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Sit-in a Torre Maura, nessuno scontro

CRONACA
Sit-in a Torre Maura, nessuno scontro

(Foto Adnkronos)

E' finito prima del tempo il doppio sit-in a 500 metri di distanza uno dall'altro. Su Torre Maura, in questi giorni al centro delle cronache romane, i riflettori si sono abbassati con la stessa velocità con la quale i rom portati nel centro di accoglienza di via dei Codirossoni martedì mattina sono stati spostati per scongiurare la rivolta dei residenti.


Questa mattina in strada, mentre si temevano scontri tra le opposte fazioni di manifestanti, la gente non è scesa. Per lo più arrivati da fuori, i rappresentanti delle sigle sindacali di sinistra e di Casapound hanno fatto autocritica i primi e celebrato la vittoria gli altri. La tensione è salita per un attimo quando i gruppi di sinistra - Anpi, Cgil e Libera - hanno sfilato in corteo fino alla metro di via Tobagi mentre Casapound ricordava il risultato raggiunto con lo zoccolo duro dei residenti, arrivati alla spicciolata a sit-in iniziato. I militanti di Casapound sono stati accompagnati dai poliziotti alla fermata della metro Torre Maura: durante il percorso hanno continuato a urlare "difendiamo i nostri quartieri".

"La sinistra non deve solo impersonare l'antifascismo militante. Oggi in questa città c'è un certo tipo di amministrazione, c'è da fare autocritica ma nulla giustifica togliere il pane alle persone", ha detto il parlamentare Pd Emanuele Fiano, presente questa mattina a Torre Maura. Da qui l'autocritica: "Non siamo considerati nemmeno presenti in queste zone evidentemente - ammette -, mentre CasaPound e Forza Nuova fanno un lavoro di presenza. Dobbiamo iniziare a inserirci, riaprire sedi, esserci, l'antifascismo non basta".

"Siamo qui perché una società tranquilla non può prescindere dal'integrazione - ha spiegato Antonio Patitucci, segretario generale Silp Cgil Roma e Lazio - Qualunque contesto sociale, per salvaguardare l'ordine pubblico, deve essere improntato all'incontro con le culture. Creare lo scontro sociale, rischiando di fomentare l'odio tra le diversità, rappresenta un pericolo".

"La nostra presenza qui, ancora oggi, significa mettere un punto e celebrare una vittoria del quartiere", ha detto all'Adnkronos Giorgio Dossena, CasaPound VI municipio. "E' una mobilitazione spontanea dei residenti che ci hanno contattato per sostenerli in questa battaglia vinta - continua Dossena - Il Campidoglio si è impegnato a trasferire i rom e noi oggi siamo a ribadire che la volontà del quartiere va rispettata". "I cittadini hanno visto in CasaPound ciò che veramente è - ha sottolineato Giuseppe Di Silvestre, responsabile del movimento nel V municipio - il sindacato degli italiani. Siamo venuti ad aiutarli, non ad aizzarli, a sostenerli, a dispetto di chi li ha abbandonati. Siamo stati accusati di dare i pacchi alimentari come voti di scambio, mentre noi ogni giorno lottiamo accanto alla gente".



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