Cerca

Terremoto in Campidoglio

CRONACA
Terremoto in Campidoglio

Marcello De Vito e Virginia Raggi (Fotogramma)

di Daniele Dell'Aglio
"Questa congiunzione astrale tra…tipo l’allineamento della cometa di Halley, hai capito cioè? Noi Marce’ dobbiamo sfruttarla sta cosa secondo me cioè guarda ci rimangono due anni". E’ questa intercettazione ambientale del 4 febbraio scorso a far scattare l’operazione eseguita ieri dai carabinieri che ha portato in carcere per corruzione e traffico di influenze illecite Marcello De Vito e l'avvocato Camillo Mezzacapo, persona vicina al presidente dall'assemblea capitolina e destinatario di incarichi professionali proprio su sua segnalazione.

Ai domiciliari invece l'architetto Fortunato Pititto, legato al gruppo imprenditoriale della famiglia Statuto, e Gianluca Bardelli. Fra gli indagati figurano inoltre gli imprenditori Pierluigi Toti, presidente e vicepresidente della holding di famiglia, e Claudio Toti, attuale presidente della squadra di basket Virtus Roma. I due in particolare sono coinvolti nel capitolo di indagine che riguarda l'appalto per gli ex mercati generali di Roma, nella zona Ostiense. Nel registro degli indagati anche l'amministratore Lux Holding, Giuseppe Statuto. I carabinieri hanno perquisito la casa dell'esponente grillino, il Campidoglio e gli uffici dell'assemblea capitolina in via della Greca, così come gli uffici dell'Acea e della Silvano Toti Holding Spa.


Dall’intercettazione di poco più di un mese fa, secondo il gip Maria Paola Tomaseli, emerge con "lampante evidenza la sussistenza di un vero e proprio sodalizio". I due, si legge nell'ordinanza, "discutono dell'attuale congiuntura politica favorevole per massimizzare i loro profitti illeciti e si esprimono in termini assolutamente espliciti". Per De Vito il gip nell'ordinanza di custodia cautelare parla di "sistematico mercimonio della funzione pubblica" e definisce Mezzacapo il suo "procuratore".  

Decisive sono state anche le rivelazioni fatte agli inquirenti da Luca Parnasi, indagato anche per questa vicenda. Ma in ballo non ci sono solo gli interessi legati alla costruzione del nuove stadio della Roma. I casi di corruzione e di traffico di influenze illecite qui riguardano anche la costruzione di un albergo presso la ex stazione ferroviaria di Trastevere, la riqualificazione dell'area degli ex Mercati generali di Ostiense e dell’ex Fiera di Roma. Il’ metodo’ della corruzione è quello che lo stesso Parnasi definisce il "solito schema", già usato con Luca Lanzalone, ovvero consulenze e incarichi da affidare allo studio Mezzacapo in modo da potere usufruire dell’appoggio di De Vito.

Il gip scrive che De Vito "ha messo a disposizione la sua pubblica funzione di Presidente del Consiglio comunale di Roma Capitale per assecondare, violando i principi di imparzialità e correttezza cui deve uniformarsi l'azione amministrativa, interessi di natura privatistica facenti capo al gruppo Parnasi" sia nell’ambito del progetto relativo alla realizzazione del Nuovo Stadio della Roma che con l’intervento urbanistico di riqualificazione dell’ex Fiera di Roma. 

In tutto si parla di oltre 230mila euro dati dagli imprenditori a De Vito e Mezzacapo e la promessa di altri 160mila: i soldi arrivavano sul conto della Mdl srl, che per gli inquirenti era una  ‘cassaforte’ utilizzata da De Vito e l’avvocato. In particolare, De Vito e Mezzacapo avrebbero ricevuto dall’imprenditore Parnasi in cambio di aiuti e favori 95mila euro in tre tranche, 110 mila euro da Pierluigi e Claudio Toti, presidente e vicepresidente della stessa holding, e 24mila euro dall’immobiliarista Giuseppe Statuto, che ne aveva promessi altri 160mila.

Dalle carte si scopre inoltre che De Vito voleva subito divedersi i soldi arrivati dal gruppo Toti e dall'immobiliarista Statuto ma proprio il 'socio' Mezzacapo gli  suggerisce di aspettare la fine del mandato. "Va beh, ma distribuiamoceli questi" afferma De Vito. "Ma adesso non mi far toccare niente, lasciali lì... a fine man... quando tu finisci il mandato, io ci... se vuoi non ci mettiamo altro sopra se vuoi, eh. La chiudiamo, la distribuiamo, liquidi e sparisce tutta la proprietà, non c'è più niente e allora però questo lo devi fa’ quando hai finito quella cosa".

IL SEQUESTRO - Il gip di Roma Maria Paola Tomaselli ha disposto il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca diretta, di 250mila euro a Marcello De Vito e Camillo Mezzacapo. Disposto anche il sequestro di 95mila euro riconducibili all'avvocato Virginia Vecchiarelli e di 20mila euro al commerciante d'auto Luca Bardelli. E il sequestro preventivo delle quote delle società Elevi srl e Mdl srl. Il decreto compare negli atti allegati all'inchiesta che, si legge, "ha consentito di accertare la sussistenza di una serie di condotte corruttive poste in essere dal duo De Vito-Mezzacapo in favore dei gruppi imprenditoriali che fanno capo a Luca Parnasi, ai fratelli Claudio e Pierluigi Toti e a Giuseppe Statuto".



RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Adnkronos.