Braccia e gambe fracassate ad arte per soldi

CRONACA
Braccia e gambe fracassate ad arte per soldi

(Foto Fotogramma)

Per fratturare una gamba usavano dischi di ghisa o blocchi di cemento, per rompere un braccio anche degli anestetici, seppure di bassissima qualità. Il tutto in cambio di poche centinaia di euro da offrire alle 'vittime' consenzienti di turno, di solito persone poverissime che non avevano neppure i soldi per fare mangiare i propri figli. E' quanto emerge dall'operazione 'Tantalo 2' in corso dall'alba di oggi a Palermo e a Trapani. Sono 42 le persone fermate, 34 dalla Squadra mobile e 8 dalla Guardia di finanza.


Gli indagati per questo business che sarebbe costato la vita a un uomo mentre un'altro avrebbe trascorso tre giorni in rianimazione sono 250, 159 i capi di imputazione. Tra le persone fermate ci sono anche un avvocato e alcuni periti assicurativi. Secondo quanto emerge dall'inchiesta i truffatori avrebbero offerto 300 euro per una gamba da fratturare e 400 per un braccio da fratturare. Mentre la 'banda spaccaossa' incassava migliaia di euro dalle assicurazioni ignare.

Le vittime venivano messe su un tavolo, immobilizzate con dei mattoni e poi colpite con dischi di ghisa o borse piene di mattoni in modo da fratturargli gli arti. Il tutto avveniva nella 'stanza degli orrori'. Nei minimi particolari gli inquirenti hanno ricostruito 76 episodi ma, sottolinea il capo della Squadra mobile di Palermo Rodolfo Ruperti, "i casi sono molti di più e l'inchiesta è molto più complessa". Le vittime hanno raccontato che in alcuni casi gli 'spaccaossa' fratturavano gli arti anche a sette persone a sera. Gli inquirenti hanno posto sotto sequestro il Betaland Cafe, un'agenzia scommesse all'Albergheria dove venivano praticate alcune delle fratture.

"Le indagini - spiega Ruperti - hanno portato a scoprire non alcuni delitti, ma una vera e propria fenomenologia che si era sviluppata sul territorio di Palermo. Determinante è stata la collaborazione di tre persone arrestate ad agosto (nell'operazione Tantalo, ndr) che hanno aperto uno squarcio su un sistema diffuso con un meccanismo di reclutamento di poveri malcapitati e di arricchimento per questa associazione senza scrupoli". Cinquanta le vittime compiacenti che alla fine hanno deciso di collaborare con le forze dell'ordine. "Arrivavano alla squadra mobile con il braccio o la gamba rotti, in alcuni casi anche entrambi - racconta Ruperti - Storie tristi di persone che si sentivano anche in colpa per avere, in un primo momento, accettato di farsi fratturare le ossa con la promessa di soldi e rimborsi che, nella maggior parte dei casi, non hanno mai ricevuto". "Con i loro racconti colmi di disperazione hanno consentito di avvalorare il quadro accusatorio nei confronti dei sodali dell'associazione criminale".

La vittima sarebbe un tunisino al quale dovevano 'solo' fratturare le ossa, ma si è trasformato in un omicidio. Hadry Yakoub era stato trovato morto su una strada alla periferia di Palermo e alcune persone erano già state fermate alcune lo scorso agosto. "La morte, in un primo momento decretata come conseguenza di un sinistro stradale, in realtà era stata determinata dalle fratture multiple cagionate al tunisino da appartenenti all'associazione criminale al fine di inscenare un finto incidente", dicono gli inquirenti. Come spiega Ruperti, "sembra che a un certo punto l'uomo volesse fermarsi per il troppo dolore, ma per continuare gli avrebbero somministrato del crack che gli avrebbe procurato un arresto cardiocircolatorio". La morte dell'uomo non ha fatto desistere la banda 'spaccaossa'. "Lo hanno comunque portato al bordo di una strada - sottolinea - tentando di fingere un incidente stradale e istruire la falsa pratica assicurativa". 
Grazie a un'intercettazione invece gli inquirenti sono venuti a conoscenza di un uomo finito in ospedale. "Ieri sono uscito dalla Rianimazione", si sente. "Ma che stai dicendo?", gli risponde l'amico. "...e come, per scherzare? Tre giorni in Rianimazione sono stato. Hai capito o no?". "Ho capito". "Ho avuto una embolia polmonare, causata dal dolore". "Ho capito".

Le vittime compiacenti della truffa venivano reclutate dai membri delle organizzazioni in luoghi frequentati "da soggetti ai margini della società". "Venivano, pertanto, individuati come congeniali ai fini dei gruppi criminali tossicodipendenti, persone con deficit mentali o affetti da dipendenza da alcool, e con grandi difficoltà economiche, attratti dalle promesse di facili e cospicui guadagni, mai corrisposti dall'organizzazione criminale", dicono gli inquirenti.

Le indagini "hanno messo in luce uno spaccato criminale variegato, fatto di 'reclutatori' che agganciavano le vittime tra le fasce più deboli della società; di 'ideatori' che individuavano luoghi non vigilati da telecamere, veicoli per inscenare gli eventi e falsi testimoni; di 'boia-spaccaossa' che procedevano alle materiali lesioni fisiche degli arti superiori ed inferiori (ai quali gli indagati si riferivano convenzionalmente come 'primo piano e piano terra'); di 'medici compiacenti' che vergavano perizie mediche di parte; di 'centri fisioterapici' che attestavano cure alle vittime ma mai effettivamente somministrate; di strutture criminali più organizzate che acquistavano le 'pratiche' mettendo al lavoro avvocati o sedicenti tali e studi di infortunistica stradale che gestivano poi il conseguente iter finalizzato al risarcimento".

Nel danaroso business illecito, da oltre 1,6 milioni di euro, i vertici dei vari gruppi criminali "mantenevano rapporti di mutua assistenza e solidarietà, prestandosi - vicendevolmente - i propri 'boia-spaccaossa' a seconda della impellenza del momento: le strutture delinquenziali individuate - seppur autonomamente costituite, promosse ed organizzate - operano nello stesso 'settore', senza interferire nei rispettivi affari ma dividendosi i proventi illeciti derivanti dai falsi sinistri stradali distintamente organizzati". Altri gruppi criminali hanno invece mostrato una visione più strategica ed una vocazione marcatamente 'imprenditoriale', preferendo acquistare il 'pacchetto' delle menomazioni per poi gestire la pratica sino alla liquidazione del rimborso assicurativo.



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