"Lei lo illuse", gli dimezzano pena per aver ucciso moglie

CRONACA
Lei lo illuse, gli dimezzano pena per aver ucciso moglie

Immagine di repertorio (Fotogramma)

Ha colpito in preda "a un misto di rabbia e di disperazione, profonda delusione e risentimento [...]" e "non ha agito sotto la spinta di un moto di gelosia fine a sé stesso, per l’incapacità di accettare che la moglie potesse preferirgli un altro uomo, ma come reazione al comportamento della donna, del tutto incoerente e contraddittorio, che l’ha illuso e disilluso nello stesso tempo". E' quanto scritto, come riporta 'Il Secolo XIX', nelle motivazioni della sentenza di condanna inflitta a Javier Napoleon Pareja Gamboa, il 52enne che nell’aprile scorso uccise a coltellate la moglie di 46 anni, Jenny Angela Coello Reyes, nella loro abitazione di via Fillak a Genova.

L'uomo aveva ucciso la donna dopo aver scoperto che lei non aveva tenuto fede alla promessa fatta di lasciare l'amante. Per l'omicida il pm aveva chiesto una pena di 30 anni; la condanna comminata invece è stata di 16 anni grazie allo sconto di pena dovuto al rito abbreviato e alle attenuanti generiche riconosciute.


SALVINI - ''Non ho parole. Non c'è delusione o gelosia che possa giustificare un omicidio. Chi ammazza in questo modo deve marcire in galera'' dice il ministro dell'Interno Matteo Salvini.

LEGALE FAMILIARI REYES - "Questa era la cronaca di una morte annunciata, arrivata al culmine di un percorso di sofferenze inflitte dal marito per anni. La sentenza richiama alcuni particolari ma non dà abbastanza importanza a questo discorso. E' stato riesumato il delitto d'onore anche se nessuno lo dice". Così all'AdnKronos l'avvocato Giuseppe Maria Gallo, legale dei familiari di Jenny Reyes, commentando la sentenza. Da quanto si legge nelle motivazioni Gamboa ha agito in preda "a un misto di rabbia e di disperazione, profonda delusione e risentimento", non "sotto la spinta di un moto di gelosia fine a sé stesso, per l’incapacità di accettare che la moglie potesse preferirgli un altro uomo, ma come reazione al comportamento della donna, del tutto incoerente e contraddittorio, che l’ha illuso e disilluso nello stesso tempo".

"Questa sentenza di Genova anticipa quella di Bologna", prosegue l'avvocato parlando del caso: la condanna infatti è stata emessa a dicembre scorso, prima della pronuncia diventata ormai nota della Corte d'Appello di Bologna che fa riferimento alla 'tempesta emotiva', come circostanza attenuante nei confronti di un 57 enne condannato per l'omicidio della compagna. "Fondamentalmente - riprende il legale, parlando del delitto di Genova - siamo ad una riesumazione del delitto d'onore, di fatto gli effetti che ha prodotto questa sentenza sono quelli. C'è un abbattimento della pena equiparabile alla seminfermità mentale ma non è questo il caso. Dopo aver ucciso la moglie l'uomo le ha rubato cellulare per cancellare gli sms inviati tra loro, poi la borsa e una scheda telefonica".

"Indubbiamente - aggiunge ancora l'avvocato - sono state date circostanze attenuanti generiche ed è in questo che consisterebbe la 'tempesta emotiva' che il giudice genovese non definisce così ma è quella che ha prodotto l'abbattimento della pena insieme al rito abbreviato". Mentre i familiari e parti civili di fatto non possono impugnare la sentenza, ad oggi non sono arrivati ricorsi dalla procura.

"Le nostre richieste economiche come parte civile sono state accolte - sottolinea Gallo - ma l'imputato non potrà risarcire neanche un euro. Sono accolte ma virtualmente. In più ci tolgono linfa per produrre un appello perché l'accoglimento integrale ci preclude la possibilità di impugnare non avendo titolo giuridico per farlo". E "ho sollecitato anche il pm ad appellarsi a questa sentenza - conclude il legale - Il termine scade il 21 marzo ma il pm stesso, su istanza della difesa, ha già comunicato che non impugnerà".



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