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Cucchi, presidente della Corte: "No a gogna mediatica". La sorella: "Azione legale contro il ministero della Giustizia"

CRONACA
Cucchi, presidente della Corte: No a gogna mediatica. La sorella: Azione legale contro il ministero della Giustizia

"Per favore nessuna gogna mediatica e nessun invito a 'far pagare i magistrati per i loro errori' se non vogliamo rischiare di perdere noi tutti molto di più di quanto già si sia perso in questa triste vicenda". Lo scrive Luciano Panzani, il presidente della Corte di Appello di Roma, in una lettera inviata a Massimo Gramellini a proposito del Buongiorno di oggi sul caso Cucchi pubblicato su La Stampa. Venerdì tutti gli imputati nel processo di secondo grado sulla morte di Stefano Cucchi sono stati assolti.


"Il giudice penale, ed è esattamente quello che i miei giudici hanno fatto anche questa volta, deve accertare se vi sono prove sufficienti di responsabilità individuali e in caso contrario, quando la responsabilità non è provata 'oltre ogni ragionevole dubbio', deve assolvere - scrive Panzani - Questo è il suo compito, per evitare di aggiungere orrore a obbrobrio e far seguire a una morte ingiusta la condanna di persone di cui non si ritiene provata la responsabilità".

"Oltre al ricorso in Cassazione intraprenderemo anche un'azione legale nei confronti del ministero della Giustizia, perché se ne riconosca la responsabilità" conferma intanto all'Adnkronos Ilaria Cucchi, sorella di Stefano. La nostra decisione, aggiunge Ilaria, "non è una novità, noi lo diciamo da cinque anni".

"Se lo Stato non è in grado di identificare gli autori di questo pestaggio, che è stato riconosciuto da tutti, non ci rimane altro che un'azione civile nei confronti del ministero - spiega l'avvocato Fabio Anselmo, avvocato della famiglia di Stefano Cucchi - Una responsabilità del ministero c'è al di là dell'accertamento delle singole responsabilità". "Appena lette le motivazioni faremo ricorso in Cassazione - aggiunge l'avvocato - Siamo sereni, non urliamo allo scandalo per questa sentenza ma quello che è uno scandalo è come si è arrivati a questa sentenza e che non sia servita né per identificare l'autore del pestaggio né per dire come è morto Stefano Cucchi. Io critico le indagini, lo scandalo che la famiglia urla è per quello che ha dovuto subire. Di fronte a una perizia non idonea, io avrei voluto che la Corte disponesse un supplemento peritale per risolvere i dubbi sulle cause della morte". "E' una magra soddisfazione ma sono contento - sottolinea poi - di avere convinto la famiglia di Stefano ad accettare un risarcimento da parte della struttura ospedaliera, che comunque è un'assunzione di responsabilità".

Per padre Vittorio Trani, cappellano di Regina Coeli, "la famiglia di Stefano ha diritto a conoscere la verità. Cercare la verità è un dovere - dice all'Adnkronos - C'è un ragazzo che è morto, ma ancora non c'è stata nessuna risposta". "Ci sono due elementi da registrare - afferma il cappellano - Il fatto che sia morto un giovane e il fatto che lo Stato dovrebbe prestare attenzione alla salute dei cittadini. Dalla giustizia, dagli uomini ci si aspetterebbe attenzione, invece abbiamo avuto la morte". Fatte queste premesse, padre Trani sottolinea che "una risposta di verità non significa condannare persone che magari sono innocenti. Ci sono stati due giudizi, per ora, contrastanti. Mi auguro che ci sia più attenzione: la famiglia ha diritto di conoscere la verità sulla morte di Stefano".

A parlare all'Adnkronos è anche Luigi Pagano, reggente del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. ''Il processo per la morte di Stefano Cucchi è stato vissuto da tutta l'Amministrazione penitenziaria con una grande sofferenza - dice Pagano - Capisco e rispetto il dramma dei suoi familiari, comprendo anche l'amarezza per la sentenza, ma non posso non esprimere soddisfazione per l'assoluzione del nostro personale, pensando all'angoscia vissuta da loro, e dai loro congiunti, per un'accusa così grave e così infamante''. ''La sentenza di Appello - prosegue - che conferma l'assoluzione in primo grado per i nostri agenti, scioglie un peso assai gravoso da sopportare per un Corpo di Polizia che opera quotidianamente per affermare i principi di legalità in una realtà difficile e pericolosa quale è quella del carcere''. ''E non è un caso - conclude il reggente del Dap - che sin dal primo momento abbiamo sostenuto con la massima trasparenza e lealtà il lavoro della magistratura affidandoci, senza riserva, a quali fossero gli esiti''.

Intanto il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha assicurato che "l'intitolazione a Stefano Cucchi di una strada o di una piazza di Roma è una richiesta dell'Aula consiliare, proposta da Sel ma votata da tutta l'assemblea di cui sono orgoglioso e lo faremo".



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