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Rifiuti, igienisti: le discariche inquinano più degli inceneritori

CRONACA
Rifiuti, igienisti: le discariche inquinano più degli inceneritori

L'inceneritore di Trezzo (Fotogramma)

Le discariche "inquinano l'ambiente più degli inceneritori" e questi ultimi "non provocano rischi sanitari acuti e cronici per chi vive in prossimità degli impianti". Lo sottolinea la Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (Siti) che torna sull'emergenza rifiuti della Capitale. Secondo la Siti occorre "intervenire sulla questione per evitare che i falsi miti prevalgano sulle vere realtà scientifiche" e, ribadiscono gli esperti occorre "fare un appello di responsabilità alle istituzioni nazionali e locali affinché programmazioni razionali di lungo termine evitino situazioni come quelle di questi giorni che purtroppo sono ricorrenti".


Sono sette le verità scientifiche sulla gestione dei rifiuti che la società scientifica vuole ricordare:

1) Le discariche inquinano l'ambiente più degli inceneritori, con bilanci energetici molto negativi.

2) La gestione del complesso ciclo dei rifiuti solidi urbani prevede azioni integrate con raccolta differenziata, contenimento nella produzione dei rifiuti e attività educative. Ma - avverte la Siti - non si può prescindere dalla disponibilità di termovalorizzatori di ultima generazione che possono portare a un bilancio energetico complessivo positivo, con produzione di energia e sistemi di teleriscaldamento come accade virtuosamente da anni in città come Brescia, Lecco e Bolzano.

3) Lo studio epidemiologico Moniter - ricordano gli esperti - condotto dalla Regione Emilia Romagna con l'apporto di scienziati internazionali, è una delle più sofisticate ricerche al mondo sul rischio connesso alle emissioni di inceneritori. Questo lavoro evidenzia chiaramente la assenza di rilevanti rischi sanitari acuti e cronici per chi vive in prossimità degli impianti.

4) Secondo la Siti, il trasporto a lunga distanza dei rifiuti (o anche all'estero, come accaduto a Napoli) ha costi maggiori e un impatto ambientale negativo legato alle emissioni dei mezzi di trasporto, fatto quasi mai considerato;

5) E' fondamentale una strategia di lungo periodo, logicamente su base regionale o interregionale, per evitare emergenze come quella attuale o come quelle multiple viste in Campania - sottolineano gli esperti - tali azioni devono essere accompagnate da corrette informazioni ai cittadini a cominciare dalle scuole, educazione della popolazione alla raccolta differenziata, controlli e misure repressive dove necessarie e un impegno delle istituzioni per evitare inutili strumentalizzazioni.

6) I rifiuti accumulati per strada sono uno spettacolo indecente e un segnale di degrado urbano che non vorremmo mai vedere. Non sono però documentate - avvertono gli specialisti - emergenze sanitarie particolari, come epidemie o rischi infettivi, come qualcuno ha paventato in questi giorni;

7) La teoria dei rifiuti zero è illusionistica ma è un falso mito, non solo perché di fatto inattuabile ma per la dimostrazione che le raccolte differenziate oltre una certa soglia (attorno al 60%) rischiano di non essere efficaci. In tanti predicano la raccolta differenziata - conclude la Siti - ma in pochi dicono che non si sa cosa fare di buona parte del compost prodotto o che la contaminazione di alcune raccolte differenziate con altri materiali (di fatto uno 'sport nazionale' come documentano alcuni dati) raddoppia i costi della raccolta e costringe comunque allo smaltimento indifferenziato.

ISS: TERMOVALORIZZATORE RISPOSTA AD EMERGENZA - Il termovalorizzatore come "strumento adeguato a contrastare" l'emergenza rifiuti e capace "di garantire l’assenza di rischio sanitario per i cittadini che vivono nelle zone limitrofe". Lo sottolinea l'Istituto superiore di sanità (Iss) che condivide la posizione espressa oggi dalla Siti nell’auspicare "che la soluzione del problema della gestione integrata dei rifiuti venga affrontata sulla base di evidenze scientifiche condivise", ricorda l'istituto.

Le indicazioni sul termovalorizzatore citate dall'Iss e dalla Siti sono state prodotte dallo studio Moniter, al quale l’istituto stesso ha partecipato. Uno lavoro scientifico - sottolinea l'Iss - che ha documentato l’assenza di rischio sanitario per i cittadini che vivono nelle zone limitrofe. "Un dato, condiviso e convalidato anche dalla comunità internazionale, europea e extraeuropea, attraverso studi che dimostrano, inoltre, che i termovalorizzatori di nuova generazione - osserva l'Iss - producono emissioni la cui qualità dell’aria in uscita è sostanzialmente migliore a quella in entrata".

Sulla base di queste evidenze è perciò possibile - secondo l'Iss - individuare nel termovalorizzatore, dal punto di vista scientifico, "la soluzione attualmente più concreta per gestire non solo il degrado a cui stanno andando incontro numerose metropoli e realtà urbane ma anche per ridurre concretamente i rischi sanitari prodotti dai rifiuti". Accanto a questa soluzione "inderogabilmente di pari passo, dovrà rafforzarsi l’impegno di tutte le istituzioni nella sanità, nell’ambiente, fino all’istruzione - prosegue l'Iss - a educare la popolazione a un corretto smaltimento dei rifiuti, e a un consumo responsabile".

"Un impegno, quest’ultimo, imprescindibile perché, soprattutto nelle nuove generazioni, contemporaneamente all’evolversi di nuove e sempre più raffinate soluzioni tecnologiche - conclude la nota - possa crescere anche la consapevolezza individuale del ruolo importante che ha ogni singolo cittadino nel custodire l’ambiente e nel preservare la qualità della vita dell’intera comunità". ​



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