Morto dopo ricovero forzato, "choc da compressione al collo"

CRONACA
Morto dopo ricovero forzato, choc da compressione al collo

Immagine di repertorio (Infophoto)

Una sciarpa e un cappellino granata a testimoniare la sua grande passione per il Torino Calcio, fiori bianchi e un via vai composto di amici e parenti che confortano i familiari, il papà e la sorella, di Andrea Soldi, il 45enne morto mercoledì scorso a seguito di un ricovero forzato per tso, raccontando loro tanti piccoli episodi della vita di un uomo che da anni faceva i conti con la malattia. Così, nella camera ardente allestita da oggi a mezzogiorno al Maria Vittoria, dove ieri è stata eseguita l'autopsia.


Domani alle 10, in forma privata, i funerali nella parrocchia Stimmate di San Francesco d'Assisi, poco distante da quella panchina dove Andrea era solito sedersi.

"La malattia è un percorso faticoso, fatto di tanti momenti difficili e di brutti ricordi - ha sottolineato la sorella di Andrea, Maria Cristina - prima di ammalarsi mio fratello era un ragazzo gioviale, sportivo, pieno di amici e dopo, anche se era malato, era una persona buona che non avrebbe mai fatto male ad alcuno e neppure a se stesso".

"Ho sempre creduto nelle forze dell'ordine e nella giustizia - ha aggiunto - e continuo a crederci, per questo spero che sia fatta luce su quanto è successo, per mio fratello ma anche per i tanti altri malati, persone che sotto la malattia hanno il bene dentro. Il tso - ha concluso - va cambiato, organizzato meglio, deve avvenire solo quando non c'è più niente altro da fare e fatto da persone preparate non solo dal punto di vista fisico ma soprattutto umano e poi le famiglie vanno sostenute, non lasciate sole".

A quanto si apprende da fonti investigative, l'ipotesi che sarebbe stata formulata dal medico legale che ieri ha effettuato l'autopsia sul corpo di Andrea è uno "shock da compressione latero-laterale al collo". La compressione, secondo l'esperto, se esercitata per un periodo prolungato, oltre i 10-15 secondi, può provocare un afflusso ridotto di sangue al cervello con perdita di coscienza, problemi respiratori e mancanza di controllo urinario.

Intanto, in Procura si lavora anche per far luce sull'adeguatezza dei soccorsi. Secondo quanto finora emerso dalle indagini, un tentativo di rianimare il paziente, anche durante il trasporto in ambulanza in ospedale, avrebbe, forse, potuto salvare l'uomo. Tuttavia, poiché era ammanettato e prono, questo non sarebbe stato reso possibile.



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