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"Omicidio si poteva evitare", parlano i figli della guardia uccisa da Igor

CRONACA
Omicidio si poteva evitare, parlano i figli della guardia uccisa da Igor

(Fotogramma)

I figli di Valerio Verri, la seconda vittima di Norbert Feher alias Igor Vaclavic - ancora latitante dopo il primo omicidio, quello del barista Davide Fabbri, avvenuto il 1 aprile scorso a Budrio - ritengono che la morte del padre poteva essere evitata. Per questo motivo hanno depositato, tramite il loro avvocato, Fabio Anselmo, una denuncia esposto in Procura a Ferrara.


Francesca e Emanuele, i figli della guardia ecologica volontaria freddata dal killer serbo, vogliono capire perché, nonostante ci fossero già sospetti fondati sull'identità dell'assassino e sul suo raggio d'azione, non sia stato dato subito l’allarme utile a impedire i pattugliamenti di guardie volontarie non addestrate né armate nella zona rossa per garantirne l’incolumità.

"Era concretamente prevedibile - accusa l'esposto - che successivamente ai primi fatti criminosi e prima dell’ulteriore omicidio ai danni di Valerio Verri, la zona rossa fosse luogo di rifugio di Igor. Era, pertanto, pretendibile che fosse interdetta dall’azione delle Guardie Ecologiche Volontarie".

La Procura di Ferrara, ora, dovrà decidere se aprire un'indagine per accertare se ci siano state responsabilità penali in capo agli organi competenti in materia di pubblica sicurezza quanto a obblighi di informazione, prevenzione e messa in atto di misure di sicurezza.

Verri è stato ucciso intorno alle 19 di sabato 8 aprile. "Con la denuncia esposto - si spiega nel documento - si vogliono sottoporre all’attenzione dell’autorità inquirente determinati fatti, affinché la stessa li valutati ed accerti se siano individuabili, oltre all’omicida, ulteriori responsabili per il decesso di Valerio Verri. Circostanze che se verificate avrebbero potuto impedire il verificarsi dell’infausto evento". L'esposto depositato in Procura a Ferrara dall'avvocato Fabio Anselmo, già legale della famiglia di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi, ricostruisce cronologicamente gli eventi.

Tutto parte dall'aggressione subita da una guardia giurata a Consandolo la notte tra il 29 e il 30 marzo. Alle 2 e 30 circa, un uomo armato di fucile aggredisce e disarma un dipendente della Securpol accorso per un allarme scattato in una piadineria. L’arma sottratta è una Smith&Wesson argentata calibro 9×21, la stessa pistola che il giorno dopo ucciderà Davide Fabbri a Budrio. Già il giorno dopo la stampa riferisce di sospetti fondati sulla possibile identità dell’aggressore della guardia giurata. La descrizione fatta dalla vittima fa pensare a quell’Igor Vaclavic già arrestato in due occasioni per furti e rapine nel Polesine e nell’Argentano, rispettivamente nel 2007 e nel 2010.

Lo stesso giorno avviene l’omicidio di Fabbri, il barista di Riccardina di Budrio. La descrizione della moglie della vittima riconduce all’identikit del killer che allora si credeva di origini russe ma invece è il serbo Norbert Feher. Intanto gli inquirenti sono sulle tracce dell’ex militare, già ricercato per tre rapine compiute nel 2015. Il killer viene descritto sulla stampa come un profondo conoscitore delle zone del Mezzano, dove trovava rifugio da più di dieci anni. La stessa zona che una settimana dopo verrà identificata come 'zona rossa' nell’ambito delle ricerche del latitante serbo.

Era prevedibile, dunque, secondo quanto si legge nell'esposto, che il killer si nascondesse ancora in quei luoghi dopo l’assassinio di Fabbri. E c'è un fatto fondamentale di cui si dà conto nell'esposto. La mattina del 4 aprile Marco Ravaglia, l’agente della polizia provinciale rimasto gravemente ferito nell’agguato di Trava di Portomaggiore insieme a Verri, aveva inviato un messaggio su un gruppo whatsapp della polizia provinciale di Ferrara con la fotografia del ricercato, seguita dall’avviso del comandante del Corpo, Claudio Castagnoli: 'Se lo si vede chiamare i carabinieri e stare lontano'.

Ma giorni dopo, l’8 aprile, la pattuglia con Ravaglia e Verri viene mandata in servizio anti-bracconaggio proprio in quei luoghi, il loro ordine di servizio non viene sospeso e quando incroceranno Igor sarà troppo tardi. Anche in quel caso a sparare sarà la pistola rubata a Consandolo. I pattugliamenti delle Guardie Ecologiche Volontarie nella zona rossa verranno sospesi solo il giorno successivo.

Perché - si chiedono i figli di Verri e affidano il loro interrogativo all'esposto - dopo la rapina di Consandolo non sono stati intensificati i controlli per individuarne l’autore e il giorno successivo i carabinieri di Portomaggiore, competenti territorialmente per lo svolgimento delle indagini, vennero impiegati invece in un'operazione antidroga? Ma soprattutto perché - chiedono attraverso l'esposto - non è stato dato subito l’allarme utile a impedire i pattugliamenti di guardie volontarie non addestrate né armate nella zona rossa per garantirne l'incolumità? Spetterà ora alla Procura rispondere a queste domande.



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