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Fini-Giovanardi bocciata, le motivazioni: ricorso a fiducia impedì dibattito su legge

CRONACA
Fini-Giovanardi bocciata, le motivazioni: ricorso a fiducia impedì dibattito su legge

Per effetto del ''voto bloccato'' che la questione di fiducia determina" è stato "impedito ogni possibile intervento sul testo" del decreto legge sulle Olimpiadi invernali di Torino del 2005, all'interno del quale erano state inserite le nuove norme sul regime penale sulle droghe, poi note come legge Fini-Giovanardi. E' una delle motivazioni che ha indotto la Corte costituzionale a bocciare recentemente la legge.


In particolare, i parlamentari non poterono esprimersi in merito all'equiparazione, ora decaduta, tra droghe leggere e pesanti "dal momento - si legge - che all'oggetto della questione di fiducia non possono essere riferiti emendamenti, sub-emendamenti o articoli aggiuntivi e che su tale oggetto è altresì vietata la votazione per parti separate".

Dopo la sentenza, afferma la Corte Costituzionale, torna in vigore la normativa precedente. "Deve, dunque, ritenersi che la disciplina dei reati sugli stupefacenti contenuta nel d.P.R. n. 309 del 1990, nella versione precedente alla novella del 2006, torni ad applicarsi - si legge - non essendosi validamente verificato l'effetto abrogativo".

La Consulta spiega infatti che "in base alla giurisprudenza di questa Corte, l'atto affetto da vizio radicale nella sua formazione è inidoneo ad innovare l'ordinamento e, quindi, anche ad abrogare la precedente normativa".

La Corte costituzionale ribadisce l'applicazione del principio del "favor rei" nei confronti di chi ha subito l'applicazione delle norme penali stabilita dalla Fini-Giovanardi, ora decaduta. Nelle motivazioni, la Corte spiega che "quanto agli effetti sui singoli imputati, è compito del giudice comune, quale interprete delle leggi, impedire che la dichiarazione di illegittimità costituzionale vada a detrimento della loro posizione giuridica, tenendo conto dei principi in materia di successione di leggi penali nel tempo, che implica l'applicazione della norma penale più favorevole al reo".

"Analogamente - sottolinea infine la Corte - rientra nei compiti del giudice comune individuare quali norme, successive a quelle impugnate, non siano più applicabili perché divenute prive del loro oggetto".

In merito alle motivazioni il senatore del Nuovo centrodestra, Carlo Giovanardi, afferma all'Adnkronos: ''Dal punto di vista costituzionale, è una sentenza eversiva perché contesta il potere del governo di porre la fiducia e il potere del Parlamento di concederla o negarla. Se va avanti così, tanto vale abrogare Camera e Senato e far fare tutto alla Corte Costituzionale''.

''Sulla base di questi criteri surreali - spiega l'ex sottosegretario - gran parte della legislazione italiana dovrebbe decadere. Quante volte, infatti, sui decreti legge i governi hanno posto la fiducia e il Parlamento l'ha approvata?'', si chiede Giovanardi. ''Forse - è il ragionamento - la Corte non si è accorta che è entrata in vigore, convertita in legge proprio la settimana scorsa, una legge che conferma l'equiparazione di droghe cosiddette leggere e droghe cosiddette pesanti''.

Le norme della Fini-Giovanardi, ricorda il senatore di Ncd, ''inserite nel 2006 nella legge di conversione di un decreto in materia di droga, erano state discusse per due anni dalla commissione Giustizia del Senato e per tre giorni, con tutto il mondo delle tossicodipendenze nella conferenza nazionale tenuta a Palermo a dicembre 2005, tanto è vero che la Corte ne ha cassate 2 e confermate 21''.

''La Consulta - taglia corto Giovanardi - si è resa responsabile di un caos normativo che rischia di fare dell'Italia un campo di conquista da parte delle multinazionali del crimine e dei grandi spacciatori. Bisognerebbe che la Corte qualche volta pensasse anche alla conseguenze delle sue interpretazioni cavillose...''.



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