"Fatto di tutto per tutelarlo", parla dirigente su bimbo immunodepresso

CRONACA
Fatto di tutto per tutelarlo, parla dirigente su bimbo immunodepresso

Immagine di repertorio (Fotogramma)

di Paola Lalli


"Non mi sono mai trincerata dietro al silenzio e, da quando sono venuta a conoscenza dell'esigenza di questo bambino, ho fatto tutto quanto in mio potere perché potesse tornare a scuola in condizioni di totale sicurezza per la sua salute". A parlare con l'Adnkronos del caso del bimbo di 8 anni che frequenta uno dei suoi plessi è Anna Allerhand, dirigente scolastica dell'Istituto comprensivo Ceneda di Roma, che conta 1.100 alunni in tutto. Dopo essere stato sottoposto a chemioterapia per curare la leucemia, il piccolo studente non è potuto tornare a scuola perché alcuni dei suoi compagni di classe non sono in regola con tutte le vaccinazioni previste e di conseguenza pericolosi per la sua salute.

"Innanzitutto mi sono attivata immediatamente e ho fatto più di quanto richieda la legge. Il plesso di via Bobbio è piccolo, ospita solo 5 classi e io, invece di sollecitare solo i genitori della classe del bimbo perché mettessero in regola i figli con i vaccini, ho chiamato tutte le famiglie della scuola", sottolinea Allerhand che ricostruisce quanto accaduto negli ultimi mesi.

"Dopo un periodo di istruzione domiciliare, a dicembre i genitori del bambino mi hanno detto che dopo Natale il figlio, che frequenta la seconda elementare, sarebbe potuto tornare a scuola - racconta la dirigente - io gli ho fatto presente due problemi: il primo, il picco di influenza; il secondo la deadline del 10 marzo, visto che fino ad allora si può frequentare anche senza essere in ordine con i vaccini. Quindi la cosa migliore secondo me sarebbe stata tornare dopo quella data, dopo aver aspettato i controlli dell'Anagrafe vaccinale, che per fortuna nel Lazio esiste".

"Quando sono tornati da me il 4 febbraio dicendosi determinati a far rientrare al più presto il figlio a scuola - continua Allerhand - io gli ho fatto presente che quei due problemi sussistevano. E alla fine sembrava che fossimo tutti di nuovo d'accordo per posticipare, ma dopo soli tre giorni sono tornati da me con l'avvocato".

"C'è da dire - sottolinea ancora la dirigente - che li avevo avvertiti che nel frattempo io non era stata con le mani in mano e che mi ero messa in contatto con la Asl, avevo mandato una circolare ai genitori di tutta la scuola, avvertendoli del rientro di questo bimbo e chiedendogli di aiutarmi a creare la situazione migliore per lui. Che voleva dire accelerare i tempi dei richiami dei vaccini".

"Devo dire che da parte di tutti i genitori c'è stata sempre la massima collaborazione. In una riunione del 14 febbraio avevo fatto presente che la Asl era a loro disposizione per vaccinare i figli anche senza appuntamento - continua - e che ci sarebbe stato a breve un incontro a scuola per chi avesse dei dubbi o fare domande".

"In occasione di quella riunione sono stata aggredita e mi è stato detto che non stavo facendo abbastanza. Tempo tre giorni e mi è arrivata la diffida - afferma Allerhand - io non sto omettendo atti d'ufficio. Quando a gennaio mi sono arrivati i risultati dell'Anagrafe vaccinale gliel'ho detto, sottolineando che comunque li stavamo ricontrollando con la Asl".

"Una volta fatti tutti i controlli, abbiamo chiamato i genitori, con la Asl che si è messa sempre a totale disposizione nonostante siano oberati di lavoro. Nessuno ha mai sottovalutato la situazione - sottolinea la dirigente scolastica - e ci siamo prodigati perché il rientro avvenisse nelle condizioni migliori. Ma è impossibile, come chiede l'avvocato della famiglia, creare un luogo asettico. Come ci ha spiegato la Asl, neanche l'ospedale è un luogo asettico. Figuriamoci la scuola...".

"Noi possiamo controllare e fare in modo che tutti siano in regola - dice ancora - ma non possiamo neanche puntare la pistola a nessuno e comunque andare oltre la legge. Loro si sono messi di punta, indispettendo e additando quei genitori che non gli hanno voluto dare il libretto vaccinale dei figli. Questo atteggiamento non ha aiutato nessuno". "La scuola - conclude Allerhand - deve sempre cercare di mediare e collaborare con le famiglie. E davvero credo che da parte mia ci sia stata tutta la disponibilità possibile e soprattutto, pur avendo quotidianamente tanti problemi da affrontare come qualsiasi altro dirigente, ho fatto di tutto per aiutare questa famiglia, come mio dovere ovviamente".



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