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"Cervelli in fuga? No, migranti col tablet": parlano le mamme

CRONACA
Cervelli in fuga? No, migranti col tablet: parlano le mamme

(Fotogramma)

di Chiara Moretti


Si chiamano Brunella, Giusy, Donatella, Anna, Giovanna e Ida. Sono le mamme dei tanti cervelli in fuga dall'Italia. In un Paese, dove il tasso di disoccupazione giovanile è al 35%, non stupisce che l'anno scorso siano stati oltre 51mila gli italiani al di sotto dei 40 anni, cancellati dal registro anagrafico, per trasferimenti all'estero. Mentre i riflettori puntano sugli arrivi nel Mediterraneo, continuano silenti le fughe oltreconfine di molti laureati italiani. "Più che cervelli in fuga, sono migranti col tablet. Se ne vanno perché fuori hanno più opportunità, come dargli torto?" si chiede Giusy da Roma, parlando con l'AdnKronos, mentre spinge un carrello in un supermercato della Capitale. "Mi scusi se mi trova qua -aggiunge timidamente- lo so che mi doveva chiamare, avevamo un appuntamento telefonico e volevo restare a casa, ma non ho resistito, sono andata a fare la spesa. Stasera rientra il mio Federico da Parigi, viene a presentarci la fidanzata e voglio preparargli la peperonata e il suo dolce preferito: il tiramisù". "Mio figlio dice: non parlate tanto di cervelli in fuga, ma di emigrazione. I nostri nonni partivano con la valigia di cartone, oggi con il tablet, ma sempre di quello si tratta. Quando il tuo Paese non ti offre opportunità, sei costretto ad andare. Federico a soli 25 anni a Parigi è già economicamente indipendente, in Italia sarebbe stato lo stesso?" si chiede, aggiungendo che "anche il fratello Riccardo, appassionato di cinema, forse andrà via".

Tornano per qualche giorno, ma poi ripartono sempre. Qualcuno ci spera ancora, ma nel cuore ormai lo sanno. I loro figli si stanno costruendo una vita all'estero e molto probabilmente come già è successo diventeranno nonne a distanza. "Le mie nipotine? Sono divertentissime, perché conoscono l'italiano, pur essendo nate negli Stati Uniti, ma storpiano un po' le parole. La grande questa estate mi ha detto: 'nonna, a scuola abbiamo fatto un gioco 'scoccioso'. Normalmente le correggo, quando sbagliano, ma quella volta è stata troppo carina e sono scoppiata a ridere" racconta all'Adnkronos con un pizzico di tenerezza Brunella Rallo, sociologa napoletana, fondatrice del blog 'Mamme di cervelli in fuga' e madre di due ex ragazzoni, uomini ormai, da "parecchi anni" negli Stati Uniti. Da lì arrivano tutte le voci delle mamme che abbiamo sentito. "Gli ultimi dati? Dicono che non tornano, ma girano molto, sono dei globetrotter. Cambiano Paese, destinazione anche più volte per migliorare la propria condizione lavorativa". I ragazzi che se ne vanno, spiega la sociologa Rallo, "vengono prevalentemente da Lombardia, Lazio e Campania", ma "nessuna Regione è esclusa". "Il nostro diario online offre una sorta di cassetta degli attrezzi per gestire la distanza e offre occasioni d'incontro, oltre che di scambio di informazioni, ma viene utilizzato anche per trovare compagni di viaggio quando i genitori vanno a trovare i figli in un Paese straniero". Brunella sa bene che significa. "All'inizio la partenza monopolizza gli argomenti di conversazione, si cerca il modo di andare a vederli più spesso e di aiutarli anche se sono lontano" spiega. "L'arma dell'ironia aiuta. E allora ci si scherza su. Se è malato, ha male alle tonsille, gli chiedo, scherzosamente di 'aprire la bocca su Skype per mandare la foto al nostro medico della mutua'. Un gioco ('it's a joke'), ma fa tornare il buonumore".

