Caso Cucchi, 6 indagati per falso

CRONACA
Caso Cucchi, 6 indagati per falso

(Fotogramma/Ipa)

Ci sono almeno sei persone indagate nell’ambito del filone sui depistaggi seguiti al pestaggio subito da Stefano Cucchi, morto il 22 ottobre 2009 sei giorni dopo essere stato arrestato per droga. Si tratta di cinque carabinieri e un avvocato, parente di uno dei militari accusati di falso. E’ quanto emerge dalle carte depositate oggi dal pm Giovanni Musarò. Fra i nomi nuovi spunta quello del tenente colonnello Francesco Cavallo, all'epoca dei fatti capo ufficio comando del Gruppo carabinieri Roma. Sarebbe stato proprio Cavallo a suggerire al luogotenente Massimiliano Colombo, comandante della stazione Tor Sapienza, di modificare la nota di servizio sullo stato di salute di Cucchi, arrivato a Tor Sapienza dopo essere stato trasferito dalla caserma Casilina. Nell’elenco degli indagati figurano fra gli altri il maggiore Luciano Soligo, all’epoca dei fatti comandante della compagnia Talenti Montesacro e il luogotenente Massimiliano Colombo, già comandante della Stazione Tor Sapienza. Fra gli indagati anche l’avvocato Gabriele Giuseppe Di Sano.


PM: CASO COSTELLATO DI FALSI - "Questa storia è costellata di falsi, subito dopo il pestaggio, e proseguita in maniera ossessiva subito dopo la morte di Cucchi, c’è stata un'attività di inquinamento probatorio indirizzando in modo scientifico prove verso persone che non avevano alcuna responsabilità e che sono state sottoposte a giudizio fino in Cassazione e ora sono parte civile perché vittime di calunnie". Lo ha detto il pm Giovanni Musarò, depositando nuovi atti istruttori in apertura della nuova udienza del processo bis. "Quello che ha detto il carabiniere Francesco Di Sano nell'udienza del 17 aprile è vero - ha aggiunto il pm - la modifica della annotazione di servizio sullo stato di salute di Cucchi non fu frutto di una decisione estemporanea e autonoma, ma fu l’esecuzione di un ordine veicolata dal comando di stazione, che a sua volta aveva recepito un ordine dal comandante di compagnia, che a sua volta aveva recepito un ordine dal gruppo. Solo così si può capire il clima che si respirava in quei giorni - ha detto Musarò - e perché quella annotazione del 22 ottobre sia stata fatta sparire senza che nessuno ne parlasse per nove anni".

IL MEDICO - Nella nuova udienza a piazzale Clodio è stato sentito anche Rolando Degli Angioli, il medico che visitò Cucchi in carcere prescrivendone il ricovero immediato in un ambulatorio esterno: "Aveva il volto tumefatto e lamentava dolori nella zona sacrale, con difficoltà a sedersi perché gli faceva male la schiena. Mi disse che si era fatto male cadendo dalle scale". "Non poteva stare in istituto, doveva fare quegli esami - ha detto il medico rispondendo alle domande del pm Musarò - C'era qualcosa che non andava e la situazione stava evolvendo in senso negativo. Era un codice giallo in evoluzione. Rimasi allibito quando seppi che era tornato dal Fatebenefratelli con due vertebre rotte, senza che gli avessero fatto la rx che avevo prescritto".

VICINO DI CELLA - In aula anche Pasquale Capponi, ex detenuto e vicino di cella di Cucchi a Regina Coeli, sentito come testimone: "Stefano era tutto nero, tumefatto, in faccia e sulla schiena, gli abbiamo dato una sigaretta. Aveva freddo, gli abbiamo fatto una tazza di latte caldo". Capponi ha poi riferito quanto gli disse un altro detenuto, il tunisino Alaya Tarek, che aveva parlato con Cucchi in cella: "A lui Stefano disse che erano stati i carabinieri a ridurlo così".

L'INTERCETTAZIONE CHOC - "Magari morisse, li mortacci sua". E’ quanto afferma un carabiniere che, a quanto si legge nei nuovi atti istruttori depositati oggi dal pm Musarò, sarebbe Vincenzo Nicolardi (imputato per calunnia), parlando con il capoturno della centrale operativa del comando provinciale tra le 3 e le 7 del mattino del 16 ottobre del 2009. Nei dialoghi si fa riferimento alle condizioni di salute del geometra 31enne che era stato arrestato poche ore prima e si trovava nella stazione di Tor Sapienza. "Mi ha chiamato Tor Sapienza - dice il capoturno della centrale operativa - Lì c'è un detenuto dell'Appia, non so quando ce lo avete portato se stanotte o se ieri. E' detenuto in cella e all'ospedale non può andare per fatti suoi". Perentoria la risposta di Nicolardi: "E' da oggi pomeriggio che stiamo sbattendo con questo qua".



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