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Fase2, Giuseppe Berta: 'Soldi a pioggia, manca visione industria'

15 maggio 2020 | 14.53
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'Rischiamo di non avere più un'industria automobilistica in Italia'

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"Mancano le competenze, manca la visione. Come ci si immagina l'Italia di domani? Quali sono le attività da incentivare, da potenziare?". Giuseppe Berta, storico dell'industria e docente di storia contemporanea all'Università Bocconi di Milano, non è molto ottimista. Nello scorrere il Dl Rilancio, l'impressione è che si tratti dei soliti "soldi a pioggia", elargiti "un po' a tutti per non scontentare nessuno". Eppure, dopo lo shock del covid19, questo sarebbe davvero il momento di fare qualcosa di diverso. "Se in un frangente così grave non abbiamo niente da dire, non avremo da dire niente mai più. Finiremo ai margini", ammette sconfortato in un'intervista all'Adnkronos.

L'argomento è l'arrivo di nuove, possibili forme di aiuti di Stato, ora concessi dalla Commissione europea per sostenere l'economia nel contesto della pandemia. In Italia, il Governo ha deciso che ci penserà Cdp, con un "patrimonio rilancio" da 50 miliardi e "interventi mirati volti a favorire la ricapitalizzazione delle imprese", ha spiegato il premier Giuseppe Conte ieri sera. "Potrebbe essere un'occasione solo in un caso: che si sappia dove si vuole andare. Perché per fare una politica industriale bisogna avere una visione dello sviluppo", sostiene Berta. Cosa che l'Italia non sembra avere, da almeno vent'anni. "Non vedo un'idea che faccia pensare a come l'Italia possa uscire dalla condizione di stagnazione e grave regresso in cui è finita, con una comprensione degli assi di sviluppo industriale che possono sostenere la crescita di domani", sottolinea il professore.

Non bisogna sottovalutare la gravità della situazione. "Rischiamo di non avere più un'industria automobilistica in Italia, e se ne facciamo a meno, con cosa la sostituiamo? Se non abbiamo più le imprese storiche, quali sono le forze trainanti di un domani produttivo che abbia una certa consistenza?". Se manca questa chiarezza, anche uno strumento come la Cdp "non serve a molto". Un altro problema è quello della mancanza delle competenze. "Lo Stato e gli organismi del sistema pubblico - spiega - non hanno più le competenze per vagliare davvero le chance e le opportunità dei settori e dell'industria. Queste competenze sono da ricostruire: da una parte lo Stato è subissato da richieste perché diventi centrale dappertutto, dall'altra è disarmato, perché non possiede più le competenze per sapere indirizzare gli investimenti e agevolare".

Oggi, "parecchie imprese non sopravviveranno: dobbiamo valutare quali sono in condizioni di farlo. Ci sono realtà che possono crescere e altre che hanno sparato le loro cartucce. Se non lo capiamo, l'economia è destinata a regredire". Alitalia, ad esempio, non fa eccezione. "Abbiamo sempre differito una soluzione. Bisognava venirne a capo molto prima, adesso è una situazione troppo compromessa per poterci mettere mano", è il parere dello storico dell'industria. Pensare a nuove Iri e statalizzazioni è anacronistico. "Bisogna inventarsi cose nuove all'altezza per i tempi. Il ruolo dello Stato ci deve essere, ma è un altro ruolo rispetto al passato, è inutile appellarsi a un'altra storia passata. Bisogna iniziare a trovare soluzioni ai problemi del presente". (di Vittoria Vimercati)

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