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La furia dopo il no

CRONACA
La furia dopo il no

Jessica Valentina Faoro (foto da Facebook)

Un biglietto scritto a mano, lasciato "per Jessica" sopra il comodino. Poche parole per farle sapere: "ci tengo un casino a te!". Così scriveva Alessandro Garlaschi, il tranviere finito in carcere con l'accusa di aver ucciso Jessica Valentina Faoro, la 19enne massacrata con quaranta coltellate nell'appartamento in via Brioschi, a Milano. Un foglio scarabocchiato poche ore prima del delitto e accompagnato da due plichi contenenti giochi erotici. "Ciao bimba sai che tvb - scriveva Garlaschi -. E ci tengo un casino a te! (...) Ti lascio questi se proprio vuoi fare ...fai. Spero comunque anche con me perché ti giuro e te lo scrivo sei dentro al mio cuore".


Jessica però aveva rifiutato le avances di Garlaschi. E sarebbe stato l'ennesimo approccio respinto ad aver portato il 39enne a uccidere la giovane, prima di tentare di cancellare le prove e di disfarsi del cadavere. Già sei giorni prima del suo omicidio, Jessica aveva riferito ai carabinieri i comportamenti "ambigui" dell'uomo. Il tranviere le aveva accarezzato il braccio mentre dormiva, spaventandola. Secondo il gip Anna Calabi, che ha convalidato il fermo per Garlaschi, i comportamenti del 39enne "risultano particolarmente significativi al fine di far luce sul movente della brutale e mortale aggressione di cui è stata vittima che potrebbe essere stata preceduta da un approccio di natura sessuale respinto dalla ragazza".

Il tranviere, in carcere a San Vittore, durante l'interrogatorio di garanzia si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nella doppia telefonata al 118 Garlaschi aveva raccontato all'operatore come ha colpito Jessica, che era sua ospite da un paio di settimane. "Le ho tolto il coltello...l'ho colpita - dice -. Mi ha guardato, mi ha detto non riesco a respirare più...e subito dopo...niente". Il tranviere dell'Atm viveva con la moglie nell'appartamento di via Brioschi, ma l'aveva presentata alla vittima come sua sorella. La notte del delitto, la donna era assente.

Nell'ordinanza che conferma il carcere per il pericolo concreto di fuga, Garlaschi viene descritto dal giudice come l'"autore di un gravissimo delitto" che "ha agito con determinazione" visto il numero di coltellate inflitte, circa una quarantina. Con "lucidità" ha poi gestito la fase successiva. Dopo aver massacrato la vittima, l'uomo ha inizialmente tentato di cancellare le prove del delitto buttando i vestiti sporchi di sangue nella spazzatura. Ha lavato il cotillon e il pavimento. Poi, "ha dato fuoco al corpo della vittima" utilizzando una bottiglia di alcol, e cercato di mettere il corpo "all'interno di due grossi borsoni probabilmente al fine di trasportarlo altrove".



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