"Cellule riattivate dopo morte ma ritorno alla vita è fantascienza"

CRONACA
Cellule riattivate dopo morte ma ritorno alla vita è fantascienza

Foto dal suo profilo Facebook

di Chiara Moretti
Una danza scoordinata quella delle cellule 'riattivate'. "Si comportavano come vogatori che, remando, giravano in tondo senza riuscire a trovare la necessaria sintonia" racconta all'Adnkronos la neurobiologa Francesca Talpo che il 27 aprile compirà 34 anni. Neomamma da due mesi, laureata alla prestigiosa università di Pavia con un dottorato in Fisiologia e Neuroscienze, è l'italiana che ha partecipato allo studio del team di Yale del Professor Nenad Sestan, finito sulla copertina di Nature.


La ricerca, condotta con il dispositivo BrainEx su 32 cervelli di maiale, ha dimostrato come sia possibile ripristinare la circolazione del sangue e la funzione cellulare ore dopo la morte, ma non l'attività elettrica che si associa alla coscienza. "L'ipotesi da cui siamo partiti è che alcune cellule potessero essere parzialmente ripristinate non solo nel cervello in vivo, ma anche in quello prelevato dalla scatola cranica. Con un sistema extracorporeo di pompe abbiamo irrorato per 6 ore di sangue artificiale il cervello di un maiale morto a una temperatura di 37 gradi".

Le cellule hanno mantenuto "la morfologia, l'attività metabolica, continuando a consumare ossigeno e glucosio, oltre a essere in grado di generare singolarmente attività elettrica e a comunicare l'un l'altra con le sinapsi".

Le singole cellule risultavano essere vive a differenza dell'organo. "Il cervello presentava per fortuna un elettroencefalogramma piatto" spiega la ricercatrice. "Le cellule si muovevano disordinatamente, funzionando, senza riuscire a coordinarsi e a dar vita al cervello. Da un certo punto di vista meglio che un'attività encefalografica non sia riemersa perché pone delle problematiche anche di tipo etico anche se un ritorno alla vita è ancora fantascienza".

A livello di neuroscienze, però, si riuscirà a fare degli esperimenti che prima erano inimmaginabili, riuscendo a capire come sono connesse le varie aree e si potranno testare i farmaci su cervelli malati. Per il futuro? "Vorrei continuare a lavorare in Italia con qualche finanziamento in più e che ci fosse un maggiore sostegno alla ricerca di base. E' questa la principale differenza con Yale, dove sono stata due anni fa, lì ci sono i soldi e vengono anche da finanziamenti privati".

Non solo 'Nature', a Pavia stanno lavorando anche per utilizzare le cellule staminali per rimpiazzare quelle cerebrali perse a causa della neurodegenerazione, indotta da terribili malattie come l'Alzheimer, il Parkinson, l'ictus e il morbo di Huntington. "Puntiamo sul crowdfunding per trovare altri fondi", spiega rimandandoci al loro sito 'La Cura in una Cellula'.



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