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"Chi vota NO è un imbecille", il finto Umberto Eco scatena i social

CRONACA
Chi vota NO è un imbecille, il finto Umberto Eco scatena i social

L'Umberto Eco fake, schierato per il sì al referendum, sul sito News Tg24

"Ho riflettuto, e ho deciso che ci sono almeno 6 motivi per cui voterò sì al referendum. Ho provato a elencarli...". Inizia così un articolo della testata fake News Tg24, con una lunga e improbabile dichiarazione postuma di Umberto Eco dal titolo 'Chi voterà NO è un imbecille e i grillini sono una legione d'imbecilli' a sostegno delle ragioni del sì al referendum, corredata dalla foto di un uomo - vestito con una t-shirt arancione griffata 'Basta un sì' - che assomiglia allo scrittore scomparso lo scorso febbraio ma che, semplicemente, non è lui. Una bufala in piena regola insomma, di quelle palesi, che però si è ben presto trasformata in un esperimento sociale dagli esiti sconcertanti. Autore di questo piccolo capolavoro 'svela-webeti' è Ermes Maiolica, rinomato re della bufala social virale, che il 29 ottobre scorso ha invitato i fan a diffondere il più possibile sui gruppi dei simpatizzanti del 'no' al referendum la falsa notizia, per poi raccogliere commenti e reazioni degli utenti.


Il risultato? Desolante. Come prevedibile, infatti, la bufala è diventata virale in poche ore e sono stati in centinaia a commentare nei vari gruppi le parole mai scritte dal filosofo e semiologo defunto, minacciando di boicottarne le opere e, soprattutto, insultando violentemente. Il tutto senza curarsi del fatto che l'autore de 'Il nome della Rosa' non fosse più fra noi da ben 8 mesi. Ed è così che si assiste a una carrellata infinita di commenti che appaiono quasi surreali: si va dall'arrabbiatissimo Giulio che minaccia "Non comprerò mai più un tuo libro…pancione venduto…opinionista lecchino di regime col cervello ormai ingolfato dal grasso. Spero che 10 milioni di Grillini non comprino più nulla scritto da te…", passando per il più posato Andrea ("Personalmente voterò come i grillini e nonostante tutto ho letto tutto di Eco. Mi permetto di dire che ho letto, forse stupendola, Tolstoj, Kafka, Sciascia e quasi tutto ciò che c’è da leggere e ho imparato a detestare la sicumeria becera come la sua"), fino ad arrivare ai vari Domenico, Pino, Mario, Luisa, Milena, impegnati di volta in volta ad apostrofare il Professore come "grandissimo pezzo di m....", "venduto", "servo delle lobby", "ciccione servo di Renzi", "ladro". E via così, ignorando chiunque tenti invano di sottolineare come l'articolo non sia altro che un fake e il povero Eco scomparso da mesi.

La morale? Disinformazione e scarso approfondimento delle notizie sono fra noi, e i social ne amplificano a dismisura gli effetti. E chissà cosa ne penserebbe il Maestro se potesse leggere ogni commento all'ultimo articolo che lo vede, suo malgrado, protagonista. Forse, ma forse, la risposta sarebbe la stessa data qualche tempo fa a Torino, in occasione della consegna allo scrittore della laurea honoris causa in Comunicazione e Cultura dei media: "I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l'invasione degli imbecilli". E questo sì che lo aveva detto davvero.

Questo il testo integrale dell'articolo fake:

"Ho riflettuto, e ho deciso che ci sono almeno 6 motivi per cui voterò sì al referendum. Ho provato a elencarli.

1. Perché non ne posso più di un Paese che sa dire solo no. Siamo un popolo conservatore fino allo spasimo, che a parole chiede riforme ma che al dunque trova sempre modo di affossarle, perché in fondo è complice dello status quo. Dire no è sempre più facile, spesso anche più fico; abbiamo paura di sembrare ingenui o peggio entusiasti. Meglio tenerci il nostro cinismo e il nostro scetticismo, contro tutto e tutti. Così imparano, tiè.

2. Perché chi vota no, nella maggioranza dei casi, non sta votando contro una riforma costituzionale, ma contro Renzi. Privando così il Paese di un tentativo di riforma, pur di danneggiare politicamente il Governo. E ricordando così quel tale che se lo taglia per fare dispetto alla moglie.

3. Perché questa riforma non è (ovviamente) perfetta, ma è comunque qualcosa. Oltre alla trasformazione del Senato introduce anche nuovi meccanismi volti a snellire i lavori parlamentari. Si poteva fare meglio? Sicuramente. Ma da qualche parte si deve pur cominciare. Il meglio è nemico del bene, e l’alternativa è tenerci un sistema che già sappiamo non funzionare. I contrari, in caso di vittoria dei no, promettono riforme alternative, che sappiamo benissimo non si faranno mai.

4. Perché chi critica i compromessi che la riforma ha dovuto accogliere, dimentica che questi sono dovuti all’inevitabile e faticosa ricerca di un consenso parlamentare che andasse oltre la maggioranza. Com’era giusto che fosse, trattandosi di riforma costituzionale. La politica – si dovrebbe ricordare – è l’arte del possibile, e il compromesso ne fa parte integrante. Il paradosso è che coloro che hanno obbligato al compromesso adesso sono contro la riforma. Troppi compromessi, dicono.

5. Perché si fa intenzionalmente melina, confondendo la riforma costituzionale con la legge elettorale. Quest’ultima è stata già approvata ed è legge dello Stato, e non è oggetto di Referendum. Non è perfetta (a me non piacciono per esempio i capolista bloccati) ma è comunque mille volte meglio del Porcellum. È vero che rientra in un più ampio ragionamento sul l’equilibrio dei poteri, ma il rimetterla in discussione – e rendere le due cose indissolubili – mi sembra il classico modo per affossare tutto.

6. Grullini e Salvini voteranno NO perché sono una legione d’imbecilli".



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