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Farmaci: studio, rischi obesita' con uso a lungo termine anti-Adhd

19 marzo 2014 | 16.21
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Roma, 19 mar. (Adnkronos Salute) - L'uso a lungo termine di farmaci stimolanti per curare la sindrome da iperattività e deficit d'attenzione (Adhd) nei bambini può contribuire ad aumentare il tasso di obesità più tardi, durante la gioventù, secondo uno studio pubblicato da esperti della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health sulla rivista 'Pediatrics'.

L'impiego di questi prodotti è ancora oggi una pratica controversa, a causa delle preoccupazioni sul possibile effetto di inibizione della crescita e della mancanza di dati sulla sicurezza a lungo termine. Nonostante questo, il loro impiego negli Stati Uniti è cresciuta di 5 volte fra la fine degli anni '80 e i primi anni '90, secondo gli autori dello studio. E tra il 2007 e il 2010, il 4,2% dei bambini sotto i 18 anni risultava in trattamento con un farmaco stimolante. Anche la prevalenza di diagnosi di Adhd nei bambini è cresciuta negli ultimi anni dal 7,8% del 2003 al 9,5% nel 2007 e all'11% nel 2011, secondo i Centri americani per il controllo delle malattie e la prevenzione (Cdc).

Gli autori del nuovo studio hanno rilevato che i bambini con Adhd non trattata tendono ad avere un più elevato indice di massa corporea (Bmi) rispetto a quelli senza una diagnosi di malattia e anche rispetto alla media generale. Ma in quegli stessi bambini trattati con i medicinali, il Bmi fa un balzo in avanti più tardi, durante la tarda infanzia, e più è durato il trattamento, più è evidente questo effetto. "I nostri risultati dovrebbero far riflettere sulla possibilità che l'uso di stimolanti a lungo termine possa svolgere un ruolo nello sviluppo di obesità nei bambini", avvertono gli autori, che ricordano anche come trattamenti 'alternativi' ai medicinali come le terapie comportamentali, possano essere efficaci e senza questo genere di rischi".

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