali o generali) o mezzi di contrasto utilizzati in radiologia. E "questo numero, già di per sé impressionante, è destinato a crescere significativamente nei prossimi anni", spiega Massimo Triggiani, Past Presidente Siaaic, Società italiana allergologia, asma e immunologia clinica e docente all'Università di Salerno.

Il possibile aumento dei casi è dovuto "sia per l'impiego sempre più diffuso di farmaci e molecole a uso diagnostico - dice l'esperto - sia per l'immissione in commercio di nuovi agenti farmacologici a uso terapeutico. Esiste, ovviamente, un rapporto diretto tra la frequenza di uso di un farmaco e la possibilità che questo possa scatenare una reazione allergica. Non a caso, i farmaci più frequentemente implicati nelle reazioni allergiche sono quelli di uso più comune, gli antinfiammatori non steroidei (Fans) e gli antibiotici, come nel caso di Miley Cyrus".

Le reazioni ai farmaci possono essere lievi e dare, ad esempio, solo orticaria, una manifestazione limitata alla cute; in altri casi, che purtroppo stanno diventando sempre più frequenti, le reazioni sono più gravi e possono essere di tipo respiratorio, ad esempio una crisi severa di asma, gastrointestinale, con dolori addominali e diarrea intensa, fino alle forme più pericolose per la vita quali l’angioedema, che può causare asfissia, e lo shock anafilattico.

"L'allergia a farmaci è, purtroppo, un'allergia che può colpire chiunque, bambini, adulti e anziani - aggiunge Triggiani - non sempre ci sono indagini per poterla prevedere in anticipo e, soprattutto, può verificarsi anche con farmaci che sono stati assunti per molto tempo senza reazioni. Per questo diventa molto importante che anche minime reazioni, lievi o di breve durata, siano valutate in maniera approfondita da uno specialista allergologo. La reazione a farmaci è sempre una reazione generale del sistema immunitario e, come tale, deve essere affrontata da specialisti capaci di valutare il paziente nel suo insieme e non soltanto dal punto di vista di un singolo organo".

Con l'aumento del consumo dei farmaci si è verificato parallelamente un aumento delle reazioni avverse. Effetti imprevedibili, indipendenti dalla dose (possono verificarsi anche con dosi molto piccole) e che possono provocare quadri clinici molto gravi e talvolta mortali. Gli antibiotici si confermano come prima classe di farmaci responsabile, a causa del loro grande utilizzo.

"Tra i fattori di rischio - aggiunge Francesco Gaeta, allergologo della Siaaic, Unità di allergologia del complesso integrato Columbus Roma - bisogna considerare il sesso, più frequente nelle donne, l'età, prevalentemente tra i 20 e 40 anni, l'immunogenicità dei farmaci, con gli antibiotici betalattamici maggiormente incriminati, i trattamenti terapeutici frequenti-intermittenti e la via di somministrazione, in quanto la via parenterale è la più immunogenica. La presenza di altre allergie, quali oculorinite, asma e allergia alimentare, non sembra costituire un fattore di rischio. Attualmente sono presenti linee guida internazionali che aiutano gli specialisti a effettuare una diagnosi di allergia a farmaci e permettono di valutare la possibilità di somministrare farmaci alternati in sicurezza".

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