Tra le mete più gettonate Regno Unito, nonostante la Brexit, America, Svizzera, Germania, Spagna e Australia. "Mia figlia? Lavora a Londra dal 2009, dopo la laurea in Lingue Orientali alla Ca' Foscari di Venezia. Ha trovato un impiego subito perché sa il Giapponese" dice Anna da Mantova senza nascondere la preoccupazione per quello che succederà con l'uscita dall'Unione. "Ho sentito proprio da lei che nella City, già ora hanno delle riserve nell'assunzione di personale europeo a tempo indeterminato forse per questo stato di disagio e incertezza. La preoccupazione c'è, perché hanno acquistato una casa con un mutuo per cui non sanno bene come sarà per il futuro". Brexit? "Per ora non si sa nulla.." dice anche Ida di Roma che di figli ne ha due, entrambi nella ristorazione, entrambi volati a Liverpool. Sono partiti insieme e per lei, confessa, "all'inizio è stato un po' uno choc perché ero appena andata in pensione, ma ora è passato". "Hanno trovato subito la casa - aggiunge-, dopo una settimana già lavoravano come chef con il semplice curriculum, perché lì ci sono le agenzie che ti trovano veramente lavoro e, ovviamente, in regola".

E' già nonna a distanza anche Donatella da Verona, anche lei con due figli, ma solo Michela di 38 anni ha scelto di andare ad Amsterdam. Il motivo? Erano senza lavoro e, quindi, hanno deciso di tentare la fortuna, partendo senza neanche conoscere la lingua nel 2013. "Come restiamo in contatto? Con WhatsApp principalmente - spiega Donatella -, ma anche con Facebook. Il mio nipotino? Fa un certo effetto perché, anche se ha solo 5 anni e mezzo, sa già tre lingue: italiano, olandese e inglese. E parla la nostra lingua con accento straniero, è questo che mi fa più impressione. "Se torneranno? Non credo e non me lo auguro, è diverso là. Hanno uno stipendio adeguato e sono sempre in cerca di qualcosa di meglio che trovano e da noi non sarebbe così scontato".

L'abruzzese Giovanna ha due gemelle di 41 anni. Sono entrambe laureate al Politecnico di Milano: Manuela in Ingegneria e Mina in Architettura. Mina ha scelto di andare a Helsinki in Finlandia cinque anni fa. "Da noi tirava a campare, mentre lì sta facendo carriera per diventare professore universitario e, sembra impossibile, ma è partita senza conoscere nessuno" spiega la madre. "Se ho rimpianti? No, anzi. Sono figlia di migranti in Canada, so che vuol dire, gli ho dato una spinta ad andare".

Lontani migliaia di chilometri, ma anche straordinariamente vicini grazie a Skype, WhatsApp e Facebook. Le più attive, quelle che cercano tutti i mezzi per comunicare, sono proprio le donne di famiglia. "L'unico problema è il fuso orario. Qualche volta le scrivo ed è notte fonda" dice mamma Anna Maria con una figlia a New York. "Mio marito? Ci ha messo un po' ad abituarsi, si sa gli uomini sono meno tecnologici" aggiunge sentendolo arrivare. La figlia ha 30 anni, è laureata in Biotecnologie Mediche al Policlinico Nuovo Federico II e, dopo il dottorato, ora è ricercatrice nella Grande Mela.

Tra le tante difficoltà anche il timore più grande. "Il momento più brutto? Era dentro un ristorante vicino al Bataclan quella sera, noi da qui non sapevamo che consigliargli. Se uscire o restare dentro. E' stato orribile" ricorda Giusy da Roma. Paure che restano, altre volano via. "Se penso che per anni ho avuto il terrore di salire su un aereo, quasi non mi riconosco più e mi chiedo: ero io?" conclude una delle tante mamme dall'affollatissimo blog.



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