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Massacro Circeo, Izzo tira in ballo mostro Firenze

CRONACA
Massacro Circeo, Izzo tira in ballo mostro Firenze

(Foto Fotogramma)

Si intreccerebbe con il mistero del mostro di Firenze il giallo di Rossella Corazzin, la 17enne di San Vito al Tagliamento (Pordenone) scomparsa il 21 agosto del 1975 a Tai di Cadore, che, secondo alcune rivelazioni di Angelo Izzo, sarebbe stata sequestrata in Veneto, e seviziata e uccisa a settembre sul Trasimeno, in Umbria.


A quanto riferiscono i quotidiani locali veneti, infatti, Izzo, interrogato nel 2016 a Belluno dal procuratore di allora, Francesco Saverio Pavone, avrebbe riferito al magistrato di aver sequestrato la ragazzina insieme a Gianni Guido e Andrea Ghira, i due giovani della Roma bene con cui mise a segno il massacro del Circeo, e con Francesco Narducci, il medico legato ai misteri del Mostro di Firenze morto misteriosamente nel 1985, che all'epoca aveva casa a Cortina poco distante da quella di Guido.

"Facemmo la stessa cosa del Circeo", avrebbe detto Izzo al pm, raccontando del rapimento della povera 17enne, avvicinata dal branco a bordo di una Land Rover verde con tettuccio bianco, sequestrata e portata nella villa di Narducci sul lago Trasimeno, dove sarebbe stato inscenato un vero e proprio rito satanico, con la ragazza, scelta perché vergine, vestita di bianco e legata a un tavolo. Quindi seviziata e violentata da dieci persone incappucciate, tra le quali Narducci e Izzo, che, però, a suo dire, non avrebbe poi partecipato direttamente all'omicidio.

"Capisco - ammette il procuratore di Belluno Paolo Luca al Gazzettino - che la storia potrebbe sembrare non credibile, talmente è correlata da elementi che possono sembrare di fantasia tratti dalle sceneggiatura di un b-movie, ma i riscontri ci sono".

L'episodio precede di un mese il massacro del Circeo, avvenuto la notte tra il 29 e il 30 settembre 1975, quando Izzo, Andrea Ghira e Gianni Guido picchiarono, violentarono e annegarono una studentessa di 19 anni, Rosaria Lopez, e ridussero in fin di vita una sua amica di appena 17 anni, Donatella Colasanti, che riuscì a salvarsi solo facendosi credere morta.

Trent'anni dopo, nel 2005, Izzo si rese responsabile di altri due omicidi: quello di Maria Carmela Limucciano e Valentina Maiorano, rispettivamente moglie e figlia di Giovanni Maiorano, esponente della Sacra Corona Unita. Izzo, divenuto amico del boss in carcere a Palermo, si era conquistato la fiducia delle due donne, e, non appena ottenuto dai giudici il permesso di uscire dal carcere, le uccise e le seppellì in una villetta a Ferrazzano (Campobasso).



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